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24.07.22 - 18:56

Il lupo colpisce ancora in Vallemaggia, allevatori in fuga

Giovedì scorso predate almeno cinque capre in Val Rovana (Sfille) e sei pecore in Val Bavona (Antabia), dove ormai al pascolo non rimangono più animali

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Non c’è pace per gli allevatori (e i loro animali) dell’Alta Vallemaggia, dove il lupo (verosimilmente più di uno) è tornato a colpire negli scorsi giorni, appesantendo ulteriormente il già drammatico bilancio che parlava di oltre una settantina di capi predati negli ultimi tre mesi nella zona. I nuovi attacchi, secondo nostre informazioni confermate anche dal presidente dell’Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori Armando Donati, sono avvenuti entrambi giovedì 21 luglio ma in due luoghi differenti: il primo sull’Alpe Sfille, situata sopra Cimalmotto e caricata con bovini e caprini, dove sono state uccise due capre e altre tre sono rimaste ferite (sarebbero i primi caprini azzannati dal lupo in Ticino); l’altra predazione si è verificata sull’Alpe d’Antabia, situata sopra San Carlo (Val Bavona) e dove circa due settimane fa oltre una decina di pecore appartenenti a un’allevatrice leventinese erano state aggredite e uccise dal canide selvatico. Episodio che aveva spinto la stessa contadina a "scappare" al piano con i suoi animali da reddito. Altri due allevatori avevano invece deciso di provare a lasciare ancora gli ovini al pascolo, ma non è decisamente andata bene visto che il lupo è tornato e li ha attaccati, uccidendone 6-7. E costringendo infine anche questi due allevatori a lasciare l’alpe, dove delle circa 400 pecore che vi pascolavano fino a poche settimane fa, non c’è più traccia.

«Siamo ridotti a questo, i nostri allevatori con i loro animali devono scappare dal lupo – afferma Donati –. È davvero triste e crea non pochi problemi agli allevatori, perché chiudere gli animali in stalla con questo caldo è impossibile e trovare un altro posto per farli pascolare non è evidente. Le pecore sono animali che soffrono molto le alte temperature e posso solo immaginare la sofferenza degli animali scesi da Antabia l’altro giorno. Che io sappia, un allevatore dovrebbe essere riuscito a trovare un’alternativa, ma l’altro la starebbe ancora cercando e per il momento tiene le pecore a casa sua».

‘Dove una volta passavano gli spalloni, oggi passano i lupi’

Come detto i due attacchi appena descritti sono solo gli ultimi di una lunga serie nella zona, che si era aperta lo scorso 30 marzo a Cerentino con la predazione di una pecora e tre agnellini da parte di tre lupi penetrati all’interno della recinzione dov’era custodito il bestiame e messi in fuga dall’intervento del proprietario. Allevatore che si era visto nuovamente uccidere dai lupi 19 capi il 26 aprile, episodio che lo aveva spinto a scaricare le carcasse a Bellinzona davanti al governo ticinese in segno di protesta. Il 18 maggio era poi arrivato dal Consiglio di Stato il via libera per l’abbattimento di un lupo (erano di più gli esemplari accertati) ritenuto responsabile delle predazioni, decisione sulla quale le autorità avevano però fatto dietrofront meno di un mese dopo in quanto dagli esami del Dna era emerso che la responsabilità non fosse da attribuire a lupi singoli bensì a un branco transfrontaliero dell’Onsernone. Nel mezzo (il 30 giugno) circa altri 40 ovini, appartenenti sempre allo stesso allevatore, erano stati sbranati, pochi giorni dopo l’uccisione da parte del branco (presumibilmente) di un vitello poco oltre il confine svizzero (sull’alpe Cravariola, raggiungibile salendo anche dalla Rovana).

«È probabile che il lupo o i lupi che hanno colpito a Sfille siano gli stessi dell’Alpe Cravairola, che non è lontana, mentre da quello che si può presumere i predatori che hanno attaccato ad Antabia potrebbero arrivare dalla Val Antigorio. Dove una volta passavano gli spalloni con le bricolle, oggi passano i lupi. In ogni caso non è facile ricostruire la situazione esatta e le dinamiche, perché ad esempio se si tratta davvero di un branco (e c’è chi dice che potrebbero essere anche due quelli transfrontalieri) bisogna anche capire come si spostano i vari componenti. Di certo c’è che si tratta di lupi, ma per il resto noi allevatori brancoliamo nel buio e ci sentiamo abbandonati, così non si può andare avanti».

Già, ma chi dovrebbe intervenire? Nel caso del presunto branco, la palla è tornata a Berna, ma qualche settimana fa rispondendo a una lettera della stessa Associazione Svizzera per la protezione del Territorio dai Grandi Predatori, la consigliera federale Simonetta Sommaruga aveva affermato che il Consiglio federale "è pienamente cosciente della grave situazione", ma crede che non sia ancora il momento per un Decreto federale urgente", assicurando che "vi saranno nuove misure per il 2023, con la revisione della Legge sulla caccia che avanza in seno alle Camere e che potrebbe entrare in vigore nel 2024/2025, referendum permettendo". Nel caso di lupi singoli, tutto dovrebbe invece essere in mano al Cantone… «E chi lo sa, anche in questo ambito manca decisamente chiarezza. E le tempistiche sono sempre lunghissime. Ad esempio all’Alpe Antabia il numero di capi predati necessari per concedere l’abbattimento (10) è dato, ma per capire se si tratta di uno o più lupi serve l’esame del Dna, con i risultati che arrivano, se va bene, dopo 3-4 settimane. E intanto chissà cosa succederà ancora. Pensate che giovedì scorso oltre alle due segnalazioni nell’Alta Vallemaggia, ne abbiamo ricevuta una terza riguardante la predazione di diversi ovini in Val Calanca, dietro al Pizzo di Claro. La situazione sta decisamente sfuggendo di mano».

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