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Luganese
06.09.18 - 16:130

Ciclisti feriti lungo i binari, Marcionni prosciolto

Dopo una serie di incidenti, nel 2012, al passaggio a livello tra Caslano e Ponte Tresa

La Pretura penale di Bellinzona (giudice Siro Quadri) ha prosciolto oggi l'ex direttore della Ferrovie luganesi Sa, l’ingegner Giorgio Marcionni, dalle accuse inerenti gli incidenti verificatisi nel 2012 al passaggio a livello tra Caslano e Ponte Tresa. «Non sono riuscito a seguire l'ipotesi accusatoria – ha esordito il giudice Siro Quadri nel pronunciare la sentenza –. Marcionni non può assumersi la colpa di un'eventuale cattiva esecuzione dell'opera di risanamento soprattutto se commissionata a una ditta seria. I pericoli (dei nuovi binari, ndr) non possono essere attribuibili alle Ferrovie luganesi così come è sbagliato attribuire la sicurezza stradale alle stesse Ferrovie. La sicurezza stradale è infatti di competenza del Cantone come la posa di apposita segnaletica».

Correva l’agosto di quell'anno quando nel giro di pochi giorni  si verificarono una serie di incidenti, coinvolti dei ciclisti, con ben nove interventi della Croce Verde. Una specie di ‘triangolo delle Bermude’ localizzato nel passaggio a livello della ferrovia Lugano–Ponte Tresa sulla strada cantonale. Tre ciclisti ebbero la peggio: una frattura importante agli arti inferiori, con danni permanenti a una gamba per il primo ciclista, un imprenditore ticinese, una frattura al braccio pure questa con danno permanente per il secondo, una triatleta italiana, e gravi ferite alla testa per il terzo ciclista, un avvocato di Luino che rimediò 40 punti di sutura. Tutti e tre caddero ‘sgambettati’ dallo spazio vuoto fra l’asfalto della strada e i binari, in quel momento oggetto di lavori di ammodernamento. Le sottili gomme delle bici da corsa entravano nell’interstizio provocando la caduta.

Problema poi risolto applicando uno spessore in gomma, capace di chiudere il buco lasciando nel contempo passare le ruote dei treni. Trovatisi in ospedale, i feriti decisero di fare causa, alla Flp, con elevate richieste di risarcimento (anche oltre i 100mila franchi), e a Marcionni, persona molto conosciuta anche per essere stata a lungo direttore della Tpl Sa. Ne seguì un travagliato percorso giudiziario. Dapprima il proscioglimento di Marcionni, col decreto d’abbandono del procuratore pubblico Antonio Garzoni. L’inchiesta venne però riaperta dalla Corte di appello e revisione penale, che accolse l’istanza di Rocco Taminelli, avvocato dei ciclisti, ordinando alla Procura degli approfondimenti. Che ribaltarono la precedente decisione: Marcionni lo scorso marzo ha ricevuto un decreto d’accusa che lo condanna per lesioni colpose gravi a 30 aliquote da 140 franchi, pena sospesa con la condizionale. L’ingegnere, tramite l’avvocato Roberto Macconi, aveva presentato ricorso contro il decreto, la vertenza è stata così dibattuta in questi giorni. La linea difensiva dell’avvocato Macconi si è basata sulla conformità dell’opera secondo le regole dell’arte, che sarebbe confermata da una perizia, e sul fatto che si trattasse di un’opera stradale, non riguardante direttamente la Flp. 

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