laRegione
01.06.21 - 17:55
Aggiornamento: 18:41

Alcol per compagno, poi punta la pistola contro un agente

Condannato alle Assise correzionali un 29enne del Luganese confrontato da quando aveva sette anni da gravi stati d'ansia e di inadeguatezza

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Alcol (Ti-Press)

Un disagio profondo avvertito fin dall'età di sette anni. Quei fantasmi con cui ha dunque da sempre dovuto convivere e che si sono palesati via via con più forza attraverso pesanti stati d'ansia e di inadeguatezza. La sua storia l'avevamo raccontata nel novembre 2014 (cfr. 'laRegione' del 10 novembre), sulla scia della vicenda del maestro di Montagnola accusato di maltrattamenti ai danni di alcuni suoi alunni di scuola elementare. Fra di loro, circa due decenni fa, il giovane comparso in aula penale per una serie di reati legati anche alla sua dipendenza dall'alcol. E se – lo diciamo subito – non vi è conferma di una correlazione fra i fatti della sua infanzia e la vita tortuosa che l'oggi 29enne ha percorso, gli attacchi di panico, va pur detto, non l'hanno più abbandonato e ne hanno minato, giocoforza, la sua esistenza. Un caso del resto "particolare" il suo, come annotato dal giudice Siro Quadri, presidente della Corte delle assise correzionali di Lugano, che si è riunita oggi a Mendrisio, perché «il diritto svizzero vuole che la pena non sia solo punitiva ma che permetta all'imputato di trovare la giusta strada». 

Molti, infatti, gli 'sbandamenti' che hanno visto il quasi trentenne, residente nel Luganese, protagonista e tutti registrati in due atti d'accusa: dalla guida in stato di inattitudine (diverse volte e una in particolare dove gli è stato riscontrato un tasso alcolemico di più del 2 per mille nel sangue) alla ripetuta grave infrazione alle norme della circolazione stradale, per aver in una sola notte, al volante della sua auto, invaso corsie in contromano, colliso contro un muretto, un veicolo e un palo della luce. Comportamenti gravi accompagnati dall'allontanamento dai luoghi degli incidenti senza prestare soccorso a un altro automobilista. Una serata durante la quale ha peraltro minacciato con una pistola soft-air, che deteneva nella sua abitazione, un agente della polizia. Lista che si completa con la coazione, quando obbligò una sua amica a non scendere dalla macchina con la scusa di voler parlare della loro situazione personale.

Assente al dibattimento

Il 29enne stamattina non era presente al dibattimento. Il difensore d'ufficio, l'avvocato Manuela Fertile, ne aveva giustificato l'assenza, in entrata al processo, per «l'aggravamento dello stato ansiogeno» del suo assistito. Reo confesso, sul giovane pende però una perizia che paventa la possibile recidività, proprio a causa della sua malattia. Stati d'animi che non gli hanno permesso nel tempo, per la sua avversione e mancanza di collaborazione, di trovare un foyer in grado di aiutarlo. Negli ultimi tempi, anzi, si è chiuso in casa, non esce più e non ha contatti con il mondo esterno. «Ma, purtroppo – non ha mancato di evidenziare la procuratrice pubblica Pamela Pedretti nel chiedere, data la prognosi sfavorevole, una pena di 14 mesi sospesi con la condizionale per un periodo di prova di 4 anni – non ha smesso di consumare alcol che ordina attraverso acquisti online. Un abuso che si è intensificato e che lo porta a non partecipare agli appuntamenti con lo psichiatra e a utilizzare anche altre sostanze». Più 'comprensiva' la difesa che ha puntato la sua breve arringa su una riduzione della pena da 14 a un massimo di 7-8 mesi, soprattutto per aver riconosciuto da parte del giovane quanto fatto: «Fino a quella pistola, una sciocchezza di quelle imperdonabili!». Un intervento che ha poi cercato di annullare la richiesta dell'accusa di sequestro dell'auto: «Proprio il fatto di non avere la patente per 4 anni sarà già per lui la vera pena» ha spiegato l'avvocato.

Per il giudice, che ha avallato i 14 mesi sospesi per quattro anni, il giovane ha sì «fatto i conti con il passato, ammettendo quanto commesso» ma il suo comportamento non può essere giustificato e giustificabile, anche ripercorrendo quei primi anni scolastici e una situazione familiare non proprio positiva. Comportamenti che lui stesso ha, infatti, attuato, per propria volontà e contro la legge. «Apprezzabile il fatto che abbia aderito alle cure psichiatriche, che stia tentando di vivere da solo, ma resta il problema dell'alcol – ha sottolineato Siro Quadri –. E se conta la vita difficile che ha avuto, fin dai sette anni, non è però guarito, ed è quello che oggi conta. La sua situazione va monitorata e per questo la pena sospesa va affiancata da un obbligo: quello di continuare con più assiduità nelle sedute e di mostrare una maggiore collaborazione per un migliore sviluppo nell'ambito professionale. E non lo può certo fare continuando a vivere come se fosse agli arresti domiciliari, con il pericolo peraltro di nuove ricadute». Infine, un appunto che registra una sorta di eccezione: il giudice ha deciso per il sequestro dell'auto, diversamente da altri casi simili, perché questa volta quel veicolo «era sempre il denominatore comune, l'auto era sempre protagonista, era il vero e proprio mezzo per commettere il reato, la macchina accompagnava sempre il reato, anche quelli non di circolazione» ha spiegato infine Quadri. 

 

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