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26.11.21 - 19:17
Aggiornamento: 19:56

Ex Macello, Foletti difende Valenzano Rossi

Il sindaco di Lugano si dice fiducioso, mentre il capogruppo dei Verdi Schönenberger parla di ‘un’inchiesta non approfondita sufficientemente’

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Le macerie dell’edificio abbattuto poste sotto sequestro dalla Magistratura

«Mi pare che la questione sia più tecnica che altro. Dispiace, perché mi sembra che la denuncia contro Valenzano Rossi sia stata presentata più per ragioni politiche che per volontà di accertare la verità». Alla luce del complemento istruttorio dell’inchiesta penale che implica un altro interrogatorio, di fronte al procuratore generale Andrea Pagani, per la collega di Municipio Karin Valenzano Rossi, appare amareggiato il sindaco di Lugano Michele Foletti: «Mi spiace che ora in politica si utilizzi sempre più spesso la giustizia. La politica dovrebbe restare fuori dalle aule dei tribunali». Il sindaco aggiunge di «avere piena fiducia in Karin Valenzano Rossi e non sono preoccupato, attendo con fiducia la decisione del Procuratore generale. Mi dispiace anche perché questa storia le sta creando grossi fastidi personali e familiari, solo per una questione che è prettamente politica». Dal canto suo, il vicesindaco Plr di Lugano Roberto Badaracco, preferisce non rilasciare dichiarazioni, mentre Karin Valenzano Rossi ha fatto sapere (alla Rsi) che sta valutando la presentazione al Ministero pubblico di una controquerela nei confronti dell’associazione Alba, per denuncia mendace, e l’eventuale richiesta di risarcimento in sede civile.

‘Manchevolezze in Magistratura’

Nicola Schönenberger, capogruppo in Consiglio comunale a Lugano del partito che a fine maggio ha sporto denuncia al Ministero pubblico per la demolizione parziale dell’ex Macello: «Premesso che noi ormai siamo praticamente fuori dai giochi, questa novità ci dice di più sulla Magistratura, che non su Valenzano Rossi. Perché, se la Procura è obbligata a riaprire un fascicolo che di fatto considerava chiuso e ad arrivare addirittura all’imputazione di una municipale, significa che nell’istruttoria ci sono state delle manchevolezze. Se un avvocato riesce a costringere la Magistratura ad approfondire un dossier, significa che quest’ultima non ha approfondito sufficientemente. Trovo piuttosto grave che sia stata comunicata l’imminente decisione di un decreto d’abbandono, senza che l’inchiesta sia stata portata a termine come si deve». E il fatto che, secondo il legale difensore Brunetti, il giorno dopo l’istanza di Castelli il pg abbia già nuovamente prospettato un abbandono? «Perlomeno molto poco elegante. E poco professionale: verso il pubblico si veicola l’idea che sia tutto un gioco già fatto. Si ritorna quindi al solito discorso: è necessario che ci sia un avvocato temerario, un’associazione, un’Ong, che si sostituiscono allo Stato richiamandolo al suo dovere. Questo mi lascia di stucco».

‘Vicenda che fa dubitare sullo stato di diritto’

«Su questa vicenda – aggiunge Schönenberger –, appare molto evidente purtroppo la volontà da parte dell’élite cantonale di non voler far emergere la verità. L’auspicio è che questa novità contribuisca a farla emergere, ma ho poche speranze...». Cambiamenti dell’ultima ora a parte, per l’ecologista «valgono le considerazioni sempre fatte: questa vicenda è e rimane una vergogna. Rimane una domanda senza risposta che urla giustizia: come mai un Municipio, un ente pubblico, possa abbattere uno stabile in barba alle normative, quando qualsiasi altra persona deve rispettarle e se non lo fa viene sanzionata. Una vicenda che purtroppo fa dubitare fortemente della validità dello stato di diritto. E restiamo in attesa di una risposta alla nostra interrogazione dello scorso luglio: chi paga l’avvocato Brunetti?».

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