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08.03.21 - 23:26

Scontri a Lugano: ‘A giorni il rapporto su sgombero Molino’

Il sindaco Marco Borradori e il vice Michele Bertini stigmatizzano la manifestazione non autorizzata avvenuta alla Stazione Ffs e le violenze derivate

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Maschere, mascherine e tanta tensione (Ti-Press)

«La polizia deve fare la polizia e questa è la linea che difendo con convinzione». A poche ore dalla manifestazione non autorizzata alla Stazione Ffs di Lugano sfociata in episodi di violenza fra manifestanti e polizia, il capodicastero Sicurezza di Lugano stigmatizza l'accaduto. «Non sono dei bei momenti per la comunità – premette Michele Bertini –. Certamente posso dire che questi episodi, che purtroppo capitano anche in altre realtà urbane della Svizzera, non devono capitare. Come Città siamo già stati chiari mesi fa: non tolleriamo manifestazioni non autorizzate, vandalismi, violenza gratuita e atti fuori da ogni logica di convivenza. Non facciamo i perbenisti: il diritto di manifestare pacificamente è tutta un'altra cosa. L'autorità ha delle responsabilità verso tutti i cittadini che si comportano bene e queste vanno espletate in ogni momento. Viviamo in uno stato di diritto, dove ci sono leggi di convivenza da rispettare e chi non lo fa deve essere pronto a incorrere in una sanzione».

I primi volantini venerdì scorsi

Stando a diversi testimoni e ai manifestanti stessi, la polizia avrebbe avuto la mano un po' pesante in alcuni casi. «Non ho ancora un rapporto fra le mani – precisa il vicesindaco –, ma i nervi non dovrebbero saltare. Tuttavia, dalle informazioni che abbiamo e anche dai video che girano sui social e che mi sembrano abbastanza eloquenti, mi pare evidente da chi sia partita la violenza e che la polizia ha soltanto cercato di fare il suo lavoro in un contesto difficile». Bertini puntualizza inoltre che «già venerdì scorso sono stati trovati dei volanti che annunciavano la manifestazione non autorizzata e quindi è stata pianificata una presenza di polizia adeguata». Ulteriori informazioni a tal proposito ci sono state fornite dal sindaco: «A un certo punto i manifestanti hanno deciso di bloccare i treni in transito sul binario 1 – spiega Marco Borradori –. Non vorrei passare da sceriffo, ma abbiamo l'obbligo di parità di trattamento: se qualcuno occupa i binari abbiamo l'obbligo di spostarlo». Durante la serata la tensione è salita alle stelle non solo fra manifestanti e agenti, ma anche fra i primi e alcuni passanti che invece hanno sostenuto la polizia. «Mi metto nei panni di tutte quelle persone che, in tempo di Covid e quindi con le relative difficoltà e limitazioni, si recano al lavoro al mattino e alla sera desiderano solo tornare a casa e invece si ritrovano questa situazione in stazione: arrabbiarsi è comprensibile» valuta il sindaco.

A giorni il rapporto sullo sgombero dell'ex Macello

E sebbene secondo le fonti municipali non tutti i partecipanti alla manifestazioni risulterebbero riconducibili al Centro sociale autogestito (Csoa) Il Molino, una parte dei giovani identificati lo sarebbero. «La convivenza con il Csoa è un problema, lo sappiamo – osserva Borradori –. È chiaro che quanto accaduto non migliora la loro situazione. Negli ultimi mesi non ci sono state provocazioni da parte dell'ente pubblico, invece questa manifestazione mi sembra un atto polemico e violento gratuito. Sono cose che non devono succedere. Mi riallaccio a quanto successo a fine ottobre, quando una giornalista (una nostra collega, ndr) era stata presa a testate. Un atto che sta a significare la mancanza di spirito democratico. Già allora il filo si era spezzato. Come Municipio avevamo commissionato un rapporto alla polizia riguardo a tutti gli scenari di un eventuale sgombero dell'ex Macello. Adesso questo rapporto è quasi pronto e ci verrà presentato a breve». 

Nell'attesa, Borradori e Bertini sottolineano che nei prossimi giorni la Città «terrà alta la guardia» per evitare che si manifestano vandalismo o «altri episodi che possano turbare l'ordine pubblico».

 

Leggi anche:

Manifestazione alla stazione, scontri conclusi senza arresti

Una testata come scusa della disobbedienza

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