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Luganese
23.02.19 - 06:000

'Tra 10 e 15 minori all'anno infrangono la Legge sulle armi'

Mentre proseguono le indagini per quanto accaduto all'Istituto Elvetico di Lugano, il magistrato dei minorenni rivela le cifre di un fenomeno poco noto

«No, assolutamente non condivido». Di fretta e con poca voglia di parlare. I pochi genitori che siamo riusciti a intercettare ieri all’uscita dell’Istituto Elvetico di Lugano – dove un bambino di quinta elementare ha portato un’arma da fuoco lunedì scorso –, sono concordi. L’intenzione di una madre, che sul ‘Cdt’ di ieri ha espresso la volontà di fare di tutto affinché l’alunno sia espulso, non trova l’unanimità. Anzi: a tutti i nostri interlocutori l’auspicio sembra esagerato «perché sappiamo com’è andata e non c’è stato un reale pericolo per i nostri figli».

Nonostante le sollecitazioni, non siamo riusciti a ottenere un riscontro dal direttore della scuola, don Claudio Cacioli. È la direzione che ha informato, a tre giorni dal fatto, le famiglie. E sempre il direttore – pur ritenendolo un fatto grave – ha definito l’accaduto “una bravata”. Infatti, l’arma portata, una pistola sportiva, non solo sarebbe stata scarica (alcuni proiettili, per altro incompatibili con l’oggetto, sarebbero stati distribuiti ai compagni, che avrebbero poi segnalato il caso), ma non sarebbe neppure – fortunatamente – stata brandita. Nessuna scena di panico apparentemente quindi.

E mentre ieri sera si è tenuta un’assemblea straordinaria dei responsabili di classe dell’istituto, il direttore della Divisione scuola del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (Decs) sottolinea che vi siano i margini per discutere di modifiche ai regolamenti. «Le nostre normative non trattano la questione specifica dell’introduzione delle armi a scuola – spiega Emanuele Berger, da noi sentito –, semplicemente perché finora il problema non si era posto». «I primi compiti della scuola restano l’educazione e la prevenzione» ricorda. E molto viene già fatto, affrontando le varie sfumature della violenza. L’Elvetico «è una scuola privata parificata. Il Decs fa una vigilanza didattica, sono integrati nei programmi educazionali, come in quelli preventivi. Sicurezza e organizzazione sono comunque di loro competenza».

E se la Magistratura dei minorenni ci ha confermato di aver aperto d’ufficio un incarto (cfr. correlato), non è stato possibile avere informazioni su un’ipotetica inchiesta a carico di chi quell’arma avrebbe dovuto custodirla, in quanto suo proprietario: il fratello maggiore del bimbo.


Rischio ipotetico: ‘Ammonimento o giornate di lavoro’

«Sì, ho aperto l’incarto perché nei casi d’ipotetica infrazione alla Legge federale sulle armi, gli accessori di armi e le munizioni (Larm) la procedura viene avviata d’ufficio». Siamo ancora per evidenti motivi di tempo in uno stadio embrionale, ma il bambino che ha portato la pistola a scuola è ufficialmente sotto indagine. A confermarcelo è il magistrato dei minorenni Reto Medici. Quanto accaduto lunedì all’Istituto Elvetico di Lugano potrebbe configurarsi quindi come un’infrazione alla Larm. Forse anche doppia: un reato potrebbe averlo commesso anche l’adulto responsabile dell’arma, che non l’avrebbe custodita adeguatamente.

Tornando al minore, che tipo di conseguenze penali potrebbero profilarsi? «Dipende chiaramente da cosa emerge durante l’inchiesta – ricorda Medici –, la sanzione comunque va dall’ammonimento alle giornate di lavoro». Diverso il caso per i bambini sotto i 10 anni: «Non sono punibili, in tal caso spetterebbe ai genitori o all’istituto scolastico dar loro una sanzione o perlomeno farli riflettere su quanto commesso».

In questi casi ‘li convoco per capire’

Sebbene casi come questo siano una rarità, di infrazioni alla Larm da parte di minorenni ce ne sono, «10-15 all’anno» in Ticino, i casi segnalati. «Ci sono quelli che vengono intercettati dall’Amministrazione federale delle dogane comprando armi in internet o altri che vengono trovati in possesso di coltelli serramanico, tirapugni o soft-air». Ma è piuttosto raro che siano coinvolti bambini: «Generalmente riguardano più gli adolescenti, fra i 15 e i 18 anni». «Quando capitano queste infrazioni convoco sempre i minori per capire il caso, specialmente quando dai verbali emerge che alla sera escono con un coltello serramanico – sottolinea il magistrato –. Se mi dicono che li portano per difesa, spiego che non va bene: se ci si sente in pericolo si chiamano le forze dell’ordine». Un’ultima riflessione riguardo proprio alle armi da fuoco: «L’aumento della vendita agli adulti registrato negli ultimi anni, ci deve un po’ preoccupare».

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