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09.08.21 - 05:15
Aggiornamento: 12:01

L’appello di Clea sotto i faggi ‘piangenti’ dei Giardinetti

La bambina di 10 anni, sulle orme di Greta, si batte per salvare i due alberi di Besso destinati all’abbattimento e ottiene un incontro col Cantone

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Clea Tabet, mostra il suo disegno. Alle sue spalle, i due maestosi faggi 'piangenti' (Ti-Press/Francesca Agosta)

Alla ragazzina la tenacia sicuramente non manca. I suoi disegni arredano gli alberi dei Giardinetti di Besso ormai da qualche mese e non sono passati inosservati. Forse, non è la sola ad aver sentito il lamento dei faggi ‘piangenti’. Di fatto, è l’unica, fra i non politici, ad aver fatto qualcosa inviando due missive rivolte alle autorità politiche cittadine e cantonali. Lei si chiama Clea Tabet, ha dieci anni e considera normale ciò che sta facendo, «perché i cambiamenti nascono dalle ‘piccole’ azioni». L’abbiamo incontrata nei giorni scorsi proprio nei Giardinetti, sotto i Fagus sylvatica ‘Pendula’. A settembre comincerà la quinta elementare all’International School of Ticino di Cadempino. Pare sia sbocciata anche a Lugano una nuova speranza per le lotte ambientaliste. Clea è una dei milioni di persone nel mondo che, dall’autunno 2019, hanno sentito parlare di Greta Thunberg e, prendendo ispirazione dalla giovane attivista svedese, manifestano chiedendo al mondo politico di prendere decisioni per tentare di frenare il Climate Change, con volantini e azioni multiple di sensibilizzazione delle istanze ambientaliste alimentando la mobilitazione del movimento studentesco in ogni dove e anche alle nostre latitudini. Sì, perché la crisi climatica appare come la principale minaccia all’esistenza del genere umano sulla Terra e servono risposte concrete a breve termine.

Presto incontrerà un funzionario cantonale

Andiamo con ordine. Questa storia, ci racconta Clea, comincia quando «ho appreso che il progetto pianificatorio che riguarda la futura stazione Ffs di Lugano non contempla né Giardinetti di Besso né gli alberi che lo arricchiscono». Per questa ragione, lei che abita nei pressi di quest’oasi di pace, ha preso carta e penna e ha scritto un paio di lettere alle autorità politiche. Dapprima, si è messa a scrivere direttamente al sindaco di Lugano. La lettera, corredata con alcuni suoi disegni, l’ha poi fotocopiata e appesa alle piante dei Giardinetti. Marco Borradori le ha risposto, nel giro di poco più di una settimana, ringraziandola del suggerimento di spostare altrove gli alberi e invitandola però a contattare la Divisione delle costruzioni a Bellinzona del Dipartimento del territorio che ha la competenza del progetto. Allora, di nuovo, aiutata dalla nonna, si è messa a scrivere. Anche la seconda sollecitazione ha ottenuto una risposta e addirittura un primo risultato. Il taglio dei due magnifici faggi ‘piangenti’ è stato sospeso e le è stato promesso un incontro con un funzionario del Cantone che ha preso in considerazione la richiesta di spostare altrove (al parco del Tassino o in altri luoghi in centro città) le due maestose piante. Forse, non è troppo tardi, anche se i lavori di preparazione sono già cominciati dopo il voto dello scorso dicembre in Consiglio comunale.

‘Si possono spostare: l’ho visto fare in Giappone’

Come e quando nasce la tua richiesta? «Abito vicino al piccolo e bellissimo parco che ha tanti vecchi alberi, accanto alla stazione ferroviaria. Amo molto questo luogo dove le persone possono trovare sollievo dal calore, e cercare la pace dalla frenesia quotidiana. Le piante sono importanti per i nostri ecosistemi: forniscono case per gli uccelli, insetti e altri animali. Aiutano anche a limitare l’inquinamento dell’aria rendendo le città più sane e pulite. È giusto che questi luoghi verdi spariscano per fare spazio al cemento?», risponde candidamente Clea rivolgendomi una domanda alla quale fatico a dare risposta. D’istinto, mi vien da dire che no, non è giusto, ma le procedure e le votazioni politiche ci sono già state e pare davvero complicato trovare un sistema che convinca le autorità a fare qualche passo indietro. Eppure lei insiste. «Abbiamo bisogno di più spazi verdi a Lugano e dobbiamo trovare soluzioni alternative invece di tagliare gli alberi. Esiste un sistema di spostare gli alberi con le loro radici. L’ho visto fare in Giappone quindi è fattibile anche qui da noi». Ma i funzionari del Cantone cosa ti hanno risposto? «Dicono che sarebbe molto costoso perché gli alberi sono grandi ma io sono disposta a lanciare una raccolta di fondi e la scuola che frequento potrebbe aiutare a sostenerla. A lezione, in classe, abbiamo parlato tanto del clima che sta cambiando e di come si potrebbe fare a impegnarsi di più per migliorare l’ambiente in cui viviamo». Da Clea veniamo a sapere che gli altri alberi dei Giardinetti potranno essere piantati altrove. Come nasce l’idea dei disegni che hai appeso? «Visto che ci hanno messo parecchio tempo a rispondermi, mentre attendevo ho deciso di far sapere alla gente cosa stava succedendo. Con l’aiuto della mia famiglia ho creato dei piccoli manifesti con messaggi che recitano “Salva gli alberi” includendo le copie della lettera che ho scritto al sindaco di Lugano e li ho appesi ai rami delle piante di tutto il parco sperando che qualcuno ascoltasse e facesse qualcosa per proteggere gli alberi. Dopo l’articolo che avete pubblicato (nel quale, peraltro, abbiamo erroneamente attribuito la paternità dell’iniziativa ai bambini delle Elementari di Besso, ndr.), una persona del Dipartimento del territorio mi ha chiamato chiedendomi se potevamo organizzare una telefonata».

Motoseghe ferme, si spera per le due piante

Poi cos'è successo? «Io e mio papà abbiamo chiamato e mi hanno detto che, quando hanno ricevuto la lettera, hanno deciso di sospendere il taglio delle due piante e che vogliono incontrarmi per vedere da vicino le piante e capire meglio la situazione. L'incontro non è ancora stato organizzato ma dovrebbe tenersi entro le fine di questo mese». Un primo risultato l'hai dunque raggiunto, sei contenta?. Mi sento più felice e più fiduciosa che gli alberi possano essere salvati. Spero che la mia piccola storia possa ispirare altre persone ad agire nelle loro comunità quando vedono un problema».

Inevitabile il confronto con Greta Thunberg, l’attivista svedese che si batte per lo sviluppo sostenibile. La conosci? «Certo, è molto bello quello che sta facendo, credo che il suo impegno sia importante oltre che giusto. Ha aiutato tanti a capire il problema che stiamo vivendo nel mondo. Dobbiamo cominciare a pensare a come fare per cambiare le cose», risponde candidamente come se non fosse un’iniziativa così straordinaria quella che sta facendo. Per lei sembra un’azione normale. A noi pare qualcosa di più.

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