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08.10.21 - 16:42
Aggiornamento: 22:23

Tutte le cifre dell’Mps contro il Polo sportivo di Lugano

I referendisti hanno presentato stamattina i pilastri della propria campagna in vista del 28 novembre. E si difendono: ‘Falso che siamo contro lo sport’

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Simona Arigoni Zürcher, Barbara Di Marco, Matteo Poretti e Pino Sergi

Aspetti economici, ambientali, sociali e naturalmente politici. E tutta una serie di cifre. Il Movimento per il socialismo (Mps) ha presentato stamattina i pilastri della propria campagna contro il Polo sportivo e degli eventi (Pse) di Lugano. Dopo che settimana scorsa si è presentato il comitato di sostegno al progetto, e prima che settimana prossima lo faccia il comitato contrario, è toccato a chi ha lanciato il referendum – che sfocerà nel voto del 28 novembre – elencare le proprie ragioni. A gennaio, ancor prima che il messaggio passasse a larga maggioranza in Consiglio comunale (Cc) lo scorso marzo, l’Mps aveva infatti annunciato battaglia, concretizzatasi poi in una raccolta firme riuscita con oltre 5’000 sottoscrizioni. E quella che inizialmente è partita come una delle poche voci, se non l’unica, contraria al maxi progetto, ha ampliato nei mesi il proprio consenso tanto da iniziare a rendere meno scontato il risultato delle urne.

‘La campagna è diventata cantonale’

«È una campagna luganese che è diventata cantonale – ha esordito Pino Sergi –, ci ha pensato il Consiglio di Stato a farla diventare di interesse cantonale dicendo che avrebbe messo a disposizione 18 milioni per il progetto. L’investimento complessivo è di 450 milioni (fra pubblico e privato e comprendente tutte le tappe, ndr): sono tanti soldi. Vista l’entità, siamo quindi orgogliosi di aver lanciato il referendum, perché permetterà ai cittadini di esprimersi. È un segno di salute democratica». Il coordinatore cantonale si è detto «fiducioso» dell’esito della votazione, sottolineando il grande sostegno della società civile. Non così dalla politica: a livello partitico, Verdi a parte, l’Mps appare solo. «E questo dovrebbe far riflettere sull’effettiva rappresentatività dei politici. Se anche dovessimo perdere, non sarà certamente con le stesse proporzioni (5 no e 49 sì) di quanto avvenuto in Consiglio comunale». Sergi, infine, ha ribadito che il movimento farà «una campagna sobria», smentendo le illazioni che vorrebbero il fronte dei contrari particolarmente pronto finanziariamente. Il comitato, tuttavia, è composto anche da personalità di varia estrazione e fede politica, alle quali andrà riproposta la domanda settimana prossima.

‘Uno spreco ingiustificabile’

Sugli aspetti economici è intervenuto invece Matteo Poretti, premettendo: «Non siamo assolutamente contro lo sport. Vero che c’è un bisogno sociale di avere un palazzetto per lo sport e un nuovo stadio. Siamo critici sui costi, che sono a nostro avviso sproporzionati. Lo stadio di Lugano è il più caro mai costruito in Svizzera. Ad Aarau sta per partire un progetto con 10’000 posti, costruito da Hrs, costerà 60 milioni contro i 100 di Lugano. Finora nessuno è riuscito a spiegare questo mistero». Il sindacalista sottolinea come la parte sportiva consti per un terzo degli investimenti totali, mentre «il resto è speculazione immobiliare». E poi gli oneri per la collettività sarebbero eccessivi: «Il palazzetto dello sport costerà 5,17 milioni all’anno divisi fra 3,39 d’interessi e 1,79 di gestione e manutenzione; lo stadio costerà 6,26 milioni all’anno divisi fra 4,99 d’oneri finanziari e 1,26 di gestione e manutenzione; il centro sportivo Al Maglio costerà 3,32 milioni all’anno ripartiti fra 2,67 di oneri finanziari e 647’000 di manutenzione e gestione; il comparto Cornaredo Sud costerà 674’000 franchi annui di oneri finanziari; la Torre Est e il Blocco servizi 2,07 milioni all’anno di oneri finanziari. In totale fanno 17,17 milioni all’anno a carico della Città, al netto dei famosi diritti di superficie: 344 milioni in vent’anni! Uno spreco ingiustificabile, lievitato fortemente perché Municipio e Cc hanno deciso di finanziare il progetto con una partnership pubblico-privata. I tassi d’interesse, che dopo dieci anni potrebbero ulteriormente crescere, sono elevati (2,38% per lo stadio e 3,08% per il palazzetto, ndr): solo grazie a questi Credit Suisse e Hrs guadagneranno 62 milioni in vent’anni e a questi vanno aggiunti gli affitti per i restanti contenuti. È una scelta inconcepibile, quando il mercato dei capitali trabocca di soldi e non ci sono difficoltà nel reperire capitali a prezzi più bassi».

‘Aumenteranno traffico e inquinamento’

Di numeri ha parlato anche Simona Arigoni Zürcher, declinati però in chiave ambientale. «Per il cantiere è calcolato il transito di 144’000 autocarri per sei/sette anni, corrispondenti a 426 carichi settimanali di Tir che entreranno e usciranno da una zona dove già non manca il traffico. Soprattutto fra via Trevano e via Sonvico, è previsto un aumento medio di 800 veicoli al giorno. La via Stadio diventerà una strada a quattro corsie che taglierà in due i contenuti sportivi e questo non farà che aumenta il traffico, ma soprattutto per costruirla verranno abbattute più di 60 querce e tagliati gli attuali posteggi. In questo progetto non si considera inoltre nessun tipo di tetto solare e questo ci sembra un’assurdità». La granconsigliera sottolinea inoltre che si tratta di una «manovra inutile e non necessaria: il Ticino guida la classifica svizzera con il maggior numero di sfitti. A Lugano, che ha perso 2’500 abitanti in cinque anni, a giugno eravamo al 3,81%. Nel 2020 c’erano 40’000 metri quadrati di uffici sfitti, senza contare i negozi. La tendenza demografica per il Ticino è sconfortante. La necessità di nuovi spazi non c’è. Eppure, deturpano il paesaggio, costruiscono ancora, per una cosa della quale non si sente il bisogno».

‘Rischio di ripercussioni sulla politica sociale’

L’ultimo affondo è arrivato da Barbara Di Marco, sulle questioni sociali. «Non siamo contrari alle strutture sportive – ha premesso –, ma il progetto è troppo oneroso e il rischio è che questo si ripercuota sulla politica sociale della Città, con dei tagli. Nonostante gli aiuti, il 5% dei cittadini di Lugano non raggiunge il minimo vitale. Si tratta di migliaia di persone. Lugano ha già dovuto aumentare gli aiuti comunali. Bisogna quindi capire quali sono le priorità in questo momento. C’è una lista molto lunga di servizi che necessiterebbero un potenziamento. Per noi è decisivo un potenziamento della politica sociale della Città e un progetto oneroso come il Pse rischierebbe di diminuirne la portata».

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