laRegione
13.10.21 - 20:50

Camice e naso rosso, ‘strappiamo risate all’ospedale’

Da oltre dieci anni l’associazione di clown dottori ‘riderepervivere’ va a trovare malati e anziani. Sabato partono i nuovi corsi di formazione.

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Si va in scena
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Cercare di strappare un sorriso a chi sta vivendo un momento difficile. È la missione che da oltre 10 anni impegna i volontari dell’associazione ‘riderepervivere’, attivi come clown dottori presso ospedali e case per anziani ticinesi. A rendere famosa nel mondo questa figura, evidenziando l’importanza della salute dell’umore, è stato negli anni ’70 il medico americano Hunter Doherty “Patch” Adams, interpretato nell’omonimo film del 1998 da Robin Williams. «La nostra associazione è nata in Italia, dall’esperienza diretta dei suoi fondatori – spiega a ‘laRegione’ Roberta Pollini, membra attiva di ‘riderepervivere’ –. Si sono resi conto di quanto sia importante per il benessere di un paziente, oltre ovviamente ai medicinali, anche la cura dello spirito». Negli anni sono circa 120 i clown dottori formati nel nostro cantone, di cui una trentina attivi sul territorio.

‘Non lavoriamo solo con bambini’

Spesso associati ai reparti di pediatria, i clown dottori in realtà offrono il loro servizio a un pubblico decisamente più ampio e variegato. «È un falso mito quello che associa i clown negli ospedali unicamente ai bambini. Spesso quando entriamo in una stanza ci sentiamo dire ‘che bello siete qui per far ridere i bambini’ – racconta con un sorriso Roberta –. Non è così, noi cerchiamo di regalare un momento di gioia a tutti. Anzi, in Ticino non collaboriamo con reparti di pediatria. Anche se ci piacerebbe molto». Le principali attività dell’associazione si svolgono infatti in case di riposo per anziani o in alcuni reparti dei nosocomi ticinesi. «È importante non far sentire dei bambini i pazienti, che noi preferiamo chiamare ‘ospiti’». Al centro della scena ci sono le persone, «non bisogna immaginarsi il clown che entra in camera e fa fracasso prendendo tutte le attenzioni per sé. Bussiamo, chiediamo il permesso e, se accolti, entriamo. I protagonisti sono i nostri ospiti, con loro cerchiamo di stabilire un dialogo. È questo il segreto per far cambiare l’energia e volare, noi e i nostri ospiti, via con la mente per un momento».

‘Storie che restano nel cuore’

Reparti oncologici e cure palliative. Non sempre è facile, anche per chi lo fa di professione, relazionarsi con situazioni comunque complesse. «Credo che per fare il clown dottore bisogna avere la vocazione, sentirselo dentro», afferma la nostra interlocutrice, alla quale chiediamo anche di raccontarci come si è avvicinata a questa attività che ormai la coinvolge da circa due anni. «La parte artistica è sempre stata presente in me. Con questa attività riesco anche ad abbinarla all’aiuto verso gli altri. Sento di dare qualcosa». Qual’è invece l’aneddoto che più ti ha toccata? «Ce ne sono molti, per questo tengo aggiornato un diario. Non voglio scordarli. Uno di quelli che più mi ha impressionato l’ho vissuto nel reparto di cure palliative. Abbiamo incontrato una signora che assisteva il marito ormai morente, era disperata. Ci siamo presentate, io e la mia collega clown, come in cerca di un fidanzato, magari un bel dottore con gli occhi azzurri. Siamo riuscite a far svoltare l’energia del momento. Lei ci ha avvisato sui rischi e sull’importanza di sceglierlo giusto, anche se poi ti farà disperare comunque!».

‘Il covid ha stravolto la nostra attività’

Gli ultimi due anni sono stati segnati dalla pandemia, che ha ovviamente inciso in modo particolare su chi si trova a lavorare all’interno di strutture sanitarie. «Per noi è stato davvero triste doverci fermare con le nostre attività», ci confida Roberta che però non ha voluto fermarsi in questo periodo. «Mi sentivo triste a non poter fare qualcosa con le altre persone. Così ho pensato di lanciare il progetto pilota ‘cippelimerli c’è qualcuno alla porta’. Si tratta di andare a fare le nostre visite a domicilio, regalando alle persone un momento di allegria tra le mura domestiche». Ovviamente tutto avviene nel rispetto delle norme di protezione necessarie, con i clown dottori che si sottopongono sempre a tampone prima della visita. «Per noi cambia molto rispetto a quando ci rechiamo all’ospedale, abbiamo infatti più tempo da dedicare a un singolo ospite». L’iniziativa è ancora alle sue fasi iniziali, ma potrebbe trovare maggiore slancio in futuro.

Al via i corsi di formazione

Un aspetto al quale l’associazione tiene molto sono i corsi di formazione, dove ogni anno viene formata una decina di nuovi clown dottori. «Si tratta di un percorso impegnativo, non lo nego, ma la soddisfazione è tale da rendere un piacere portarlo a termine», confida Roberta. Proprio questo sabato partono inoltre i nuovi corsi. Maggiori informazioni si possono trovare sul sito www.riderepervivere.ch. Il percorso dura in totale un anno, con le lezioni che si svolgono nel fine settimana dove viene affrontato ogni volta un tema diverso. Si spazia dalla psicologia e l’improvvisazione teatrale fino alle sculture di palloncini e al trucco. «Quando entriamo in una stanza non abbiamo idea di cosa andremo a fare. Cerchiamo di notare i dettagli, che possono essere i capelli di una signora o la foto sul comodino, e da lì partire per fare il nostro intervento». Ogni clown, che lavora sempre in coppia con un collega, è inoltre dotato di una valigia personale dove trovano posto gli “strumenti del mestiere” come spazzole per i massaggi e ventilatori per l’aria. «Alla base di tutto resta però la relazione tra persone, spesso innescata da un semplice risata».

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