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17.11.21 - 17:56
Aggiornamento: 18.11.21 - 07:26

Atti sessuali con una 15enne, alpigiano condannato

Un cittadino italiano è stato condannato a 30 mesi. ‘Conosceva l’età della ragazza, ha avuto un atteggiamento subdolo e insensibile’

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Archivio Ti-Press
Il processo si è svolto al Pretorio di Mendrisio

«Ci siamo conosciuti all’alpe, lei era forse troppo gentile con me e non sono riuscito a resistere. Ho sbagliato», così si è difeso un 39enne cittadino italiano comparso quest’oggi a processo davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano. A suo carico la pesante accusa di atti sessuali con fanciulli. L’uomo nell’estate dello scorso anno, mentre lavorava in un alpeggio del Luganese, aveva infatti intrapreso una malsana relazione con una giovane di 15 anni, sfociata anche in una serie di rapporti sessuali. «Si è affezionata a me perché sua mamma la sgridava sempre. Inizialmente l’ho respinta, visto che ero lì per lavorare, ma poi non ho saputo resistere», si è giustificato l’uomo, che ha ammesso gran parte dei fatti (quelli più gravi). La Corte presieduta da Siro Quadri (giudici a latere Aurelio Facchi e Monica Sartori-Lombardi) ha inflitto all’uomo una pena di 30 mesi, 6 dei quali da espiare. L’uomo ha già scontato 2 mesi di carcere preventivo, era stato arrestato lo stesso giorno dell’ultimo incontro con la ragazza avvenuto nel Mendrisiotto. Contro di lui è stata decisa l’espulsione dalla Svizzera e dovrà anche risarcire la vittima per torti morali.

‘È lui l’unico responsabile’

«Sapeva bene l’età della ragazza, visto che ha anche partecipato alla festa per i suoi 15 anni. Poco conta l’atteggiamento di lei, spetta all’adulto farsi garante della legge e proteggere il normale sviluppo sessuale degli adolescenti. La sua colpa è certamente grave, ha agito all’interno di una famiglia che lo aveva accolto e ha cercato di scaricare le responsabilità sulla ragazza», ha sottolineato il procuratore pubblico (pp) Moreno Capella, che aveva chiesto 3 anni e raccomandato 10 mesi di detenzione. Ad aggravare la posizione dell’imputato una serie di messaggi spediti al cellulare della giovane, nei quali ipotizzava idee suicide per cercare compassione da parte sua. L’uomo ha anche inviato sms a nome di una (fantomatica) cugina, preoccupata per le sofferenze amorose del parente. «Chi è innamorato non mente. Lei si è rivelato essere una persona insensibile e subdola. Ha teatralizzato diverse affermazioni per attrarre la vittima, debole per via della sua situazione familiare, e farsi credere una brava persona», lo ha rimproverato il giudice. Sempre attraverso dei messaggini l’imputato esprimeva alla giovane i suoi desideri sessuali. «Affermazioni indicibili e indescrivibili, dal tenore imbarazzante. Si deve pretendere di più da una persona della sua età». Ai tempi dei fatti il 39enne aveva inoltre una compagna. «Il suo atteggiamento ha turbato tante persone, non solo la vittima che è seguita anche da psicologi. Necessita quindi di un ulteriore periodo in carcere per riflettere. Non mi sembra pentito come la legge impone», ha dichiarato Quadri in conclusione.

‘Persona malvista dalla comunità’

«Il mio assistito si è detto sinceramente pentito e ha ammesso sostanzialmente i fatti, riconoscendone la gravità. Finite le scuole medie si è sempre dato da fare come lavoratore. Non ha l’età mentale che figura all’anagrafe», ha affermato l’avvocato difensore Marco Masoni, che non ha voluto minimizzare la gravità dei fatti: «Nulla lo può giustificare. È lui l’unico responsabile e di questo si vergogna profondamente». La difesa chiedeva una sospensione totale della pena, «perché non ci sarebbe la possibilità di risocializzazione, elemento di cui ha un fondamentale bisogno». Nell’aula del Pretorio di Mendrisio è stato evidenziato anche il carattere burrascoso dell’uomo, già condannato in Italia per incendio doloso: «Più persone hanno sottolineato la sua indole aggressiva», ha detto il pp. Contro di lui pendeva infatti anche l’accusa di minacce al sindaco di un comune ticinese per una questione legata ad alcuni formulari. Il 39enne è però stato prosciolto «perché il fatto non sussiste, non ci sono le prove». Dopo la lettura della sentenza l’uomo è stato prelevato dalle forze dell’ordine che lo hanno condotto in carcere.

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