laRegione
16.06.21 - 17:15
Aggiornamento: 17.06.21 - 19:50

Lugano, Ingrado in piazza per sensibilizzare sull'alcol

I servizi per le dipendenze allestiscono due stand, uno anche a Bellinzona, con l'obiettivo di sfatare il tabù e favorire l'inclusione sociale

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Dagli uffici e dagli sportelli alle piazze per infrangere il tabù (Ti-Press)

La dipendenza da alcol è uno dei disturbi psichici più stigmatizzati: vergogna e sensi di colpa spesso impediscono ai diretti interessati di chiedere aiuto. A sensibilizzare la popolazione su quello che è un vero e proprio tabù ci ha pensato Ingrado e suoi servizi per le dipendenze allestendo oggi due stand a Lugano e a Bellinzona. L’alcol è un genere di consumo molto apprezzato, scrive Ingrado, chi beve è nella norma, chi è astemio invece rappresenta un’eccezione. Chi non vuole bere alcol agli aperitivi a volte deve giustificarsi o chiedere un’alternativa analcolica. Non solo. Un altro aspetto del senso comune vuole che "chi sopporta bene l’alcol viene considerato forte, ma chi perde il controllo del suo consumo viene marginalizzato". Quale conseguenza succede che "chi vorrebbe dire a qualcuno che è preoccupato dal suo eccessivo consumo alcolico teme di offenderlo. Quando la situazione si fa problematica, si preferisce tacere". Il tema della giornata odierna sottolinea chiaramente che gli alcolisti non vanno ostracizzati come persone prive di carattere o di forza di volontà. «Se li emarginiamo, favoriamo la loro autoesclusione sociale, l’isolamento, e rendiamo più difficile il loro ricorso all’aiuto degli specialisti», spiega Marcello Cartolano, Responsabile dei Servizi ambulatoriali di Ingrado.

'Ho chiesto aiuto per pura disperazione'

Ecco una testimonianza: Giuseppe (nome di fantasia) ha vissuto in prima persona il tentativo comune a molti alcolisti di rimuovere e nascondere il problema. A 46 anni ha smesso di bere, ma prima aveva negato per anni a se stesso e agli altri il suo consumo eccessivo. «Bevevo fino a stordirmi. Alla fine andavo al lavoro solo un giorno sì e uno no, e avevo pensieri suicidi», ricorda. Ha rischiato di perdere tutto: moglie e posto di lavoro. Poi un giorno, per pura disperazione, ha deciso di chiedere aiuto. In una clinica gli hanno consigliato di contattare il Servizio specialistico di Ingrado e questo gli ha consentito di invertire la rotta. Giuseppe ce l’ha fatta a uscire dalla sua dipendenza anche grazie al sostegno della sua famiglia, del suo datore di lavoro (fino al pensionamento ha potuto continuare a lavorare per la stessa ditta), e a un pizzico di fortuna. «Senza una presa di coscienza personale, però, non è possibile cambiare la situazione e, nel caso dell’alcol, bisogna restare vigili per tutta la vita», aggiunge. Il lavoro di Ingrado va anche in questa direzione, quella di contribuire a infrangere il tabù che circonda i problemi di alcol, rompendo il silenzio e incoraggiando i diretti interessati e la loro cerchia più stretta a chiedere aiuto.

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