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29.04.22 - 14:46
Aggiornamento: 15:02

Delitto di Gordola, finalmente parte il processo in Appello

Dopo i rinvii e un’udienza preliminare, al via il procedimento nei confronti dell’uomo che nel 2017 causò la morte di un 40enne all’uscita della Rotonda

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Si torna in aula il prossimo 5 maggio

Condannato nel 2019 dalla Corte delle Assise criminali a cinque anni di carcere da espiare, l’uomo che nell’aprile del 2017 causò la morte di un 44enne del Sottoceneri all’uscita della discoteca la Rotonda a Gordola tornerà in aula settimana prossima, giovedì 5 maggio (eventualmente anche il giorno successivo). La vicenda impegnerà la Corte di appello e revisione penale (Carp) di Locarno, presieduta dalla giudice Giovanna Roggero-Will, accompagnata dalle giudici a latere Rosa Item e Francesca Lepori Colombo. L’imputato, 21enne al tempo dei fatti, verrà difeso dall’avvocato Yasar Ravi, mentre l’accusa sarà sostenuta dal procuratore pubblico (pp) Arturo Garzoni, patrocinatore privato della famiglia della vittima sarà l’avvocato Diego Olgiati.

L’uomo, oggi venticinquenne, dovrà rispondere dei seguenti capi di imputazione: omicidio intenzionale per dolo eventuale; omicidio colposo; omissione di soccorso; lesioni semplici e ripetute; minaccia ripetuta; infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti e contravvenzione alla stessa. Contro la sentenza di prima istanza di tre anni fa, sia la Procura, sia la difesa avevano fatto ricorso in Appello.

La querelle delle perizie

Il processo bis, rinviato in un paio di occasioni, l’11 marzo scorso era stato introdotto da una sorta di udienza preliminare, atta a fare chiarezza sulle perizie mediche e dipanare l’ingarbugliata matassa degli aspetti fisici, imprescindibili alla comprensione del grado di responsabilità dell’aggressore nelle cause di decesso. Da una parte, lo ricordiamo, c’è la malformazione congenita all’arteria vertebrale sinistra e dall’altra l’avvenuta o meno frattura del clivus (osso nella parte posteriore del cranio), che avrebbe scatenato l’emorragia.

Al centro di quel primo colloquio v’era la perizia giuridica – cosiddetta "super" – commissionata dalla Corte ed eseguita dal professor Antoine Roggo dell’Università di Berna, che di fatto sconfessava le valutazioni mediche precedenti, asserendo che il sottocenerino fosse morto per cause naturali legate alla già citata anomalia congenita; indipendentemente quindi dal colpo ricevuto alla nuca. Il quarantenne sarebbe morto pochi secondi prima di essere percosso. Il rapporto dello specialista aveva sollevato non pochi dubbi nell’accusatore privato Diego Olgiati che, sostenuto dal pp, aveva inoltrato istanza per una nuova perizia.

Quell’11 marzo, la Corte aveva quindi interpellato i periti convocati già nel dibattimento di prima istanza – il radiologo Marco Palmesino, la patologa Luisa Andrello, il perito Ennio Pedrinis –, che avevano ribadito quanto sostenuto nel dibattimento precedente e cioè che la vittima sarebbe deceduta in seguito al colpo ricevuto, che provocò un’emorragia celebrale.
Tuttavia, tenuto conto di quanto emerso da quell’udienza preparatoria, la Corte ha ritenuto di avere elementi sufficienti per proseguire con il processo bis, scartando quindi l’eventualità di una nuova perizia. Giovedì 5 maggio si torna dunque in aula per il prosieguo.

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