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Luganese
17.05.21 - 17:06
Aggiornamento: 18:32

Quarant'anni di sostegno ai tossicodipendenti

Per l'Associazione L'Ancora, che ha attraversato un periodo complicato dalla pandemia e da questioni di personale

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Correva il lontano 1981 quando nei cinema tedeschi usciva "Christiane F - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino", storia di prostituzione minorile, droga e morte, mentre negli Stati Uniti veniva riconosciuto il virus dell'Aids, che avrebbe mietuto numerose vittime (anche) tra i tossicodipendenti. A Lugano un gruppo di persone di varia estrazione dava vita all'associazione l'Ancora, che oggi come allora ha per scopo "La prevenzione e la cura, nei modi ritenuti più opportuni, delle conseguenze cagionate da consumo di stupefacenti". Nell'84, aprì il centro terapeutico di Villa Argentina. Quarantanni dopo quel fatidico 1981 ci sono sempre loro, il presidente Fulvio Pelli, il direttore Mirko Steiner e il segretario Gianrico Corti: a commentare l'ennesimo esercizio di questa doppia struttura, che oltre alla Villa di Viglio gestisce la sede di corso Elvezia a Lugano, e le vacanze nella casa del Luzzone, in val di Blenio. Un incontro annuale con la stampa che è anche occasione per fare il punto sul tema delle dipendenze e delle strategie di recupero di chi ne è rimasto vittima, sia con ricovero residenziale che per via ambulatoriale.

Da Christiane F al fentanyl

Il contesto è radicalmente cambiato nel giro di quattro decenni, non foss'altro per il tipo di sostanze che vanno per la maggiore. Oggi si parla soprattutto di cocaina ("che troppo spesso viene banalizzata" dice il direttor Steiner) ma anche di supporti farmaceutici come antidolorifici e ansiolitici, tramutati in via di fuga quotidiana, oppure nuove sostanze che 'piovono' dai quattro angoli del pianeta: ora è il momento del  fentanyl, un oppioide sintetico assai pericoloso.

In un mondo che cambia, l'attività dell'Ancora prosegue in modo abbastanza regolare, per quanto l'ultimo anno sia stato condizionato, come tante altre cose, dalla pandemia di coronavirus. Che, nel particolare ambito, durante la fase acuta del lockdown ha inizialmente ridotto l'arrivo di utenti a Villa Argentina e corso Elvezia, attività che è tornata ad aumentare col periodo di 'libertà' estivo. Nel frattempo a livello pratico le strutture avevano daffare per isolarsi rispetto al pericolo di contagio: a conti fatti sono risultati positivi al virus soltanto due operatori. Se su piano igienico problemi gravi sono stati scongiurati, a risentirne sono stati da una parte l'attività terapeutica e di reinserimento degli ex tossicodipendenti nel mondo del lavoro. "I contatti con gli uffici preposti all'inserimento professionale (Urc, Orientamento, Scuole) sono stati più difficoltosi, quindi alcuni obiettivi a questo livello non sono stati realizzati come previsto., oppure rinviati nel tempo". A proposito, accanto alle tradizionali attività di Villa Argentina nel campo del restauro di mobili, all'agricoltura e all'edilizia, è intenzione introdurre anche una formazione di cuoco, grazie all'ingaggio di uno chef professionista.

L'80% degli utenti sono maschi

In cifre, si conferma una netta preponderanza di utenti di sesso maschile, 80% del totale e un progressivo invecchiamento delle persone seguite, vi sono un 32% di over 40 e persino alcuni ultrasessantenni, fenomeno quello dei pensionati 'tossici' già rilevato da un recente studio della Supsi. La maggioranza degli utenti è presente su base volontaria, mentre il 22% della stessa è costituita da 'casi penali', vale a dire persone condannate e costrette a una terapia, in alternativa al carcere. Il 32% dei pazienti è al beneficio dell'assicurazione invalidità. Il problema del reinserimento resta innegabile, sottolinea Steiner, anche e soprattutto per la casistica trattata, dove i nemici da vincere sono, oltre alla droga, l'apatia, una certa 'resistenza' ad accettare anche determinate proposte terapeutiche.

Costi del personale

Il bilancio finanziario chiude vicino al pareggio, dice il presidente Pelli, ovviamente grazie ai paganti delle prestazioni da parte dell'ente pubblico. I conti dell'associazione hanno dovuto confrontarsi con la 'parificazione' dovuta al riconoscimento come struttura sussidiabile, con delle conseguenze a livello di costi del personale. Fulvio Pelli lamenta in particolare un livello salariale troppo alto degli operatori sociosanitari, specie se confrontato a quello degli infermieri. Un problema di 'classificazione delle professioni' che ha indotto l'associazione a rimodulare la composizione dello staff, che peraltro è soggetto a un certo turnover.

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