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20.02.22 - 21:04

Addio alla memoria del Vedeggio: è morto Adriano Morandi

Si è spento sabato mattina alla Clinica Luganese Moncucco l’ex sindaco di Camignolo, nonché primo direttore delle scuole medie di Camignolo

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Morandi (a destra) nel 2005 con Raimondo Locatelli, durante la presentazione del volume ‘L’Alto Vedeggio ieri e oggi’

Ex sindaco, ex direttore di scuola media, docente, giornalista, scrittore e studioso, attivo in diverse società. La morte di Adriano Morandi è di quelle che lasciano un vuoto in un’intera comunità, quella dell’alta valle del Vedeggio. Spentosi sabato mattina alla Clinica Luganese Moncucco dopo problemi di salute che si trascinavano da un po’, Morandi è stato infatti un punto di riferimento politico e culturale per diverse generazioni. Classe 1940, durante gli anni Settanta è stato sindaco di Camignolo per una legislatura, prima di diventare nel 1978 primo direttore della Scuola media di Camignolo. In particolare dopo la pensione, sono numerose le pubblicazioni alle quali ha prestato la sua vasta conoscenza del territorio e la sua ampia cultura.

Gli inizi come giornalista

«Lo conosco dalla fine degli anni Sessanta – ricorda l’amico Raimondo Locatelli –, abbiamo mosso assieme i primi passi nel mondo del giornalismo, lavorando al ‘Giornale del Popolo’. Abbiamo lavorato alcuni anni assieme, ma dopo lui ha cambiato strada e ci siamo persi di vista per un periodo». Morandi è infatti andato a studiare a Friborgo, dove si è laureato in archeologia, storia e letteratura italiana. È diventato dunque docente, dapprima al ginnasio di Bellinzona e successivamente a quello di Giubiasco, dove è stato anche vicedirettore per diverso tempo. Con l’introduzione delle attuali Scuole medie, passa a Camignolo, diventandone il primo direttore. «Era estremamente ben voluto: ho conosciuto diversi suoi ex allievi e tutti lo adoravano». Con la pensione, il ritorno alla passione di gioventù: il giornalismo. «Circa vent’anni fa, quando ero direttore della ‘Rivista di Lugano’ ed ero praticamente da solo, lo chiamai per darmi una mano e lui accettò, diventando redattore a tempo pieno».

Una collaborazione molto fruttuosa: «Abbiamo pubblicato molto assieme. Era un grande conoscitore in particolare del Vedeggio e poi anche delle altre valli luganesi, del Malcantone». A dimostrazione di quanto Morandi conoscesse effettivamente bene la propria valle, è stato uno dei collaboratori principali di ‘Terre di Carvina’, grosso e importante volume che ha curato assieme ai professori Giuseppe Chiesi e Fernando Zappa. «Era uno studioso ed era molto conosciuto, quando andava nei paesi per raccogliere documenti era sempre ben accolto. Era molto umile, quando gli proponevo di collaborare non diceva subito ‘si’. Ma eravamo talmente amici che mi permettevo di insistere, conoscendo il suo valore», spiega Locatelli, che ha coinvolto l’amico in diversi progetti editoriali, in particolare sulla storia dei comuni della regione, da Torricella-Taverne a Cureglia, passando per Gravesano. Ma il volume probabilmente più importante realizzato assieme è stato ‘L’Alto Vedeggio ieri e oggi’: circa 500 pagine, pubblicato nel 2005. «È stata la prima volta che la ‘Rivista di Lugano’ pubblicava un libro ed era anche un momento storico molto importante: si stava dibattendo molto l’aggregazione (che poi ha dato vita al Comune di Monteceneri, ndr)». Forse anche per questo l’opera ha avuto un grande successo in valle, dove sono state vendute oltre 2’000 copie dell’opera.

Intelligente, umile, schivo

Quando lo raggiungiamo, Locatelli è appena rientrato dalla camera mortuaria a Bironico, comprensibilmente ancora commosso. «È stato uno dei più grandi amici che ho avuto nella mia vita. Era una persona schiva e riservata, ma di un’intelligenza notevole e di una grande umiltà. E poi di grandi conoscenze: nella valle del Vedeggio ce ne sono e ce ne sono stati sicuramente pochi come lui. A riprova di quanto amato e conosciuto fosse: c’erano decine di persone all’esterno della camera mortuaria per l’ultimo saluto». Locatelli conosceva anche lati privati di un personaggio pubblico molto noto. «Siamo andati molto spesso a raccogliere funghi assieme. In Leventina, ma anche nel Luganese, in Capriasca. Conosceva a menadito i boschi e se andavi per funghi con lui eri certo di non tornare a mani vuote. Aveva una grande passione in generale per i ‘suoi’ monti, dove andava molto spesso anche solo per passeggiare».

Di Morandi si ricorda in particolare il forte legame con il territorio dunque, concretizzatosi nell’attività politica in quota Ppd dapprima in Consiglio comunale e poi come sindaco, ma anche per lungo tempo come segretario del Patriziato. E poi l’attività nelle associazioni, come ad esempio nella Società podistica di Camignolo. Restando in ambito sportivo, da giovane aveva militato brevemente nella squadra di calcio del Bellinzona. Era poi molto coinvolto anche in campo umanitario: a lungo attivo nel Gruppo impegno missionario di Luino, come anche nella Conferenza missionaria della Svizzera italiana, è stato diverse volte in Africa per aiuti diretti.

Docente dal volto umano

«Lo conoscevamo tutti – premette il sindaco Monteceneri Pietro Solcà, raggiunto per un ricordo –. Era una persona estremamente disponibile e cordiale. Molto vicino al territorio, alla popolazione, alle tradizioni. Amava scrivere: era un po’ il nostro ‘corrispondente per la stampa’, qui in valle. E infatti, oltre che articoli, ha collaborato a diversi libri». Oltre a vedere regolarmente Morandi – «lo si incontrava spesso a eventi e feste, viveva molto la vita di paese» –, Solcà lo ha conosciuto meglio in due distinti momenti della vita. «Sì: la mia classe (quella del 1967, ndr) è stata la prima a frequentare la scuola media di Camignolo. È vero che era molto benvoluto, perché era molto sensibile e aveva l’indole di aiutare e stare vicino ai ragazzi. Era un docente dal volto umano, fatto non scontato per quegli anni. E poi sono anche stato maestro di suo figlio e l’ho ritrovato come genitore».

Morandi lascia la moglie Margherita e il figlio Daniele, ai quali vanno le nostre condoglianze. I funerali si terranno martedì 22 febbraio alle 15 nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Camignolo.

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