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Federer R. (SUI)
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(6-7 : 7-6 : 10-7)
Federer R. (SUI)
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Ultimo aggiornamento: 23.09.2018 23:23
Luganese
01.09.18 - 11:150

Montagnola, l'ex villa di Horkheimer 'è da tutelare'

Un'iniziativa del consigliere comunale Nicola Emery chiede di rendere l'ex abitazione del filosofo tedesco un bene culturale

Quasi tre lustri. Non è rimasto poco a Montagnola Max Horkheimer. Dal 1958 quasi fino alla morte, nel 1973, il celebre filosofo tedesco ha cercato di tradurre in utopia la propria vita. Un ruolo importante in quest’esperienza l’ha giocata la sua abitazione, in via Soldino. Oggi, a quarantacinque anni dalla scomparsa dell’intellettuale, la richiesta di renderla un bene culturale protetto. Ne abbiamo parlato con il professor Nicola Emery, studioso di Horkheimer, consigliere comunale a Collina d’Oro, nonché promotore dell’istanza.

Professore, che valore culturale ha la casa in questione?
Architettonico e storico. A progettarla sono stati i due celebri architetti Peppo Brivio e Rino Tami. Importanti dettagli furono discussi e stabiliti nelle lettere che Horkheimer e Brivio si scambiarono. E oltre agli esterni al giardino, ma anche diversi mobili. Si tratta poi della prima abitazione costruita nel Luganese con tetto piatto. A mio modo di vedere, tuttavia, andrebbe salvaguardata perché ha un profondo significato culturale.
A cosa si riferisce?
Quella che vediamo oggi è in realtà la metà di un progetto più ampio. Diversi anni fa è stata abbattuta infatti una casa speculare a quella di Horkheimer: vi viveva Friedrich Pollock. L’economista era un grande amico del filosofo e i due – con le rispettive compagne – hanno commissionato altrettante dimore gemelle, affinché potessero farsi visita in qualsiasi momento. Una realizzazione in piccolo dell’utopia, secondo le loro stesse parole.
Non stiamo parlando di una casa di vacanza, sembra di capire...
Decisamente no. Oltre al coté utopico, stiamo parlando di un’abitazione vera e propria. Come testimoniano le fotografie, Horkheimer ha partecipato attivamente alla vita pubblica del paese. Inoltre, Montagnola è stato anche un luogo di produzione intellettuale: diverse sono le opere bibliografiche dei due amici – fra cui uno, ‘Schegge’, scritto a quattro mani – a cui la Collina d’Oro ha fatto da cornice. Un luogo quindi che ha una valenza storica e che per questo è fonte d’interesse per gli accademici.
È possibile visitare la casa?
No: è abitata da privati. La richiesta di farne un bene protetto è legata a questo status e guarda oltre. Anche l’ex casa di Pollock era abitata da privati e quando questi hanno venduto diversi anni fa, l’edificio è stato abbattuto. Il timore è che prima o poi anche l’ex abitazione di Horkheimer possa andare incontro allo stesso destino.
Qualora l’istanza dovesse venir accolta, che destinazione potrebbe avere la casa?
Si potrebbe installarvi un museo o anche un piccolo centro di studi. Stiamo pur sempre parlando di uno dei massimi esponenti della Scuola di Francoforte: l’interesse della comunità scientifica c’è. Negli immediati pressi d’altronde c’è già la casa-museo di Hesse. Inoltre, a Collina d’Oro manca uno spazio espositivo per i numerosi lasciti artistici. Potrebbe diventarlo l’ex casa Horkheimer, perché no? L’importante per me è che si evitino la demolizione e l’ennesima operazione di speculazione edilizia.
Ha scritto anche al Comune. Potrebbe sostenerla?
Me l’auguro. Spero perlomeno che ci sia l’interesse a proteggere la struttura. Sarebbe un valore aggiunto per il territorio. Finora ho riscontrato una sensibilità positiva sul tema: pochi anni fa è stata posata una targa commemorativa, inoltre il Comune ha sostenuto un incontro pubblico sul tema. Alcune premesse mi sembra che ci siano.

Quale sarà l’esito della richiesta formulata da Emery al Cantone non è ovviamente ancora noto. La capoufficio dei Beni Culturali del Dipartimento del territorio – Simonetta Biaggio-Simona – ha specificato che non è possibile entrare nel merito della questione in questo momento. La decisione, dopo aver sentito Commissione dei beni culturali, Comune e proprietario del bene, spetta al Consiglio di Stato. D’altro canto, c’è una seconda possibilità: che la casa venga inserita nella lista dei beni protetti a livello locale. In tal caso, toccherà al Comune stabilire se sia o meno degna di protezione, in base al legame esistente fra il bene e la collettività.

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