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26.04.21 - 12:31
Aggiornamento: 17:36

Appiccò il fuoco nello scantinato, ma non è imputabile

Processo a Lugano per l'incendio intenzionale in una palazzina a Caslano. L'autore soffre di deliri persecutori.Torna in carcere in attesa di alloggio

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Rescue Media
L'intervento di pompieri e soccorritori

È approdato in aula stamane davanti alle Assise correzionali di Lugano l'incendio divampato alle 6 del mattino del 26 giugno 2020 nella palazzina al numero 15 di via Rompada a Caslano: è uno degli inqulini l'autore del rogo, un 73enne svizzero tedesco, al beneficio di una rendita di invalidità per disturbi psichiatrici. Dopo aver ricevuto lo sfratto per problemi con il vicinato, l'anziano per vendetta ha bagnato con il liquido infiammabile il materasso situato nella sua cantina, dando così luogo a un incendio che ha provocato pure un'esplosione nel locale sotterraneo.

L'imputato è convinto di essere controllato dai servizi segreti

L'anziano soffre di deliri persecutori, s'immagina di essere controllato dai servizi segreti. «Anche in prigione c'erano i servizi segreti» - ha dichiarato. Una perizia psichiatrica ha stabilito la non imputabilità dell'anziano e proposto l'esenzione dalla pena per dar luogo alle cure ambulatoriali. Il 73enne, difeso dall'avvocato Walter Zandrini, non si è detto d'accordo sulla schizofrenia paranoide diagnosticata dal perito psichiatrico. La perizia agli atti propone che l'imputato segua un trattamento ambulatoriale psichiatrico e una terapia farmacologica. Sarebbe disposto a seguire le cure?, ha chiesto il giudice, Mauro Ermani. «Sì, sono d'accordo, ma non penso che uno psichiatra mi possa aiutare. Ho sempre fatto esperienze negative con gli psichiatri».  

I fatti del 26 giugno 2020 sono stati ricostruiti dalla Corte. Il 73enne aveva problemi con il vicinato e aveva dato alle fiamme un materasso situato nella sua cantina per vendicarsi alla disdetta del contratto d'affitto, nonché alla cauzione che non gli sarebbe stata restituita per i diversi danni riscontrati all'interno del suo appartamento. Secondo le risultanze dell'inchiesta, l'uomo ha agito per vendicarsi. «Erano false accuse, non c'era ragione di prendersela con me» - ha dichiarato l'imputato. L'uomo, con l'aiuto dei servizi sociali, era pronto a cambiare appartamento. Aveva acquistato diverse bottiglie di liquido infiammabile. Quella mattina, ha dapprima bruciato il materasso situato nella sua cantina. «Pensavo fosse acqua» - ha dichiarato. Poi, con la stessa sostanza infiammabile avrebbe pure cosparso le ruote di alcune auto in garage, ma su questo punto non ci sono riscontri. Di qui l'incendio e il fumo acre che ha raggiunto gli appartamenti, prontamente evacuati dai pompieri di Caslano e Lugano. Perché lo ha fatto?, ha chiesto il giudice, Mauro Ermani. «Non lo so, non ci ho pensato. Non lo farò più». Come immagina il suo futuro? «Vorrei vivere di nuovo in un appartamento».

Il dilemma della scarcerazione

Dove collocare il 73enne, visti i suoi deliri di persecuzione e la deriva dell'incendio intenzionale? Un istituto protetto: o una casa anziani sono le ipotesi al vaglio. Il rischio di recidiva è stato considerato medio-alto dalla perizia psichiatrica e inoltre ad oggi non è stato trovato un alloggio all'imputato. «Mi atterrò ad ogni decisione della Corte» - ha dichiarato l'anziano. La procuratrice pubblica, Pamela Pedretti, nello stesso atto d'accusa ha contemplato la non imputabilità, visto l'esito della perizia psichiatrica e ha proposto "la misura terapeutica ambulatoriale per il trattamento di turbe psichiche ai sensi dell'art. 63 del codice penale".

Il giudice Mauro Ermani ha accolto l'atto d'accusa - incendio intenzionale per vendetta - e le conclusioni del magistrato. Il 73enne non può essere sanzionato da una pena, vista la non imputabilità e deve seguire un trattamento ambulatoriale. La perizia, pur ravvisando un alto rischio di recidiva, non contempla il ricovero in un luogo chiuso - ha osservato il giudice, aggiungendo: «Certo è che va tenuto sotto controllo da un assistente che si accerti che l'imputato assuma la cura farmacologica e segua una terapia da uno psichiatra. Deludente che l'autorità d'esecuzione non abbia trovato una soluzione logistica a tutt'oggi». La Corte ha stabilito che l'imputato rimane in carcere di sicurezza per al massimo tre mesi, fintanto che non sarà trovato un alloggio. L'invito del giudice è che si trovi per il 73enne non un appartamento individuale, ma preferibilmente una casa per anziani. La Corte ha ordinato una presa a carico dei servizi sociali per dare luogo alla cura ambulatoriale.

 

 

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