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Serata iniziata fra musica e balli, ma terminata con risse, spray al peperoncino e bottiglie lanciate contro i poliziotti
Luganese
24.03.21 - 05:300
Aggiornamento : 10:10

Disordini alla Foce: ‘Mi vergogno per alcuni miei coetanei’

La testimonianza di due ragazzi presenti a Lugano nel sabato sera degenerato in scontri con la polizia: ‘Quelli che lanciano bottiglie sono deficienti’

Sollievo per essersi sfogati, rabbia per l'attacco alla polizia, vergogna per l'accaduto. Sono discordanti i sentimenti che provano Mauro e Alessio, come d'altra parte ci si aspetterebbe da parte di due giovani di rispettivamente 18 e 21 anni. Due ragazzi – le vere identità sono note alla redazione – presenti sabato sera alla Foce di Lugano, quando un grosso assembramento è sfociato in una rissa prima e in un attacco alla polizia poi. 

‘Volavano pugni in aria’

«Io e i miei amici siamo arrivati verso le 21.30/22 e c'era davvero tantissima gente, anche più di 800 persone (come da fonti ufficiali, ndr) secondo me – racconta Alessio –. Eravamo contenti di uscire, di ballare, di stare assieme. A un certo punto, proprio alle mie spalle è scoppiata una grossa rissa: volavano pugni in aria, erano una ventina e diventavano sempre di più, non si capiva bene cosa stesse succedendo. Ci siamo subito allontanati verso il parco Ciani, nel mentre è arrivata la polizia e contemporaneamente si vedeva tantissima gente scappare. La polizia poi ha iniziato a utilizzare gli spray al peperoncino e alcuni ragazzi hanno risposto lanciando bottiglie contro di loro. Dal Ciani non le vedevamo, ma sentivamo il rumore».

‘Le bottiglie ci passavano accanto alla testa’

Chi le bottiglie le ha viste, e anche molto vicino, è invece Alessio. «Coi miei amici siamo arrivati alla Foce verso le 21 – ricorda – e siccome c'era già tantissima gente, ci siamo posizionati in un posto dove non c'era nessuno. Abbiamo portato qualcosa da bere, volevamo stare tranquilli fra di noi. Purtroppo a un certo punto poco lontano da noi un gruppo di ragazzi, all'apparenza minorenni, ha cominciato a picchiarsi, finché uno di questi è finito per terra, apparentemente incosciente, c'era anche del sangue per terra». Non si tratta della maxi rissa alla quale alludeva Mauro. «No, quella è scoppiata dopo. In questa fase non c'era ancora la polizia ma soltanto degli agenti di sicurezza privati. Però è a quel momento che qualcuno deve aver chiamato sia la polizia che l'ambulanza, perché quando ci siamo allontanati li abbiamo visti arrivare». E poi è scoppiata la grande rissa: «Abbiamo visto altri agenti andare a corsa verso la Foce, cercare poi di disperdere la folla. Dopo che hanno utilizzato lo spray al peperoncino la situazione si è momentaneamente calmata, finché non hanno iniziato a lanciare bottiglie facendo arretrare i poliziotti. Non abbiamo avuto paura, ma è stata una situazione assurda: le bottiglie ci passavano accanto alla testa».

‘Tanti non erano di Lugano e parecchi erano minorenni’

Entrambi i nostri interlocutori concordano che sia stata una scena «orribile – valuta Mauro –: io mi vergogno per alcuni giovani. La gente si è accanita contro i poliziotti senza un motivo. E per fortuna che non è morto nessuno. Ero lì e anche se non ho fatto nulla a questo punto mi sento colpevole anche io». «È una vergogna – per Alessio –, è stato brutto vedere così pochi poliziotti mandati in mezzo a tanta gente e soprattutto vederli aggrediti da dei quindicenni, senza la possibilità di difendersi». Ecco, appunto, ma questi giovani violenti che hanno dapprima scatenato delle risse e poi hanno invece colpito la polizia, chi sono? «Lo sanno tutti chi sono, sono i soliti – ci dice il 18enne –. Fanno musica trap, fingono di essere famosi su Instagram, si credono dei fighi». «Molti sono minorenni e tanti non sono neanche di Lugano – sostiene il 21enne –. Sono venuti gruppi da fuori città. Si sa chi sono quelli che fanno casini, girano coi coltelli e cercano le provocazioni».

Uscire perché si è fatta ‘overdose di social’

Disordini, dai quali sia Mauro che Alessio si sono tenuti fuori. Eppure, anche loro con i rispettivi gruppi di amici alla Foce quella sera c'erano. Perché? «Ne avevamo bisogno – replica il secondo –, la gente ha bisogno di uscire, di sfogarsi. Noi comunque indossavamo la mascherina e siamo stati in disparte». «Siamo giovani – aggiunge il secondo –, abbiamo bisogno di socializzare, confrontarci fra di noi e formare il nostro carattere. Non abbiamo altre attività: non si può andare nei bar, alle feste, non possiamo nemmeno più fare sport. Si può solo studiare». Discorso che non fa una piega, se non fosse che stiamo parlando con due nativi digitali. I social non bastano più? «Assolutamente no – la risposta di Mauro –. Fino a un paio d'anni fa internet era il luogo dove rifugiarsi dopo una brutta giornata. Ora che si fa tutto online, dalla scuola allo shopping, c'è un'iperdigitalizzazione che ci ha stufato. È come se avessimo fatto un'overdose di social (ride, ndr), conosco diversi amici che hanno cancellato i propri profili negli ultimi mesi».

‘È stato da irresponsabili, ma ci ha fatti tornare per qualche ora alla normalità’

E con il 18enne approfondiamo il discorso. «Non era un party organizzato e credo che il fatto che ci siamo ritrovati in così tanti sia bello». Sì, ma c'è una pandemia in corso. «Vero, e tanti non avevano la mascherina e io faccio parte di loro purtroppo. Lo so che è sbagliato. Ma per un attimo è come se non ci fosse stato il Covid. È stato da irresponsabili, ma ci ha fatti tornare per qualche ora alla normalità. Eravamo lì, felici, e pensavamo solo a ballare. Onestamente, se potessi tornare indietro lo rifarei, perché davvero non ce la facevamo più a stare in casa. Se la Foce resterà aperta andrò di nuovo. La maggior parte dei giovani non sono come quelli che hanno fatto il casino con la polizia». E fra amici e compagni di scuola, in questi giorni non si parla d'altro: «Ne abbiam parlato un sacco e tutti pensiamo la stessa cosa. Quelli che sono andati a ballare, quindi anche noi, avrebbero potuto restare a casa e quelli che hanno lanciato le bottiglie sono dei deficienti, e in generale tutti abbiamo tradito la fiducia dataci dalle autorità, ma tanta gente penso che non capisca questa cosa».

‘Potrebbe ricapitare, si sentono forti’

 

E a proposito di autorità, entrambi si schierano a favore della polizia. «Sabato sera avevano ragione loro, sono intervenuti in maniera tranquilla inizialmente» per Mauro; «massima solidarietà per loro, sono ragazzini che cerano lo scontro e questo non va bene, anche io quando ero adolescente mi sono picchiato con dei ragazzi ma quando vedevamo la polizia scappavamo» ammette invece Alessio. E il timore, è comune: «Purtroppo potrebbero esserci altre scene di questo tipo, ci sono stati solo due fermi e loro ora pensano di averla avuta vinta, si sentono forti. Quello è il problema di base».

 

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