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03.09.20 - 20:01
Aggiornamento: 23:14

Naturalizzazioni a Lugano, la Lega in 'sciopero dello zelo'

I commissari delle Petizioni riconsegnano tutti gli incarti. I tempi dell'esame si allungano e potrebbe scattare la segnalazione all'autorità di vigilanza.

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Il capogruppo leghista in Consiglio comunale Boris Bignasca (Ti-Press)

“I rappresentanti della Lega dei Ticinesi nella Commissione delle petizioni hanno di comune accordo deciso che, a decorrere da oggi, non parteciperanno più ai lavori commissionali concernenti le procedure di naturalizzazione. Gli incarti in loro possesso vengono di conseguenza riconsegnati alla Cancelleria per il tramite del Segretario della Commissione, perché li assegni ad altro commissario, desideroso di proseguire con un lavoro che si è ampiamente rivelato inutile”. È un passaggio della lettera diffusa stasera dai quattro membri leghisti della Commissione delle petizioni del Consiglio comunale di Lugano. La decisione si rifletterà anche nell’esame dei messaggi municipali nel legislativo: d’ora in avanti il Gruppo della Lega si asterrà dall’esprimere il proprio voto sulle naturalizzazioni nel legislativo.

Scelta politica e possibili conseguenze

La scelta è politica ed è destinata a far discutere. Non si può dire che sia un ‘fulmine a ciel sereno’. Bensì una decisione attesa dopo l’abbandono della seduta di Consiglio comunale di lunedì 6 luglio in occasione del voto su una richiesta di naturalizzazione e in seguito alle perplessità espresse dalla Lega dei ticinesi sull’eccessivo numero di petenti e sulla presunta facilità nell’ottenimento del passaporto svizzero. Conseguenze? L’accumulo di incarti a carico degli altri nove membri delle Petizioni con l’inevitabile allungamento dei tempi dell’esame delle procedure. Dal punto di vista giuridico-legale, non dovrebbe succedere nulla di particolare. Potrebbe invece scattare la segnalazione all’autorità di vigilanza in caso di ripetuti mancati esercizi della carica da parte dei quattro consiglieri comunali Gianmaria Bianchetti, Nicholas Marioli, Enea Petrini e Omar Wicht che hanno comunicato la loro decisione ieri sera e che riconsegneranno tutti gli incarti in loro possesso alla Cancelleria comunale affinché vengano assegnati ad altri commissari. Quali risvolti potrebbe avere tale mancata partecipazione? La legge sulla concessione della cittadinanza prevede procedure che hanno valenza amministrativa anche se sono decise dai legislativi e i candidati hanno diritto ad avere una risposta (auspicabile in tempi non ‘biblici’). In altri cantoni svizzeri tale procedura spetta ai municipi, proprio per evitare che i candidati che soddisfano tutti i requisiti si vedano negare la cittadinanza dai legislativi nonostante siano in regola. In caso di ricorsi, infatti, i petenti l’avrebbero vinta.

Troppe criticità e quel caso all’ultimo Cc

Ma torniamo al caso concreto. “La questione della procedura adottata dalla Commissione delle petizioni nell’esame e nell’evasione delle richieste di naturalizzazione nel nostro Comune come pure della valutazione delle stesse nel plenum del Consiglio comunale è stata oggetto di attenta analisi da parte del Gruppo della Lega dei ticinesi”, prosegue la nota stampa. Troppe le criticità emerse. E il caso che ha fatto abbandonare l’aula nel corso dell’ultima seduta di Consiglio comunale deve aver fatto ‘traboccare il vaso’. Secondo la Lega, il “principio alla base di ogni valutazione dei petenti e fattore determinante per l’accoglimento o meno di una tale istanza deve essere l’integrazione, sotto tutti i possibili punti di vista”. E, agli occhi dei rappresentanti del movimento di via Monte Boglia, “tali premesse sono state gravemente disattese, sia all’interno della Commissione delle petizioni sia all’interno del Consiglio comunale”.

Il diritto alla privacy c’è in altri Comuni

Nella lettera dei quattro commissari si legge “l’aver pubblicamente ridicolizzato il lavoro della nostra Commissione (delle petizioni, ndr) ma anche di aver dimostrato l’inutilità del mandato conferito alla stessa in ambito di naturalizzazioni. Ai fautori della incondizionata e facile concessione dell’attinenza luganese, inoltre, va pure la colpa di aver delegittimato l’importante e preciso lavoro svolto dall’amministrazione comunale incaricata dell’esame dei singoli dossier”. La concessione dell’attinenza comunale, è ritenuta dalla Lega “un elemento cardine nell’ottenimento della Cittadinanza svizzera” ma “viene in fine relegata a uno sterile momento grazie alla compiacenza dimostrata in occasione del voto di ogni singolo messaggio municipale. Invenzione tutta luganese, mascherata da un inesistente diritto alla privacy, priva il Plenum del diritto di esprimersi in maniera efficace e costruttiva in una questione che dovrebbe essere vista dal candidato come un vanto, anziché una vergogna”. Questa, però non è un'invenzione luganese ma è prevista da regolamenti di altri Comuni. I quattro commissari delle Petizioni continueranno a partecipare alle sedute della commissione in tutte le altre tematiche.
 
 
 
 

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