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10.05.21 - 15:53
Aggiornamento: 18:44

Casinò Campione, l'80% dei dipendenti sostiene il rilancio

È cresciuta di una trentina di persone l'adesione all'accordo per evitare di finire davanti al giudice del lavoro. Il tribunale si esprimerà il 17 maggio

di Marco Marelli
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L'enclave (Ti-Press)

Penultima tappa per convincere i giudici del Tribunale civile a concedere il concordato preventivo e quindi a non far fallire il casinò di Campione d'Italia, chiuso dal 27 luglio 2018. La società Casinò Campione d'Italia spa in giornata ha depositato le controdeduzioni alle osservazioni dei due commissari giudiziali che nella loro relazione avevano evidenziato alcune criticità, fra cui il numero esatto di coloro che hanno sottoscritto la proposta di accordo per evitare di finire davanti al giudico del lavoro. Un elenco al quale in mattinata si sono aggiunti una trentina di nominativi di ex dipendenti che al 5° piano della casa da gioco, quello delle feste, alla presenza del sindacato e dell'amministratore unico Marco Ambrosini, hanno firmato la loro adesione ''in sede protetta'' in modo che non sia più impugnabile. Con l'ultima trentina di firme l'adesione supera l'80%. A questo punto occorre attendere il 17 maggio, giorno in cui i giudici fallimentari di Como decideranno il destino della casa da gioco dell'enclave.

Lo stipendio medio sarà 3'600 euro: la metà rispetto al 2017

La speranza dei campionesi si basa sui due capisaldi del piano concordatario che rappresentano un taglio netto con il passato. Un passato che nel corso degli anni ha generato una montagna di debiti: la riduzione netta dei dipendenti e degli stipendi e il taglio altrettanto netto dei trasferimenti al Comune, le cui esigenze sono calate a seguito della riduzione del personale comunale e anche in questo caso degli stipendi. Il piano concordatario prevede l'assunzione di 174 dipendenti con la possibilità che diventino 274 nell'arco di cinque anni con uno stipendio medio di 3'600 euro, la metà rispetto al 2017. Undici milioni e mezzo di euro il costo annuo previsto per il personale, rispetto agli oltre 50 milioni prima della chiusura della casa da gioco. Il trasferimento al comune nel primo anno di ripartenza è indicato in mezzo milione di euro per arrivare a regime a 2,5 milioni di euro. Meno di un decimo rispetto all'ultima convenzione. Un altro caposaldo nella richiesta di concordato è la progressione degli introiti: 47 milioni di euro il primo anno, 57 il secondo, 67 il terzo, 77 il quarto e 83 a regime. Molto dipenderà dalla evoluzione del coronavirus. In Italia i casinò continuano ad essere chiusi.

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