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11.07.22 - 19:07
Aggiornamento: 20:37

Pestaggio in Rotonda, chiesti quasi 5 anni per i due imputati

Processo alle Criminali di Locarno. L’accusa non ha dubbi: fu tentato omicidio intenzionale. Ma la difesa non ci sta: è un caso di lesioni semplici

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archivio Ti-Press
La sentenza attesa mercoledì

Chiavi di lettura diverse per il pestaggio dello scorso 4 dicembre nella Rotonda di Locarno: due fratelli (19 e 20 anni, di origini irachene) picchiarono un 18enne. Oggi pomeriggio, di fronte alle Assise criminali di Locarno (in Lugano) si sono scontrati la procuratrice pubblica Valentina Tuoni, che ha puntato sul tentato omicidio intenzionale, e gli avvocati difensori Roberto Rulli (per il 20enne) e Andrea Ronchetti (per il 19enne), i quali hanno chiesto alla Corte, presieduta dal giudice Siro Quadri, di optare per le lesioni semplici.

Tuoni ha chiesto una pena di 4 anni e 9 mesi di carcere per uno e 4 anni e 8 mesi per l’altro. Inoltre, l’espulsione dalla Svizzera per 15 anni per entrambi. Nella sua requisitoria ha ricordato come i due imputati, cresciuti senza regole, «vogliono essere parte di un gruppo e cercano la stima degli altri con la violenza. Un’indole mai arginata». La vittima, ha aggiunto, è credibile: «Non ha motivo di raccontare il falso. Parla di numerosi pugni e calci in testa, da più persone».

La presenza dei due fratelli sul posto del pestaggio è stata confermata da testimoni, in modo lineare. Stando alla pp, da parte dei due giovani alla sbarra «tutto si è sentito, meno l’assunzione di responsabilità. La loro versione presenta lacune. Attorno a loro hanno seminato paura per intimorire chi avrebbe voluto raccontare la verità. Strafottenti, bugiardi, irrispettosi e minacciosi, non hanno appreso nulla, neppure durante la carcerazione. La loro è una sfida lanciata contro il sistema, devono dimostrare al loro branco che la legge la fanno loro. Se dovessero venir scarcerati, continuerebbero ad agire indisturbati».

Tuoni ha ripercorso le testimonianze di chi ha assistito al pestaggio. Tutti, con alcune comprensibili imprecisioni, hanno raccontato di come attorno al 18enne si sia creato un cerchio di tensione, con una decina di ragazzi, alcuni incappucciati, altri no. Il ragazzo era intervenuto per difendere un coetaneo e si è preso dapprima alcuni pugni e un colpo di bottiglia in testa. Quando è finito a terra, sono arrivati i calci in testa. «Nessuno di loro ha sferrato un solo calcio. C’era chi urlava "ammazzalo, ammazzalo", era un coro – ha proseguito –. E sono andati avanti per almeno 30 secondi. Poi la vittima è stata portata via da un altro ragazzo. Ma i due fratelli negano ogni responsabilità. Riferiscono fatti che nessuno conferma e che contrastano con le testimonianze. Tutto il branco è corresponsabile e quindi tutti devono risponderne. Non è indispensabile sapere chi ha dato i calci in testa».

L’avvocato Gianluigi Della Santa, nelle vesti di accusatore privato (per la vittima) ha posto l’accento sull’aumento di casi simili: «Ci deve preoccupare parecchio. Purtroppo c’è il rischio d’incontrare persone come i due fratelli alla sbarra, completamente scollati dalla realtà. Del male che hanno fatto nessuna preoccupazione. Queste cose non possono succedere: non è ammissibile che alcuni escano la sera solo per picchiare e che questo sia il loro divertimento del fine settimana».

Al Pronto soccorso lesioni lievi

I due difensori hanno contestato le richieste della procuratrice. L’avvocato Rulli, per il 20enne, ha precisato che in un’aula di tribunale non ci si può far influenzare dal clamore suscitato dal pestaggio sui social media, né dagli aspetti emozionali. «Tuoni ha costruito un castello di carte e ha chiesto condanne esemplari e senza sconti per due ragazzi poco più che maggiorenni. Il tutto per una lite che si è conclusa con tre lividi. Chiedo per il mio assistito la scarcerazione alla fine del processo». Rulli ha posto l’accento sui certificati medici: «Il primo ragazzo picchiato, che ha preso due pugni al volto, non ha riportato né lividi, né ematomi. Il 18enne due tumefazioni (zigomo, fronte) e una leggera ferita sopra la testa. Nessuna frattura. È stato dimesso in buone condizioni, con un giorno d’incapacità lavorativa e una scatola di Dafalgan».

Le dichiarazioni rilasciate giorni dopo dalle vittime, stando all’avvocato, «sono state condizionate pesantemente dai social media. Dall’ultimo rapporto di complemento della polizia risulta che non si è arrivati a una versione lineare. Ma a tante versioni, anche diverse fra di loro. Non è stato possibile provare nulla con assoluta certezza». Quindi, per il 20enne ha chiesto una condanna per lesioni semplici (non oltre i 6 mesi di detenzione, sospesi condizionalmente) e senza espulsione dalla Svizzera.

Per il 19enne Ronchetti ha seguito la stessa linea: lesioni semplici, 7 mesi in prigione (da dedurre il periodo già scontato) e niente espulsione. «La richiesta di Tuoni – ha specificato – rallegra l’opinione popolare. Ma qui non siamo in piazza. Dobbiamo condannare per i reati effettivamente commessi». Per il difensore le tante versioni raccolte non fanno chiarezza, essendo diverse e discordanti: «Era buio, con molte persone presenti; c’era confusione. Difficile rendersi conto di quanto stesse succedendo». L’imputato 19enne ha affermato di non essere presente al momento del pestaggio; ha ammesso unicamente alcuni colpi inferti a un altro giovane qualche momento prima che il 18enne venisse picchiato.

La sentenza è attesa mercoledì.

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