laRegione
20.05.21 - 12:28
Aggiornamento: 17:54

Cartellino rosso, ex capo della biglietteria Hcl condannato

Inflitta pena pecuniaria sospesa per appropriazione indebita a un 52enne. Nella stagione 2017-18 si era intascato 50 mila franchi

di Guido Grilli
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La Corte ha rifatto i conti

Negava tutto, ma la Corte non gli ha creduto e dopo un meticoloso lavoro di ricostruzione contabile ha emesso un verdetto di condanna. L'ex capo della biglietteria dell'Hockey Club Lugano, 52 anni, reo di aver compiuto innumerevoli storni contabili ingiustificati nella vendita di abbonamenti ai tifosi per la stagione 2017-18, intascandosi oltre 50 mila franchi, è stato riconosciuto colpevole di ripetuta appropriazione indebita. La pena, inflitta dal giudice Siro Quadri, presidente della Corte delle Assise correzionali di Lugano, è stata di 120 aliquote giornaliere di 100 franchi l'una sospese con la condizione per un periodo di prova di due anni e una multa di 1000 franchi. L'imputato è stato invece prosciolto dal reato di falsificazione di documenti. La richiesta di risarcimento del maltolto, avanzata dall'avvocato Edy Meli, rappresentante dell'accusatore privato, è stata rinviata al foro civile. 

A conti fatti, l'ex capo della biglietteria ha compiuto 47 storni ingiustificati

Lo storno contabile è un'operazione di annullamento di un'operazione, che è ammessa solo se giustificata - ha evidenziato il giudice Quadri durante la lettura della sentenza. E le operazioni compiute dal 52enne avevano altri fini, appropriarsi indebitamente del denaro, finito appunto nelle tasche dell'imputato. La Corte ha ripercorso interamente la perizia contabile agli atti. L'esito? L'ex capo della biglietteria, che aveva giustificato il suo agire sostenendo di aver compiuto storni contabili durante il pagamento degli abbonamenti nella stagione hockeystica 2017-18, perché talora i tifosi chiedevano di cambiare posto in tribuna o sugli spalti oppure perché non avevano con sé i soldi per pagare l'abbonamento annuale, è stato sbugiardato. La Corte, infatti, non ha trovato nessun riscontro relativo alle tesi addotte dal 52enne, che è dunque stato condannato.

L'uomo era stato indagato nel novembre 2017, dopo che da controlli di cassa erano emerse operazioni non chiare, specie durante la chiusura di giornata. Di qui il licenziamento da parte della direzione del club e l'avvio dell'inchiesta da parte dell'allora pp Fiorenza Bergomi (incarto ereditato in aula dal nuovo pp. Daniele Galliano). L'imputato, difeso dall'avvocato Raffaele Caronna, che si era battuto per l'assoluzione, aveva dichiarato sin dal suo primo interrogatorio: "Di soldi non ne ho presi". Ma la Corte è giunta a una conclusione diametralmente opposta. Molti gli indizi a suo sfavore, fra cui quello che uno storno contabile, di regola, viene svolto pochi minuti dopo un'operazione. Invece le verifiche del giudice hanno appurato che esse avvenivano ore dopo, l'indomani o persino nei giorni festivi, addirittura a... ferragosto. «La tesi dell'imputato vacilla anche attorno alle dichiarazioni rese dalle due cassiere, che hanno svolto rari storni e giustificati» - ha infine evidenziato la Corte. 

 

 

 

 

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