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14.03.22 - 16:58

Nuoto pinnato, Canottieri e karate: se lo sport è solidarietà

Importante iniziativa della Flippers Team Tenero, che ha organizzato un rifugio per una delegazione di atleti ucraini. Comuni: i riscontri non mancano

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La sede della Canottieri a Locarno

Sarà una realtà sportiva relativamente piccola, ma quella del nuoto pinnato ha reagito all’emergenza ucraina da grandissima: una folta delegazione di atleti dai 12 ai 23 anni, provenienti soprattutto dalla zona di Kiev, alloggerà per almeno due settimane, da lunedì prossimo, negli spazi della Canottieri di Locarno, messi a disposizione del sodalizio grazie ai buoni uffici di Dimitri Kalas, Dimo per gli amici, allenatore della Flippers Team Tenero, nonché allenatore sia della Nazionale maggiore, sia di quella juniores svizzera. «Se racconto come ci siamo organizzati per dare una mano agli amici ucraini non è per metterla giù dura – premette Dimo –, ma semmai per stimolare altri ad attivarsi allo stesso modo».

Detto questo, va aggiunto che Kalas conosce bene la realtà natatoria ucraina per averla frequentata proprio in qualità di responsabile dei quadri nazionali: «Sportivamente parlando – dice – sono atleti forti e preparati, fra quelli bravi a livello internazionale». Ma questo genere di forza, in situazioni belliche, non impedisce che i sentimenti dominanti diventino l’angoscia e l’incertezza: «Prima che scoppiasse la guerra avevo preso contatto in amicizia: c’era preoccupazione ma la situazione sembrava sotto controllo. Poi è emersa la necessità di ospitare i ragazzi il prima possibile per dare loro il conforto di un ambiente sicuro, pacifico e protetto. Nel giro di 2-3 giorni avevamo trovato una ventina di posti letto da privati, ma disperdere i nostri ospiti non era la soluzione ottimale. Così abbiamo trovato l’alternativa alla Canottieri, dove saranno messi a disposizione gli spazi (dormitorio, cucina e refettorio) di solito destinati alle squadre per i campi d’allenamento».

Prima tappa Lignano, poi Locarno

Dall’Ucraina, gli sportivi con alcuni accompagnatori giungeranno a Lignano, dove nel weekend ci sarà un appuntamento di Coppa del mondo. «Verranno ospitati dalla Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee (che si occupa anche di nuoto pinnato). Noi li incontreremo lì e poi, per evitare le pastoie burocratiche della registrazione obbligatoria necessaria in Italia entro 7 giorni, fra domenica sera e lunedì mattina ci sposteremo a Locarno. Da noi il gruppo potrà alloggiare alla Canottieri e allenarsi con noi al Centro sportivo nazionale di Tenero». Kalas sottolinea che «gli amici ucraini hanno tenuto a precisare di volersi trattenere il meno possibile, ma è chiaro che al momento c’è oggettivamente poco spazio per l’ottimismo. La prospettiva, senza stress, è di farli registrare per ottenere lo statuto S. Devo dire che questa situazione ha messo in moto una rete di solidarietà incredibile, sia in Italia, sia qua da noi. Basti dire che in men che non si dica abbiamo raccolto mezzi sufficienti per le prime due settimane».

Sempre in ambito sportivo, è degna di nota l’iniziativa dello Shotokan Karate Club Verbano di Locarno del maestro Mario Campise, 7° Dan… anche in tema di buon cuore: «Sono moltissimi i profughi ucraini che stanno arrivando nel nostro Paese, molti dei quali sono bambine, bambini, ragazze e ragazzi. Nel nostro piccolo, vorremmo contribuire offrendo gratuitamente attività sportiva e ricreativa».

Orselina, l’appartamento è servito

Condividere sembra essere anche la parola d’ordine che emerge nei Comuni. A Locarno la richiesta di collaborazione estesa ai privati ha generato in 24 ore una decina di offerte d’alloggio, ma non solo. Spiega infatti la coordinatrice dei Servizi sociali, Giovanna Schmid, che «diverse persone hanno testimoniato la loro disponibilità per l’interpretariato, oppure per fare semplicemente qualcosa di utile. Bisogna dire che osserviamo sin da subito una bella disponibilità». Un po’ come quella dimostrata dal Municipio di Orselina, che ha deciso di destinare ad una famiglia l’appartamento al piano terra di Casa ex Ossola, una villetta situata in via Caselle, a ridosso del Parco di Orselina, acquistata nel 2016 dal Comune. Come spiega la segretaria comunale Sabrina Rossi, «si trattava in pratica di arredare i locali dell’appartamento, composto da un cucinino separato, due camere da letto, un salotto e un bagno. Così ci siamo guardati in giro per dotare gli spazi di quei comfort minimi di cui la famiglia di rifugiati avrà bisogno quando arriverà. Sapevamo che bisognava fare le cose piuttosto in fretta, perché quando ce ne sarà bisogno tutto dovrà essere pronto per una degna accoglienza».

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