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26.03.22 - 16:07
Aggiornamento: 16:34

Lugano, la sfida turistica: più stranieri ‘tenendo’ gli svizzeri

Il direttore Alessandro Stella si appresta a passare il testimone a Massimo Boni, portando in dote una stagione 2021 eccezionale

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Ti-Press/Archivio
Alessandro Stella, una vita nel turismo

La prossima settimana di lavoro sarà l’ultima di Alessandro Stella come direttore di Lugano Region, l’organizzazione turistica regionale. Dal mese di aprile entrerà in carica Massimo Boni. Il passaggio di testimone è dunque imminente ed è l’occasione di illustrare le sfide che dovrà affrontare l’ente: mantenere e possibilmente migliorare i risultati eccezionali ottenuti nel 2021, con oltre un milione di pernottamenti. Sfide che in estrema sintesi, si traducono nell’obiettivo di confermare l’afflusso di svizzeri registrato lo scorso anno, e di incrementare l’arrivo di stranieri. Il contesto è però mutevole e le incognite non mancano: c’è una guerra in corso, che avrà come effetto la drastica riduzione dell’approdo di russi (circa 15’000 pernottamenti all’anno) e, a livello europeo, dovrebbero terminare le restrizioni legate all’emergenza sanitaria, che paradossalmente hanno favorito la destinazione luganese negli ultimi due anni. Intanto, rispetto al 2019 ultimo anno pre-pandemia, nei primi due mesi del 2022, in termini di pernottamenti, gennaio ha tenuto e febbraio ha fatto registrare un balzo in avanti del 20%.

Risultati ‘dopati’ dalla pandemia

Cominciamo dai risultati eccezionali conseguiti nel 2021, una ‘dote’ significativa, per il futuro direttore. «Sono stati in effetti risultati eccezionali, ma ‘dopati’ dall’effetto pandemia che ha attirato nel Luganese una marea di turisti svizzeri», dice Stella che aggiunge con sincerità: «Non è stato tutto merito dell’ente: le cifre che non si vedevano da oltre vent’anni non possono essere attribuite alle nostre capacità di promozione. Tutto il Ticino si è rivelato come una meta di vacanza. Il Luganese ha perso un’ampia fetta di turisti stranieri, ma questo calo è stato controbilanciato dal massiccio arrivo di svizzeri. In cifre, negli anni ‘normali’ fino al 2019, il 46% dei turisti erano svizzeri, il resto stranieri; mentre lo scorso anno i 3/4 dei pernottamenti era occupato da rossocrociati. Il Luganese è la regione ticinese che ha fatto registrare il maggior incremento anche rispetto al Locarnese». Non sarà facile quest’anno confermare il milione di pernottamenti nel Luganese. Torneranno così tanti svizzeri a sud delle Alpi? «Gennaio, che notoriamente è sempre stato un mese ‘blando’, ha fatto registrare un leggero calo di circa 500 pernottamenti, rispetto al 2019, l’ultimo anno ‘pre-pandemico’ – risponde Stella –. Per febbraio, invece, l’aumento è del 20%, anche se i dati non sono ancora consolidati definitivamente dall’ufficio federale. L’inizio dell’anno è molto positivo. Si può dire che la gente arriva qui per trascorrere qualche giorno di vacanza». Il direttore mette inoltre in evidenza come la prolungata assenza di voli di linea all’aeroporto non migliora l’attrattività di Lugano come destinazione turistica.

I russi? 15’000 pernottamenti l’anno

La guerra in corso in Ucraina quali conseguenze potrebbe avere sulla stagione appena cominciata? Il Luganese era una destinazione privilegiata dal turismo russo? «In media i pernottamenti russi negli alberghi, soprattutto i cinque stelle, si attestavano a 15’000 all’anno. Se il conflitto dovesse continuare, si presume che il 90% non arriverà più. Sono comunque cifre marginali per le nostre statistiche. Chiaro che però il calo della clientela potrebbe pesare per gli incassi dei singoli alberghi di lusso», osserva Stella. La concomitanza di guerra e fine delle restrizioni legate all’emergenza sanitaria come potrebbe influire alle nostre latitudini? «Per ora non ci sono conseguenze dirette, ma già sappiamo dei primi annullamenti delle prenotazioni del mercato americano. Gli statunitensi paiono reticenti a spostarsi in Europa, bisogna vedere quanto durerà questo conflitto». Non sarà facile per chi la sostituirà fare meglio del 2021. L’eliminazione dell’obbligo del Covid Pass e in generale il venir meno delle restrizioni quali effetti produrrà? «È molto probabile che una fetta di turisti svizzeri preferirà andare a trascorrere le vacanze al mare – sostiene il direttore di Lugano Region –. Si dovrà tener conto di questo e compensarlo con maggiori arrivi dall’estero. C’è anche da considerare il cambio di valuta, ora quasi a pareggio tra Euro e franco svizzero, che non aiuterà, così come non aiuterà l’aumento del prezzo della benzina. Sono sostanzialmente negative queste dinamiche in atto che potrebbero influenzare la stagione». Qual è il pernottamento medio del turista che arriva a Lugano? «Per tanti anni abbiamo navigato con una media di due ‘notti’ a turista, ma nel 2020 e nel 2021 la media si è avvicinata alle tre notti».

Tornano eventi, congressi e festival

D’altra parte, quest’anno torneranno a Lugano congressi e manifestazioni, assenti negli ultimi due anni. «Ci sarà il Summer Jamboree, il festival internazionale previsto dal 9 al 12 giugno, con musica e cultura dell’America degli anni 40 e 50 e ci aspettiamo tanti appassionati. Torneranno a Lugano anche gli Swiss Harley Days, dal 1° al 3 luglio, un evento che richiamerà in riva al Ceresio una massa di persone considerevole. Ci attendiamo una maggiore affluenza di turisti di giornata», preannuncia Stella. Quanto è il budget annuale di Lugano Region? «In tutto, nove milioni di franchi – risponde il direttore –. Ci basiamo sulla tassa di soggiorno che ci consente di organizzare eventi, provvedere alla manutenzione dei sentieri e fornire assistenza al turista. Poi c’è l’altra tassa, quella per la promozione turistica, che ci finanzia le campagne di promozione dei vari settori: sono circa 1,8 milioni che devono bastare anche per il personale. Insistiamo da oltre vent’anni per avere anche a Lugano le aperture domenicali dei negozi. Tuttavia, sono pochi i commerci che aprono: i negozianti non ci credono ancora. Ora, però anche Svizzera turismo farà pressioni sui commerci delle città. A livello cantonale stiamo portando avanti una strategia basata su 15 pilastri, o campi d’azione, che spaziano dallo sport alla gastronomia, dalla cultura alla natura. Per ogni campo d’azione, ci coordiniamo con le altre quattro organizzazioni turistiche ticinesi, per non disperdere risorse ed evitare sovrapposizioni».

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