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16.02.21 - 11:54
Aggiornamento: 15:28

Lugano: quattro anni al prete che stuprò una 18enne a Rimini

È stato condannato il sacerdote 50enne arrestato l'anno scorso a fine maggio. 'Ho agito per egoismo' ha ammesso dinanzi alla Corte delle Assise criminali

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Il sacerdote stuprò la 18enne a Rimini dopo un concerto (Ti-Press/Archivio)

«Ho agito per egoismo. Lei mi piaceva e volevo un rapporto sessuale con lei». Si è giustificato così il sacerdote che nel 2013 stuprò una 18enne durante un viaggio a Rimini, interrogato dal presidente della Corte delle Assise criminali di Lugano Amos Pagnamenta. L'imputato è stato condannato stamattina a quattro anni di detenzione, al termine di un processo di rito abbreviato. Il caso è emerso l'anno scorso a fine maggio, dopo l'arresto dell'uomo, suscitando clamore – oltre che per la fattispecie – per essere stato il primo abuso sessuale commesso da un ecclesiastico comunicato direttamente dalla Curia.

Vittima psichicamente fragile

Il prete – un 50enne del Locarnese, che all'epoca dei fatti era attivo in una Parrocchia del Luganese, regione d'origine della vittima – ha ammesso i fatti. Si tratta di un unico episodio di violenza carnale avvenuto in Italia e di una serie di baci ed effusioni scambiate con la ragazza in Ticino, quando questa aveva fra i 17 e i 19 anni d'età. A impressionare, nella storia, è principalmente il profilo della vittima. Una ragazza sì molto giovane, ma soprattutto fragile. Fin dall'età di 13 anni si era inferta tagli al braccio sinistro e aveva assunto dosi elevate di farmaci. Un disagio psichico che col tempo è peggiorato, tant'è che a 17 anni c'è stato il primo ricovero di una serie in clinica psichiatrica, dove le fu diagnosticato un disturbo di personalità emotivamente instabile di tipo borderline. Diagnosi rimasta inalterata fino al suicidio della giovane, a 22 anni tre anni fa.

Da parroco a compagno di bevute

Nel frattempo, a causa anche della fragilità della figlia, la famiglia – la madre in particolar modo – si è appoggiata al sacerdote, che ne ha conquistato la fiducia. I legami sono diventati stretti anche con la ragazza, al punto che ne è diventato il padrino di cresima. Un rapporto amichevole, che però col tempo avrebbe cambiato natura. Da parroco è diventato compagno di sbornie, fornendo alla ragazza l'alcol del quale era diventata dipendente per espugnarne l'affetto. Secondo la ricostruzione della procuratrice pubblica Chiara Borelli a quel punto l'imputato sarebbe diventato un secondo padre, a tal punto che solo a lui la giovane confessò l'aborto patito a 18 anni. Proprio quest'episodio sarebbe stato utilizzato dall'uomo come strumento per iniziare a isolarla nella sua malattia, arrivando così a baciarla e in un'occasione a palpeggiarla.

Lo stupro dopo un concerto, in albergo

Ma l'episodio più grave si consumò a Rimini: due giorni, dal 15 al 17 novembre, per assistere al concerto di Emma Marrone. Una trasferta che la ragazza non voleva compiere, forse allarmata da quanto precedente avvenuto in Ticino e dall'escalation di un rapporto che non era più come avrebbe dovuto essere. Ciononostante, vittima e carnefice sono partiti e la situazione è degenerata il secondo giorno: avendola fatta bere alcol sin dal pomeriggio, alla sera il 50enne ha raggiunto la 18enne ormai completamente ubriaca in albergo, dove l'ha stuprata. Una violenza proseguita poi sotto forma psicologica nei giorni successivi, quando l'uomo ha da un lato intimato alla giovane di non dire a nessuno l'accaduto per evitare che lui finisse nei guai e d'altra parte le ha fatto intendere che non sarebbe mai stata creduta.

In comunità religiosa ‘per recuperare la dimensione spirituale’

Ciononostante, dopo un primo tentativo andato a vuoto nel 2015, la ragazza ha trovato la forza di raccontare quanto successo. Delle confidenze non rimaste inascoltate e arrivate l'11 marzo dell'anno scorso anche alle orecchie del vescovo Valerio Lazzeri, che ha a sua volta interpellato la Commissione diocesana di esperti per la gestione di casi di abusi sessuali in ambito ecclesiastico, che ha infine deciso la segnalazione in Magistratura. Nel frattempo il presbitero – a indagini iniziate già tornato nel Locarnese – è stato sospeso dall'esercizio del ministero e passerà certamente del tempo prima che possa recuperare le proprie funzioni. Quando avrà terminato di scontare la condanna a quattro anni di carcere, «sarà da prevedere un periodo prolungato in una comunità religiosa per recuperare la dimensione spirituale» ha ammesso il sacerdote in aula.

Oltre ai reati di coazione sessuale e violenza carnale, il 50enne difeso dall'avvocato Luigi Mattei è stato anche riconosciuto colpevole di contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti, avendo consumato almeno un chilo di marijuana fra il 2017 e il 2020, venendo pertanto condannato anche al pagamento di una multa di 500 franchi.

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