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10.01.19 - 12:180
Aggiornamento 13:59

Microplastiche, Ceresio inquinato quasi quanto il Verbano

Presentato oggi lo studio condotto dal Dipartimento del territorio: nel lago di Lugano sono state rilevate concentrazioni pari a 213'500 per kmq

Inquinato quasi quanto i laghi Maggiore e Lemano, ossia quelli con i valori più elevati fra i monitorati. Con 213'500 microplastiche per chilometro quadrato, il Ceresio non esce bene dallo studio effettuato dal Dipartimento del territorio (Dt), conseguente a un'analisi simile presentata nel 2014 dall'Ufficio federale dell'ambiente (Ufam) su alcuni dei principali bacini d'acqua dolce svizzeri. Quest'ultimo aveva evidenziato che anche i laghi – come già notoriamente i mari – soffrono di questa problematica, e anche in Svizzera. Il quadro è composito – le concentrazioni sono maggiori nei laghi romandi e ticinesi e inferiori in quelli svizzerotedeschi –, mentre la media è di circa 100'000 elemnti per chilometro quadrato. Il lago di Lugano presenta pertanto valori circa doppi a questo punto di riferimento e di poco inferiori alle due maglie nere (entrambe a 220'000).

I rilevamenti sono stati effettuati a marzo e maggio dell'anno scorso: dodici campioni raccolti in parte nel ramo a Nord-Est del Ceresio (zona Gandria) e parzialmente nella zona a Sud-Ovest (vicino a Figino). «È stato effettuato un gran lavoro: di ricerca anche microscopica, di classificazione e catalogazione» ha precisato il capo dell'Ufficio della gestione dei rischi ambientali e del suolo, Nicola Solcà. Grazie allo stesso metodo utilizzato dall'Ufam – che a sua volta commissionò lo studio al Politecnico losannese – è stata raccolta una gran quantità di macroplastiche e microplastiche (queste ultime per definizione sono materiale plastico più piccolo di cinque millimetri). La stragrande maggioranza di questi (l'80% circa) sono frammenti: pezzi che derivano ossia da oggetti più grandi e spezzatisi a causa degli agenti atmosferici. Al secondo e terzo posto ci sono rispettivamente le fibre tessili e i cosiddetti film, ossia frammenti plastici molto fini. «Lo studio rappresenta uno strumento molto utile per la ricerca – ha sottolineato Solcà –, in quanto si tratta di un ambito nuovo. Vi sono però anche dei limiti: è stato analizzato soltanto quel che galleggia in superficie e a causa della rete di campionamento utilizzata non sono stati raccolti materiali inferiori ai 0,3 millimetri».

Dalle biglie presenti nei cosmetici (saponi e dentifrici per esempio) ai frammenti dei sacchetti: le microplastiche sono un universo variegato e purtroppo presente anche nel Ceresio. Ma quali rischi ci cono per l'ecosistema e per le persone? «Rischi acuti per l'ambiente sono esclusi – spiega il capoufficio –, quelli cronici vanno invece ancora approfonditi. Per quanto riguarda l'acqua potabile, mi sento di rassicurare: pur non potendo affermare che non ci siano dei residui, esistono dei sistemi di trattamento che ci permettono di dire con sicurezza che non ci sono le stesse concentrazioni che ci sono in natura».

Se i pericoli sembrerebbero in parte limitati e in parte ancora tutti da capire, certamente si può già iniziare ad agire. «Non abbiamo ancora un quadro legale di riferimento – ha spiegato il direttore del Dt Claudio Zali –, ma cercheremo comunque di fare quanto in nostro potere per fronteggiare il problema. Ci vorranno chiaramente anche delle risorse. Intanto possiamo anticipare che altri studi seguiranno: vogliamo mantenere alta la guardia». Prima di questi, il Cantone si attiverà sul fronte della sensibilizzazione, ad esempio con gli eventi 'Clean up lake': il primo in programma il 26 febbraio al Lido di Agno e il secondo il 1° giugno al Lido di Magadino. «Anche i Comuni hanno un ruolo fondamentale – ha ricordato però Solcà –, gestiscono in prima persona la filiera della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti»: i rifiuti contenuti in un cestino che viene svuotato poco frequentemente e che è sferzato dal vento può essere fonte di rischio.

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