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15.06.21 - 15:14
Aggiornamento: 18:25

'La più grande truffa Covid': chiesti fino a 5 anni di pena

Alle Criminali di Lugano, il pp Daniele Galliano: un raggiro milionario organizzato con società vuote e cifre d'affari fittizie ai danni dello Stato

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Raggiri e illeciti

«Questo è il caso forse più grave di abusi per la richiesta di crediti Covid emerso in Svizzera, lo è sicuramente in Ticino». Così il procuratore pubblico, Daniele Galliano, ha dichiarato nel pomeriggio, nella sua requisitoria davanti alle Assise criminali di Lugano per le truffe Covid ai danni della Confederazione per oltre 1 milione di franchi, delle quali sono accusati un 47enne medico dentista domiciliato nel Luganese e un imprenditore 61enne del Mendrisiotto, entrambi italiani. «La segnalazione alla Procura è arrivata dalla banca Ubs, che sospettava un caso di riciclaggio» - ha indicato il magistrato, che ha ricostruito gli illeciti conseguiti dai due imputati, gonfiando notevolmente le cifre d'affari delle loro società, ottenendo così aggirando la legge lauti aiuti previsti durante la pandemia. Protagonisti sono «un medico dentista, che guadagnava oltre 350 mila franchi all'anno e un imprenditore». 

'Parte dei guadagni usati per pagare le rate di una Ferrari'

«I soldi ricevuti servivano solo per arricchirsi. Si tratta di truffe sistemiche ai danni dello Stato a soli scopi di lucro» - ha sottolineato il pp Galliano, che ha spiegato come uno dei due imputati, il 47enne, avesse persino usato parte del maltolto per pagare le rate dell'acquisto di una Ferrari e inoltre in Italia girava con una Porche. Il magistrato non ha dubbi: i bilanci delle società erano falsi e con questi sono stati richiesti e ottenuti i prestiti Covid-19, per i quali si poteva giungere fino al tetto massimo di 500 mila franchi. Un tetto ampiamente raggiunto e ripetuto. Dapprima il più anziano dei due imputati ha fatto da apripista, ottenendo così illegalmente la prima tranche da mezzo milione di franchi. Poi, l'anziano ha istruito il connazionale suo amico 47enne. E insieme hanno preso parte a una truffa complessiva di 1 milione e 60 mila franchi, messa in atto servendosi di tre società. «Società vuote - ha sottolineato il magistrato - per truffare lo Stato e quindi i contribuenti».

Per quanto attiene alle responsabilità del 61enne, il pp Galliano ha evocato un suo precedente penale in Italia per frode e inoltre ha spiegato che nei suoi confronti è stato aperto un procedimento in Germania che ha richiesto la sua estradizione. «Era la mente nelle truffe Covid» - ha affermato il rappresentante della pubblica accusa, che ha chiesto per lui una pena di 5 anni di carcere e l'espulsione per 10 anni dalla Svizzera. 

Anche per il medico dentista il magistrato ha proposto una pena da espiare e l'espulsione: «Stupisce che i soldi della sua professione non gli bastassero». Il magistrato ha proposto per il 47enne, 4 anni di carcere e l'espulsione dal territorio svizzero per 7 anni.  Il pp Galliano ha ordinato infine che i due imputati ripaghino allo Stato il maltolto: complessivamente, ognuno secondo le proprie responsabilità, dovranno restituire 1,5 milioni di franchi. Somma che è stata quantificata più dettagliatamente ai giudici dal rappresentante degli accusatori privati. 

 'Sì, una delle tre società serviva per ottenere i crediti Covid'

Tre società create ad arte per raggirare e ottenere i crediti Covid? Stamane, durante la fase dibattimentale, alla domanda formulata dal presidente della Corte, i due imputati hanno ammesso che almeno una società è stata acquistata per tali fini illeciti.  Sulla truffa Covid di 1 milione compiuta in tandem, il 47enne ha ammesso di aver gonfiato la cifra d'affari della società. «Mi vergogno di aver fatto una tale richiesta. Ho commesso un grosso errore. La cifra d'affari indicata nel formulario era assolutamente inveritiera». Il 61enne dal canto suo ha ammesso di aver prestato aiuto al co-imputato nella compilazione delle somme nel formulario. Il dentista fece pure un intervento dentario al 'socio' 61enne, un lavoro da qualche migliaio di franchi: ma i due gonfiarono la fattura per 200 mila franchi per giustificare un'uscita di soldi dalla società del medico. I due imputati si frequentavano ogni giorno. Amicissimi, salvo stamane rimpallarsi parte delle responsabilità. Tra gli accusati compare anche un fiduciario, che sarà tuttavia processato separatamente. 

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