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18.02.22 - 18:20
Aggiornamento: 20:56

Conti in profondo rosso per la Diocesi di Lugano

Tra le misure urgenti, aumentare la resa degli immobili e l’autonomia degli enti sussidiati

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Le cifre sono abbastanza pesanti: 904mila franchi di passivo nel 2020, mentre nel 2022 viene previsto un deficit di gestione di addirittura 1,71 milioni. Il ‘sacrificio’ del Giornale del Popolo, chiuso improvvisamente nel maggio del 2018 – il vescovo Valerio Lazzeri parlò di rischio fallimento per la stessa Curia – non avrebbe messo al riparo la situazione della Diocesi di Lugano, che si trova a varare misure urgenti di risanamento finanziario. Sono previste cessioni e affitti di proprietà immobiliari, e una stretta negli aiuti a istituti e parrocchie, che dovrebbero diventare più autosufficienti, e una ‘spending review’ interna alla stessa Curia.

La situazione è stata affrontata dall’Assemblea diocesana dei delegati, riunita il 17 febbraio nel collegio di Breganzona, che ha approvato i conti 2020 e affrontato il preventivo 2022.

Il settore immobiliare è quello che fornisce più entrate alla Diocesi 1,71 milioni di franchi nel 2020, mentre le cosiddette ‘attività straordinarie’ come cessioni immobiliari, lasciti, donazioni e scioglimenti di riserve hanno comunque portato 1,56 milioni. Nel 2022 è previsto un leggero aumento delle entrate dal ramo immobiliare, mentre sono non previste (a ora) ‘attività straordinarie’. Da qui le misure urgenti decise da Commissione finanziaria diocesana e Consiglio diocesano per gli affari economici, come la stretta alle spese e una strategia più redditizia per quanto riguarda il parco immobiliare.

Pesano gli aiuti a istituti e parrocchie

"È un deficit storico direi, che la Curia ha sempre avuto" ci risponde l’addetto stampa Luca Montagner. "Da una parte ci sono le spese vive, ma a incidere molto sono i finanziamenti che la Diocesi devolve verso l’esterno. Per esempio al Liceo Diocesano, alla Facoltà di teologia, ad alcuni istituti monastici. Sono cifre ricorrenti e che portano al deficit, perché all’interno non ci sono le capacità per pareggiare il conto. Quindi è un deficit strutturale. Adesso si stanno cercando delle soluzioni che possano portare a un equilibrio un po’ più stabile nella gestione".

Case e appartamenti

Entrando nel concreto, spiega Montagner, "ci sono alcuni grandi temi: da una parte la questione immobiliare, che per noi rappresenta il 70% degli introiti, dove si vogliono incrementare le entrate. Sono già state fatte azioni concrete, soprattutto nell’ambito del sociale, e l’esempio è Villa Brenni di Mendrisio affittata al Cantone che vi ha inserito un foyer per ragazzi. Si sta cercando di fare la stessa cosa con Casa Santa Maria a Pollegio, ci son ancora delle difficoltà che andranno risolte a livello amministrativo. Invece per Casa Nazareth a Claro l’intenzione è realizzare degli appartamenti che verranno messi a reddito. Ci sono anche delle trattative in corso per l’affitto dei locali in cui si trovava il Giornale del Popolo a Lugano. C’è poi la questione di utilizzare meglio il personale interno, nell’ambito delle singole competenze, e la rinuncia ad attività non strettamente necessarie, una sorta di ‘spending review’ diciamo".

"Un terzo aspetto riguarda invece le parrocchie" ci dice ancora Luca Montagner. "Dal momento che la Diocesi interviene in aiuto di quelle parrocchie che per vari motivi non riescono ad avere una situazione economica stabile, ma spesso dispongono di un patrimonio immobiliare, l’ipotesi è che potrebbero effettuare degli investimenti per aumentare il loro autofinanziamento. Mentre per quanto riguarda gli enti esterni come liceo, e facoltà, stiamo cercando soluzioni alternative al finanziamento diretto della Diocesi".

Il Giornale del Popolo potrebbe non essere l’ultimo sacrificio? "È chiaro che bisognerà tutti quanti tirarsi su le maniche. Le soluzioni drastiche sono l’ultima ratio, quando le situazioni sono ormai ingestibili, ma non sono la nostra volontà".

Si nota un quasi raddoppio delle spese tra il 2020 e il 2022. C’è un motivo? "Queste sono delle proiezioni sulla base dell’esperienza del 2021, i maggiori costi di gestione riguardano tutto il complesso, e non sono in previsione attività straordinarie il prossimo anno che possano consentirci di pareggiarli".

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