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17.05.21 - 05:30
Aggiornamento: 11:49

Ex Macello a Lugano, nuovo richiamo prima dello sgombero

Consegnata brevi manu venerdì scorso l'ultima intimazione del Municipio al centro sociale, invitato per la terza volta a lasciare gli spazi

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La parte abitativa dell'ex Macello occupato (Ti-Press)

L'ultimo richiamo a lasciare gli spazi occupati è stato consegnato brevi manu venerdì scorso agli autonomi che occupano una parte dell'ex Macello di Lugano. Contro tale intimazione è data facoltà di ricorso entro trenta giorni ma l'eventuale contestazione formale da presentare al Consiglio di Stato non avrà effetto sospensivo. In altre parole, se il centro sociale non dovesse rispettare l'ordine (come successo nelle prime due occasioni), la Polizia della Città di Lugano può procedere con lo sgombero forzato. E la spese di esecuzione sarebbero messe a carico degli autonomi. Come anticipato nell'edizione di venerdì, nella seduta di mercoledì scorso l'esecutivo cittadino ha deciso d'inviare l'atto formale seguendo una procedura simile a quella che regola i normali contratti di affitto fra le parti. Ora, probabilmente verrà lasciato ancora un po' di tempo al centro sociale, poi l'autorità passerà dalle parole ai fatti.

Un braccio di ferro destinato a continuare

Vediamo i contenuti dell'intimazione. Il Municipio di Lugano, dapprima, richiama la decisione adottata nella passata legislatura a maggioranza (4 favorevoli: il sindaco Marco Borradori, Michele Foletti, Lorenzo Quadri e Michele Bertini; contrati Cristina Zanini Barzaghi, Roberto Badaracco e Angelo Jelmini) lo scorso 18 marzo che è stata concretizzata con l'invio di un primo avviso a lasciare gli spazi. Nella lettera viene altresì richiamata la seconda decisione risalente all'8 aprile, formalizzata e consegnata anch'essa brevi manu il 14 dello stesso mese. Preso atto del mancato rispetto e della crescita in giudicato delle prime due, l'esecutivo ne ha inviata come detto una terza. Quasi impossibile che l'autorità comunale possa cambiare posizione, anche se a livello cantonale il Gran Consiglio votasse il rapporto unico che chiede al Consiglio di Stato di fare la sua parte cercando un mediatore fra le parti capace di soddisfare entrambe le parti. Lo stesso discorso si può fare per gli autonomi che difficilmente cambieranno idea per lasciare gli spazi spontaneamente. Il braccio di ferro è quindi destinato a continuare anche dopo lo sgombero forzato da parte delle forze dell'ordine dell'edificio protetto quale bene culturale. Un dopo sgombero che si preannuncia in ogni caso movimentato per la città di Lugano, in piena stagione turistica, visto che gli autonomi non spariranno in seguito all'azione di forza. Al contrario, come successe nel 2002, il futuro dell'esperienza autogestita proseguirà nelle piazze e nelle strade.

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