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31.05.22 - 08:35

Casa Bandera, dal passato allo sguardo etico per il futuro

Pubblicata a Minusio la ristrutturazione dell’edificio in via alla Riva che è parte del discusso lascito di una benefattrice alla Diocesi di Lugano

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Casa Bandera, sul lungolago di Minusio

C’è una visione, dietro le modine che da qualche tempo delimitano i futuri possibili volumi di Casa Bandera, lungo via alla Riva a Minusio. È la visione di Marina Pedrazzini, architetta, figlia di Pedro Pedrazzini, artista che sullo stesso sedime, una quindicina di anni fa, aveva investito nella costruzione di un atelier con appartamento. L’investimento di allora aveva fatto discutere per una presunta inosservanza, da parte della Diocesi di Lugano proprietaria, delle volontà di Lucia Bandera, classe 1901, che con atto di donazione stipulato nel 1979 unitamente al fratello Rocco aveva ceduto alla Diocesi tutto quanto: due case, una latrina, una stalla con ripostiglio, un cortile, più una corte e un ampio giardino con orto e vigna, ma ponendo il vincolo che nella pianificazione dell’utilizzo presente o futuro della proprietà venisse promossa l’azione della Missione Betlemme Immensee – cui la Bandera era stata vicina in vita – o di altre opere missionarie. Quanto poi questo vincolo sia poi stato osservato, è un altro discorso.

Oggi del terreno di torna a parlare per la pubblicazione, all’albo comunale di Minusio, di un progetto riguardante Casa Bandera, il vecchio edificio ticinese che dal centro domina l’ampia superficie a lago: le modine che ne raggiungono l’apice, ben visibili a tutti, suggeriscono un ampliamento degli attuali volumi. Di che fare alzare la antenne al vicinato, memore della vecchia diatriba sulla presunta disinvoltura diocesana rispetto alle volontà di Lucia e Rocco Bandera.

‘Agiamo nel segno del pregio simbolico’

«Non avevo seguito la vicenda perché allora ero ancora una ragazzina. Oggi, come architetta mi interessa in primo luogo ristrutturare Casa Bandera nel segno del suo pregio simbolico, rispettando la sua tipologia di nucleo ticinese». Le parole sono di Marina Pedrazzini, della Bartke Pedrazzini Architetti con sede a Locarno, incaricata da Pedro Pedrazzini – beneficiario di un diritto di superficie di durata cinquantennale concessogli dalla Diocesi – di dare un senso storico ad un intervento reputato necessario per molti motivi: «Capisco che le modine possano spaventare chi osserva Casa Bandera dalla passeggiata a lago e non conosce il progetto. Per questo abbiamo comunicato ai confinanti la nostra totale disponibilità a spiegarlo nel dettaglio; cosa che abbiamo fatto anche con l’Associazione di quartiere Rivapiana. L’intervento previsto vuole rendere onore a Casa Bandera: parliamo di uno spostamento di un metro e mezzo a sud della facciata affinché lo stabile guadagni quella volumetria oggettivamente mancante per giustificare una ristrutturazione ai fini di una futura funzione residenziale dell’edificio, oggi destinato per lo più ad atelier». Edificio che oltretutto è ferito da diversi interventi effettuati sull’originale già prima dell’arrivo di Pedro Pedrazzini: un volume che era stato aggiunto e poi rimosso; il tetto in tegole, con un’ampia sporgenza non originale; le finestre realizzate in Pvc; e poi ancora i pavimenti in pessimo stato, le solette non più efficienti, nonché grossi problemi di umidità.

Ne deriva un impegno di ristrutturazione molto gravoso e che riguarda fra l’altro il ripristino del tetto a falde in piode, dei comignoli, degli infissi da casa storica. «Un altro aspetto per noi fondamentale – prosegue Marina Pedrazzini – è il mantenimento della simmetria dell’edificio, che ne determina la tipologia da salvare e valorizzare. E non verrà toccato il caratteristico, magnifico viale d’accesso in acciottolato». La giovane architetta rivendica «un’etica di studio che si esprime con la continua volontà di relazionarsi il più correttamente possibile con la storia e con la memoria». Un’etica, e un’attenzione alle particolarità degli oggetti trattati, che in questo specifico caso è stata confermata dal preavviso favorevole ottenuto dagli uffici cantonali ad una domanda di costruzione preliminare informativa.

Nella relazione tecnica della domanda di costruzione poi apparsa all’albo comunale viene sottolineato che "il progetto nasce da un’attenta analisi dello stato attuale dell’edificio, effettuata tenendo in considerazione sia lo stato di conservazione delle sue componenti architettoniche, sia le possibilità di sfruttamento dell’edificio nelle sue condizioni odierne. Da questo studio è emersa la necessità di ristrutturazione dell’immobile in termini materiali e tipologici, dato che anche la sua volumetria e organizzazione interna rappresenta un impedimento nell’andare ad inserirvi una nuova funzione abitativa". L’intento dei progettisti, come accennato, è "anche quello di liberare l’edificio degli elementi di disturbo che ne compromettono la qualità estetica sia esterna che interna, mantenendo gli elementi architettonici che legano la casa Bandera ad una specifica tipologia architettonica".

Ricerca storica e soluzioni

L’obiettivo è "preservare la tipologia dell’edificio, tema fondamentale per il progetto, evitando l’aggiunta di volumi annessi e mantenendo quindi una volumetria compatta tipica del periodo storico a cui risale la casa. I singoli elementi del progetto sono poi stati sviluppati mantenendo questa apertura verso la tradizione architettonica, adottando le soluzioni individuate tramite la ricerca storica". Viene infine specificato che "tutti gli interventi previsti verranno realizzati utilizzando materiali naturali e il più possibile tipici del luogo" e che "tutti i sassi della facciata sud verranno recuperati per ricostruire la facciata".

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