laRegione
05.10.22 - 15:59
Aggiornamento: 16:40

‘Il mare mi ha detto: sei in gamba, ma oggi son troppo forte io’

Alessandro Veletta, a causa delle forti correnti, non ha concluso la traversata a delfino dello Stretto di Messina. Ma la sua resta un’impresa benefica

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Anche un Cavaliere Delpho, come ama definirsi, ha dovuto arrendersi alla forza di Cariddi, il mitico mostro che, come narra Omero nell’Odissea, nello Stretto di Messina risucchiava e risputava l’acqua tre volte al giorno creando vortici spaventosi capaci di inghiottire intere navi ed equipaggi. Alessandro Veletta, il noto nuotatore amatoriale di Tenero, nonché tenore lirico e animatore di Rete Tre, non è riuscito del tutto nell’impresa di attraversare il braccio di mare fra la Sicilia e la Calabria nuotando esclusivamente a delfino da una sponda all’altra e ritorno. Troppo forti, infatti, le correnti che, come ci spiega lo stesso Veletta, lo hanno spinto troppo in là rispetto ai punti di arrivo previsti, creando problemi non solo di tenuta fisica ma anche di sicurezza.

‘Sono stato dentro tre ore, era come un tapis roulant’

«Vedendo il mare adesso, in questo preciso istante sembra così placido, così dolce e tranquillo. Ma quando sei dentro è qualcosa di assurdo. Sono partito proprio da Torre Faro [la punta estrema Nord della Sicilia n.d.r.] e dopo un’ora stavo viaggiando bene» racconta, «Il problema è che dopo mi sono portato a quasi tre chilometri dal punto di arrivo della traversata di andata. In un modo o nell’altro ci sono riuscito, ma ero già arrivato a cinque chilometri e sette [rispetto ai circa 3km del tratto in linea n.d.r.]. Tornando indietro ero arrivato già a 7km, e già di per sé questa è un’impresa: come ha detto Giovanni Fiannacca, l’uomo che per 40 anni ha tenuto saldo il suo record di traversata a stile libero in 30 minuti, è una cosa comunque impensabile che un uomo di 42 anni, che non è un nuotatore agonistico, nuoti per tre ore facendo sette chilometri nello stretto di Messina. Continuavo a nuotare ma sarei potuto andare avanti anche tutta la giornata. Oggi era un tapis roulant: è impressionante questo mare, continua a viaggiare costantemente. Nuotavo, e mi spostavo, mi sono spostato proprio tanto». Uno spostamento che, oltre la fatica, ha creato peraltro al Cavaliere Delpho anche un problema di sicurezza, spingendolo quasi a ridosso del tratto di mare normalmente interessato dal traffico delle navi.

‘Il mare mi ha detto: sei stato in gamba, ma oggi ero troppo forte’

Nonostante la non riuscita, almeno tecnicamente, dell’impresa, non c’è delusione nelle parole di Alessandro: «Sono stato comunque tre ore dentro, nel mio cuore io la traversata è come se l’avessi fatta. Sono felice, perché non bisogna andare oltre i nostri limiti. Bisogna essere consapevoli e rispettare il mare. Adesso voglio ancora più bene allo Stretto di Messina: soltanto chi lo vive può immaginare che cosa è lo Stretto, fa conoscere molto te stesso – prosegue il racconto a caldo dalla spiaggia –. Io ho dato il massimo, ma quando dai il massimo e le cose vanno diversamente non puoi farci niente. Però nello stesso tempo è il mare che mi ha detto: "Sei stato in gamba, purtroppo oggi le mie correnti erano troppo, troppo, troppo forti"».

Un’impresa benefica, oltre che sportiva

Ma come è nata l’idea di questa impresa? «Volevo uscire dalla comfort zone. Ho fatto 54 chilometri nel fiume Po, a stile libero, nel Naviglio, nel lago d’Iseo. Ho fatto tanti, tanti chilometri, però ho detto "voglio fare qualcosa di diverso, e da quattro anni a questa parte ho iniziato a nuotare per piccole traversate di due-tre chilometri cercando di completarle sempre a delfino. Da lì ho creato questa filosofia, il Cavaliere Delpho: non vuol dire che tutti devono diventare tali, dei cavalieri, ma che tutte le persone che hanno un "qualcosa dentro" devono tirarlo fuori e provarci. Altrimenti se si rimane sempre nella propria comfort zone si rischia di stare veramente male, e ritrovarsi a pensare a qualcosa che non si è realizzato e, quando passa il tempo, ritrovarsi a dire: "Ah, se avessi fatto...". E allora, invece, lo fai. E io l’ho fatto, soprattutto anche per un fine benefico».

Sì, perché l’impresa di Alessandro Veletta non era solo a carattere sportivo: la traversata, infatti, era accompagnata da una raccolta fondi, tramite sponsor, in favore dell’Associazione Franca, attiva nella promozione dei diritti dei bambini e degli adolescenti. "Abbiamo al momento in corso un progetto che riguarda i minori non accompagnati, molti dei quali arrivano in Sicilia, a Catania in uno dei centri rifugiati che è uno dei più grandi in Europa, quindi abbiamo colto anche l’occasione per promuoverlo. Infatti ci fermeremo a parlarne anche in Calabria sulla via di ritorno", spiega Francesco Lombardo, presidente dell’associazione e in barca a seguire Alessandro Veletta sulle onde dello Stretto. «Oltre questo, vorrei sottolineare come la filosofia di Alessandro e il suo approccio siano d’esempio per i bambini come per gli adulti: in una società che va molto velocemente e dove praticamente tutto è semplice e scontato, ci dimostra che per raggiungere un obiettivo bisogna comunque lavorare bene, lavorare, sudare. Alessandro non solo si è allenato fisicamente, ma ha studiato le correnti, il mare. Volevamo fare presente che i limiti che ci si pone, si possono anche superare. Non ha raggiunto l’obiettivo, ma l’impresa che ha compiuto è comunque incredibile». Oltre che aiutare l’Associazione Franca, l’impresa di Veletta aveva, peraltro, anche lo scopo di sensibilizzare contro la dispersione delle plastiche e microplastiche nei mari e nei corsi d’acqua.

Il Cavaliere Delpho non si ferma

Il Cavaliere Delpho, lasciate alle spalle le fredde e movimentate acque dello Stretto di Messina, non intende comunque fermarsi. La prossima impresa a delfino lo vedrà infatti tornare a casa, in Ticino. «Il progetto è in fase embrionale: nuoterò per un’associazione creata da Rosy Nervi, volto noto della Rsi, e altre due persone, Il Diritto di splendere. Si occupano di persone, soprattutto donne che, ad esempio, per un tumore al seno, subiscono gli effetti collaterali estetici della chemioterapia: vengono coinvolti professionisti che si occupano della calvizie, del make-up, oppure dei tatuaggi per coprire le cicatrici o, ad esempio, in caso di ricostruzione del seno dopo un’asportazione, vengono interessati dei tatuatori professionisti e certificati che ricreano il capezzolo. Insomma, si dà a queste persone il diritto di splendere. Per aiutare loro, il prossimo anno dovrei nuotare per 21km in stile libero da Agno a Paradiso».

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