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Arrivare alla fine del mese sta diventando un problema per un sempre maggior numero di persone (Ti-Press/Archivio)
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09.03.21 - 06:00
Aggiornamento: 12:38

Lugano: col Covid la povertà cresce a tutti i livelli

Più disoccupati, più persone in assistenza, più utenti degli enti d'aiuto: il disagio socioeconomico è in forte crescita. Fase transitoria, o solo l'inizio?

 La sensazione nella Lugano ai tempi del Covid è quella di un forte disagio sociale, una povertà crescente soprattutto nelle categorie già toccate da un certo declino della città a livello economico negli scorsi anni. Ma come stanno realmente le cose? Impressioni a parte, qualche cifra può dare un'indicazione oggettiva. Le persone in assistenza sociale domiciliate a Lugano sono aumentate, nel giro di un anno, di 130 unità da 2'127 a 2'258. Le richieste di un aiuto puntuale da parte del Comune, per sua natura una misura transitoria, mostrano per contro un andamento oscillate tra i 50 e i 113 casi mensili, ma su base annuale un aumento c'è: nel 2020 stando agli ultimi dati, vi sono state 951 richieste con un aumento del 24% rispetto al 2019, e quasi un raddoppio se si torna alle cifre fino al 2015, anche se gli aiuti pro capite sono scesi sotto i mille franchi (872'000 franchi in totale nel 2020). Vi è poi la statistica delle persone beneficiarie dell'indennità disoccupazione, che sono aumentate del 20% circa da 2'400 a 2'827 casi. È forse l'elemento più preoccupante in prospettiva, dal momento che la triste trafila di chi non ritrova un nuovo posto di lavoro, terminate le indennità di disoccupazione, si svolge su un piano inclinato che conduce verso l'assistenza sociale.

Fin qui tanti aiuti: gli effetti si vedranno col tempo

Fin qui le nude cifre. Che segnali capta chi può vedere la situazione da un punto di vista particolarmente vicino a queste tematiche? «A Lugano disponiamo di un regolamento per l'aiuto sociale e sì, le cifre che vediamo sono crescenti, c'è un peggioramento della situazione, in relazione anche alle conseguenze della pandemia, anche se al momento non assistiamo a un'esplosione. Chiaramente gli effetti della pandemia si vedranno meglio nel tempo, i danni arrivano per così dire a scoppio ritardato anche perché fin qui sono stati distribuiti aiuti cantonali e federali legati alla pandemia» ci risponde il municipale Lorenzo Quadri, titolare del Dicastero Formazione, sostegno e socialità all'interno dell'esecutivo cittadino. Il Regolamento sulle prestazioni comunali in ambito sociale a Lugano esiste dal 2007 ed è il primo aiuto per chi viene a trovarsi nei guai grossi a livello economico. «Il vantaggio di questo strumento è che si basa sulle soglie di reddito, dunque può coprire tutte le situazioni fino a un massimo che va da 3'000 franchi all'anno per i single, 4'000 per le coppie e 500 per ogni figlio. Naturalmente non è sostitutivo dell'assistenza, l'obiettivo non è quello. Si tratta in effetti di un ‘pronto soccorso’ che anticipa – ed evita, dove possibile – i meccanismi dell'assistenza sociale».

Preoccupano i giovani che non riescono a entrare nel mondo del lavoro

Resta il fatto che i principali indicatori confermano il momento difficile. Quali sono le categorie più colpite? Ancora Quadri: «In generale gli indipendenti, come gli artigiani, poi in generale le persone singole e le famiglie monoparentali. In misura minore, anche le famiglie numerose. In realtà un altro tema che preoccupa un po' tutti è quello dei giovani che non riescono nemmeno a entrare nel mondo del lavoro. Chiaramente, il rischio è quello di una vita in assistenza sociale». Il tema della città che attrae come una calamita le persone in difficoltà, non sembra infine convincere il municipale. «Potrebbe essere, ma in realtà il bisognoso non si trasferisce appositamente da un Comune all'altro. È capitato qualche caso di ‘scaricabarile’ fra assistenti sociali di diversi comuni, ma la clausola che richiede un tempo minimo di domicilio a Lugano, per ottenere l'aiuto, basta per evitare fenomeni un po' strani che potrebbero succedere».

Esplose le richieste alla Croce Rossa

Lugano con circa 67'000 abitanti e il Luganese con oltre 150'000 sono evidentemente il cuore demografico del cantone, la regione economicamente più sviluppata ma allo stesso tempo anche quella con la più grossa fetta di disagio socio-economico. Sono numerosi quindi gli enti attivi in quest'ambito, spesso strettamente coordinati con la Città. Ne abbiamo sentiti alcuni per fare il punto, e il trend è confermato: la povertà è in aumento.  «Sì, anche noi abbiamo constatato un grosso aumento di richieste – conferma Josiane Ricci, direttrice della sezione sottocenerina della Croce Rossa Svizzera (Crs), con sede a Lugano –. Infatti nell'ultimo anno c'è stato un raddoppiamento del numero di richieste per il Luganese, che sono passate da 367 nel 2019 a 791 nel 2020. E l'aumento è stato ancor più esponenziale a livello di aiuti concessi, grazie anche ai fondi della Catena della solidarietà abbiamo potuto aiutare maggiormente, in particolare con il pagamento delle fatture e con i buoni spesa. Siamo passati da 91'000 a 415'000 franchi: +350%». La Crs aveva già diversi utenti prima della crisi, ma questi sono dunque più che raddoppiati l'anno scorso. Si tratta in particolar modo di «persone toccate dalle restrizioni: gli indipendenti, i precari e i lavoratori a ore o su chiamata. Spesso si è trattato di famiglie, monoparentali o comunque con figli – precisa la direttrice –. Persone che magari già prima avevano un budget modesto ma riuscivano a tirare avanti senza o con piccoli aiuti, e che a causa o del lavoro ridotto o della disoccupazione o di altri fattori si sono trovati con una minor fonte di reddito. C'è chi ha fatto capo ai propri risparmi, ma poi anche quelli sono finiti».

Oltre a quello finanziario, il malessere psichico

Ma il disagio scaturito dalla crisi, evidenzia la nostra interlocutrice, non è soltanto finanziario. «La crisi non finirà quando si riaprirà. Le chiusure, oltre a quelle finanziarie, hanno evidenziato anche tante altre fragilità. Si riscontra spesso anche un malessere psichico, mentale. La paura del contagio, la solitudine, l'isolamento, l'incertezza del futuro: sono tutti fattori destabilizzanti e che avranno ancora conseguenza quantomeno a medio termine. Ci vorrà del tempo per ritrovare una stabilità». È già quindi possibile predisporre dei servizi di aiuto anche per questo malessere? «Definire dei progetti mirati per ora è prematuro. Ma siamo pienamente consapevoli che qualche forma di aiuto andrà potenziata. Siamo sempre all'ascolto e cerchiamo di dare delle risposte ai bisogni che arrivano dal territorio: ascoltare le esigenze è il fondamento dell'aiuto verso il prossimo. Tanti nostri servizi sono nati così».

Le richieste di aiuto ai servizi sociali della Crs sono quindi esplose. E in attesa di capire se e quali altre forme di sostegno attuare, l'ente in quest'ultimo anno ha riorganizzato diverse proprie attività «per continuare a sostenere la popolazione e in particolare i nostri utenti. Ad esempio – spiega Ricci –, il servizio visite: siccome i volontari per rispettare le norme non potevano più recarsi a domicilio dagli anziani, sono state introdotte delle telefonate sostitutive. Non è la stessa cosa, ma questo ha permesso agli anziani di mantenere un contatto regolare con qualcuno e di avere un po' di compagnia. Discorso simile per la biblioteca: essendo stata a lungo chiusa, abbiamo avuto dei volontari che si sono organizzati per consegnare i libri a domicilio. Per quanto riguarda poi lo Spazio famiglie e il sostegno, ad esempio, ai bambini nei compiti scolastici siamo riusciti a organizzare i servizi online».

Alla Caritas soprattutto persone in età da lavoro

Un'azione simile la svolge anche Caritas, presente nel Luganese con un grande negozio a Pregassona e in genere con un'attività capillare. «Bisogna anzitutto precisare che è difficile fare un paragone tra la situazione straordinaria che stiamo vivendo attualmente e gli anni precedenti – puntualizza Marco Fantoni, direttore di Caritas Ticino –. A livello cantonale abbiamo sicuramente riscontrato un aumento di richieste nel corso del lockdown primaverile e durante i mesi tardo autunnali. A chiedere il nostro sostegno sono stati prevalentemente gli individui della fascia di età che va dai giovani adulti ai 65enni, sia single sia membri di nuclei familiari e piccoli imprenditori». Il motivo principale è da ricercare nella diminuzione delle entrate. «Ci sono persone che non possono più svolgere la propria attività a causa di problemi legati all’emergenza sanitaria di salute. Altre invece sono state costrette a passare al lavoro ridotto e, di conseguenza, hanno subito una riduzione del salario. Certo, la gente può far fronte alle spese e ai costi fissi attingendo ai propri risparmi ma, una volta esauriti quelli, è necessario trovare altre soluzioni». Caritas Ticino dal canto suo «ha offerto il suo aiuto attraverso buoni acquisto per generi alimentari e facendosi carico del pagamento di alcune fatture». Su come evolverà la situazione in futuro «è difficile fare una previsione. L’auspicio è che i vaccini possano favorire un ritorno alla normalità», conclude Fantoni.

Dalle Vincenziane c'è la coda

«Certo, purtroppo abbiamo avuto anche noi molte più richieste – ci dice poi Gabriella Pescia, presidente dell'Associazione Volontarie Vincenziane –. Numerose persone hanno perso il posto di lavoro, aumentando il disagio nelle famiglie. Abbiamo fatto di più, dando tanti buoni per la spesa e indirizzando le persone verso altri enti. Per diversi mesi siamo stati chiusi anche noi e abbiamo lavorato prevalentemente al telefono, facendo quel che si poteva.  Oggi al nostro centro d'ascolto, aperto tre mattine a settimana, si lavora tanto. Spesso c'è la coda fuori». E da chi arrivano queste richieste? «C'è un po' di tutto. Molte sono famiglie, soprattutto se numerose, e tanti sono stranieri. Accogliamo le richieste, ma decidere se e come intervenire spetta al Consiglio di Fondazione, che si riunisce due volte al mese. I servizi di aiuto sono numerosi e variegati. Non riusciamo purtroppo a dare seguito a tutto, ma facciamo del nostro meglio».

Cresce la pressione anche al Tavolino Magico

Il disagio ha innumerevoli volti, e alcuni di questi arrivano a toccare direttamente i bisogni primari dell'essere umano. È il caso delle persone che si rivolgono ad esempio a Tavolino Magico, associazione che distribuisce cibo fresco ai più bisognosi in tutto il cantone. Ne abbiamo parlato con la responsabile della comunicazione. «A Lugano (a Cornaredo, Pregassona e Viganello, ndr) abbiamo tre centri di distribuzione (Cornaredo, Pregassona e Viganello) – spiega Simonetta Caratti –, dove ogni settimana la nostra associazione distribuisce oltre tre tonnellate di cibo fresco (frutta, verdura, carne, yogurt, pane) a circa 630 persone residenti in città. Se allarghiamo lo sguardo al Luganese, i centri diventano cinque (con Caslano e Lamone, ndr) e si moltiplicano le persone aiutate ogni settimana. Già solo queste cifre la dicono lunga sulla precarietà nel Luganese, dove ogni settimana un migliaio di persone riceve una spesa grossa: sui cinque chili di merce per poter mangiare o pagare altre fatture, coi soldi risparmiati». Un contesto nel quale la crisi si sta facendo sentire. «La pressione cresce, più persone bussano alla nostra porta: verso fine 2020 abbiamo visto aumentare i nostri beneficiari del 10%, passando in Ticino da 1'800 persone aiutate nei nostri quattordici centri di distribuzione ogni settimana a 2’016. A Lugano i nuovi beneficiari, le nuove vittime della pandemia, sono soprattutto famiglie: una delle ultime arrivate conta sette persone con bambini dai 4 ai 16 anni. I genitori di regola sono 40enni e anche qualche single. Persone che momentaneamente sono in difficoltà sia per il lavoro ridotto sia perché il lavoro non ce l’hanno più. Erano produttivi, e si spera possano rimettersi sui binari a pandemia conclusa».

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