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17.05.21 - 16:26
Aggiornamento: 23:00

Incursione violenta a casa della ex, condannato a 26 mesi

Un 39enne luganese riconosciuto colpevole di lesioni gravi tentate: aveva aggredito la madre di sua figlia e colpito lo zio con un porta candele

di Guido Grilli
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Un crescendo di violenza

Un 39enne luganese, con innumerevoli precedenti penali - furti, droga e minaccia - è finito di nuovo davanti alla giustizia stamane, questa volta alle Criminali di Lugano: lo scorso 15 dicembre si rese protagonista di una violenta incursione nella casa della ex compagna che ha in custodia la figlia perché «volevo un chiarimento ed ero preoccupato perché lo zio, che viveva con lei, sgridava mia figlia e questo non potevo accettarlo». Di qui una duplice aggressione: ha colpito alla fronte lo zio con un porta candele in alluminio, facendolo cadere a terra e ha strattonato la ex compagna, sottraendole il telefonino cellulare con un morso alla mano».

Psicopatologie, abuso di droga e un alto rischio di recidiva 

Una personalità antisociale, disturbi psichici e comportamentali in seguito al consumo della droga. Questo rivela una perizia psichiatrica che riconosce all'imputato una scemata imputabilità di grado medio e ha proposto un trattamento stazionario. «Mi sembrano conclusioni eccessive, frutto di un lavoro grossolano» - ha contestato il referto l'imputato. E ha pure contestato l'alto rischio di recidiva indicato dal perito psichiatrico. 

E nell'arco di otto mesi, tra metà gennaio e metà settembre 2020, l'uomo ha consumato complessivamente 128 grammi di cocaina, una media di mezzo grammo al giorno.  In carcere ha iniziato un trattamento psicologico «per capire il problema della dipendenza, un lavoro che intendo proseguire e vorrei rivolgermi a Ingrado».   

'La separazione mi ha gettato in una caduta libera'

«Anni fa ho provato a disintossicarmi presso Ingrado, ho iniziato un paio di colloqui ma purtroppo non ha funzionato» - ha dichiarato il 39enne. «La situazione mi sembrava sotto controllo, facevo uso saltuario di cocaina il week end. Poi nel 2019, la separazione mi ha gettato in una caduta libera, mi sono ritrovato solo, fuori di casa, in un monolocale. Mi sono lasciato andare e da lì è iniziata un'escalation: non lavoravo più, ho iniziato a compiere furtarelli e il consumo di cocaina è aumentato. Potevo andare in assistenza, visto che avevo già percepito la disoccupazione, ma rifiutavo ogni aiuto». Nel giugno 2020, l'incontro con una nuova amica. «E adesso con la mia ex abbiamo un rapporto più civile e abbiamo concordato diritti di visita con la figlia».  L'imputato si è macchiato anche del reato di rapina: nel settembre 2020 aveva schiaffeggiato un amico con il quale era andato a rifornirsi di cocaina, "reo" di non aver pagato la sua quota parte: 50 franchi. Innumerevoli, poi, i furti perpetrati ai danni di centri alimentari.

«L'imputato banalizza, è superficiale, mostra una continua incapacità di assumersi le responsabilità delle proprie azioni» ha evidenziato al pp Pamela Pedretti, ripercorrendo la perizia psichiatrica, evidenziando gli eccessi d'ira del 39enne. Il magistrato ha chiesto la conferma dell'atto d'accusa, proponendo una pena di 26 mesi da espiare, lasciando decidere alla Corte una eventuale parte da sospendere, come pure le modalità di un trattamento ambulatoriale. 

L'avvocato di difesa: 'ha perso la bussola'

L'avvocato di difesa, Alain Susin, ha ripercorso la difficile infanzia del 39enne: «è cresciuto senza una figura paterna e con diversi abbandoni, un quadro familiare per lui destabilizzante, dove ha covato rabbia, sconforto e traumi e infine disadattamento. Oggi l'imputato è padre - è vero non ha dato buoni esempi finora - ma adesso ha voglia di riscattarsi» - ha evidenziato il legale. Che ha aggiunto: «La separazione con la sua ex gli ha fatto perdere la bussola, un abbandono che si aggiunge ad abbandono, con oltretutto problemi di dipendenza dalla droga». Il legale ha sottolineato come il 39enne si sia assunto le proprie responsabilità penali, ammettendo tutti i reati e accettando di farsi aiutare con sostegni psicologici ambulatoriali, e ha chiesto una riduzione massiccia della pena, lasciando quantificare alla Corte la condanna. 

Nel pomeriggio, il verdetto della giudice Francesca Verda Chiocchetti pronunciato nei confronti del 39enne: 26 mesi di carcere per lesioni gravi tentate, rapina, infrazione alla legge federale agli stupefacenti, danneggiamento e violazione di domicilio. «Vi è stato un crescendo di violenza nei suoi reati» - ha osservato la presidente della Corte, che ha pure ordinato un trattamento ambulatoriale, auspicando: «Che l'imputato colga questo tempo per ritrovare la serenità per il bene suo e di sua figlia».  

 

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