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Luganese
11.09.18 - 06:000

Turista islamico prega in città, scatta la polemica social

L'ufficio giuridico: 'È tollerabile'. Le opinioni dell'imam e del consigliere comunale che l'ha ripresa, vittima degli attacchi dei 'leoni da tastiera'.

Tardo pomeriggio, inizio sera. È fine estate. Il passaggio pedonale tra le centralissime vie Marconi e Canova a Lugano diventa la cornice di un gesto che scatenerà le polemiche nei giorni seguenti: un uomo di fede islamica si ferma e s’inginocchia rivolgendosi a Sud-Est. Sta pregando. Si tratta verosimilmente di un gruppo di turisti: con lui tre donne, una intenta a fare selfie e video della scena, mentre un’altra – al momento in cui viene ripresa – si copre il volto col velo.

La situazione viene vista e filmata dall’avvocato Gianmaria Bianchetti, che poi la pubblica sul proprio profilo Facebook. È un attimo: il post viene ripreso sotto forma di notizia da un portale (Ticinonews), attirando clic e commenti. E sono proprio i lettori dell’articolo a scatenarsi. «Ho solo visto una scena che mi ha stupito, e lasciato perplesso, nel suo insieme – puntualizza il consigliere comunale leghista –, non ho offeso nessuno né nulla, ho soltanto scritto un commento ironico (“LVGA multikulti. Oggi 28.08.2018 d. C.”, ndr) che riflettesse la mia perplessità. Eppure mi hanno attaccato, tacciato di razzismo, c’è chi ha tirato in ballo la mia professione e dei casi che ho trattato in aula penale». Non una critica all’Islam, la sua, quindi? «No. Sono rispettoso di tutte le religioni, ma mi chiedo: cosa avrebbe pensato un musulmano praticante, se entrando in una nostra chiesa avesse trovato qualcuno intento a pregare e altri che gli facevano foto o video?». A insospettire Bianchetti quindi i selfie in un momento di preghiera. «L’interpretazione che mi sono dato è che questo filmato sia stato girato con l’intento di prendersi beffa delle nostre norme contro la legge sulla dissimulazione per il volto».

L’Ufficio giuridico: ‘È tollerabile’

Non lo sapremo mai. Quel che è noto invece è che non esiste una regolamentazione riguardo alla preghiera su suolo pubblico. «È tollerabile – ci dicono dall’Ufficio giuridico di Lugano –, a patto che non impedisca il normale uso dell’area pubblica. Quando riguarda un numero superiore di persone coinvolte e ha un fine non solo spirituale, allora si necessita di un’autorizzazione (il riferimento è al caso di Helvetia Christiana in occasione del Pride, ndr)».

Tornando alla preghiera, per un’opinione sulla diatriba abbiamo sentito l’imam di Lugano, Samir Radouan Jelassi. «Per i musulmani praticanti c’è l’obbligo di cinque preghiere al giorno (alba, mezzodì, pomeriggio, tramonto e notte, ndr) – spiega –. I turisti spesso non sanno dov’è la moschea. Alcuni pregano in albergo, altri cercano posti puliti e tranquilli, dove non danno fastidio. Non è illegale. Farne un caso è un’esagerazione, una strumentalizzazione politica. Chi prega non lo fa per disturbare, provocare o manifestare una posizione politica. Nei posti, come l’aeroporto di Zurigo, dove ci sono luoghi per tale scopo, questi vengono utilizzati e queste scene non ci sono».

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