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05.12.21 - 17:46
Aggiornamento: 18:24

Traffico di droga Italia-Albania-Lugano, 11 arresti

In manette il titolare di una società di trasporto merci con sede in città. Inchiesta condotta con la Divisione criminalità economica di Lugano

di Salvatore Pizzo
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Traffico e guadagni ingenti

La Guardia di finanza di Napoli e Salerno ha scoperto un traffico di droga che, tra le province di Pistoia, Pisa, Roma, Milano, Novara, Salerno e Varese, ha portato all’arresto di 11 persone. Le indagini sono state condotte nell’ambito di una stretta collaborazione giudiziaria internazionale con il Ministero pubblico della Confederazione svizzera e la Polizia giudiziaria federale - Divisione criminalità economica di Lugano.

Stretta collaborazione tra diverse autorità inquirenti

Nove delle persone indagate sono ritenute componenti di una vera e propria associazione a delinquere con basi in Italia e Albania, dalle indagini è emerso l’utilizzo, da parte degli indagati, di una fitta rete di contatti tenuti anche grazie a telefoni cellulari criptati e l’esistenza di un “sottogruppo”, alcuni componenti del quale abitavano in Canton Ticino, questi si sarebbero occupati in particolare delle attività logistiche di supporto al traffico di droga. Stando a quanto si apprende da fonti investigative, il capo di questo “sottogruppo” ticinese è stato a sua volta anche vittima di minacce estorsive da parte degli altri indagati, ciò a causa di alcune “commesse” che non sarebbero andate a buon fine. Gli arresti sono stati chiesti dalla Direzione Distrettuale Antimafia e disposti dal Tribunale di Napoli. Secondo le accuse il capo del “sottogruppo” ticinese sarebbe un uomo di 45 anni, originario della provincia di Catania, ritenuto titolare occulto di una società di trasporto merci con sede a Lugano che su incarico degli albanesi curava l’importazione della droga in Italia con voli privati. Gli inquirenti ritengono che recentemente due trasporti sarebbero falliti, uno da 600 kg di cocaina proveniente dal Sudamerica e l’altro, di hashish da Casablanca. Per questi due “lavori” avrebbe avuto anticipi per 520mila euro (circa 540mila franchi) e per riaverli i suoi committenti avrebbero minacciato di morte anche la sua famiglia. Le indagini, durate oltre un anno, sono scattate a seguito dei sequestri per complessive 17 tonnellate di hashish e anfetamine eseguiti nel porto di Salerno fino al giugno 2020.

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