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20.03.22 - 22:30
Aggiornamento: 23:00

Il Centovalli Film Festival saluta l’arrivo delle rondini

La terza edizione della kermesse che coniuga arte, musica, conferenze a tema, escursioni sul territorio e progetti si terrà dal 22 al 24 aprile

Un modo sicuramente originale per valorizzare un territorio ai più sconosciuto e rilanciarlo in chiave d’immagine. È il Centovalli Film Festival di Camedo che, dopo due anni di riflettori spenti a causa della pandemia, torna a presentarsi ai suoi estimatori offrendo una terza edizione della rassegna, spalmata su tre giornate, dal 22 al 24 aprile, ricchissima di contenuti (ben otto gli eventi collaterali che l’evento prevede tra il 25 marzo e il 28 agosto). Luogo di relazioni, dove ci si parla e ci si ascolta, in una location che sembra fuori tempo e fuori strada, ha un suo senso attuale, anche antropologico. Perché consolida quel legame tra l’uomo e il territorio, l’ambiente, la natura che la società moderna ha lacerato e che ora tenta di ricucire. È un’identificazione ideale, forse utopica, ma nasce dal desiderio di raccontare la valle, il paesaggio, la natura, ciò che ci circonda senza pretesa di esaustività. Lo ha fatto nelle precedenti edizioni parlando di giardini pensili, di risorse energetiche, di modelli di sviluppo sostenibili. Il Festival è dunque sicuramente innovativo e attuale per come si pone e per il contributo alla vita sociale e culturale del comprensorio che lo ospita.
La terza edizione, curata dall’intraprendente e dinamico Stefan Bütschi, è dunque pronta, una volta ancora, a portare l’immancabile interazione tra gli artisti, i professionisti nei vari ambiti e il pubblico, gli abitanti e i turisti, i responsabili delle amministrazioni e i più piccoli. Cinema, teatro, musica, buona cucina, libri, conferenze, presentazioni di progetti parlano di ciò che abbiamo intorno. E lo faranno anche in questa occasione ispirata al tema dalla migrazione delle rondini. "Dove vanno le rondini? Cosa trovano? Non conoscono frontiere, superano la gravità, evitano l’inverno, cantano. E noi? Le osserviamo, e migriamo. Tanto nei sogni, quanto nella realtà".
Da questa constatazione piena di stupore nasce il programma che avrà il suo nucleo il fine settimana del 22-24 aprile, a Camedo. Si aprirà in modo leggero (quasi fosse un battito d’ali) nella serata di venerdì 22 aprile (alle 19) con un benvenuto delle autorità (19.30), un aperitivo e cena a buffet (dalle 20), assicurati dalla vicina Osteria Grütli, rivitalizzata da quattro giovani pieni di entusiasmo e progettualità; a seguire, una breve un’introduzione "Volare via o rimanere?" di Stefan Bütschi, seguita da una altrettanto breve conferenza su "La migrazione delle rondini tra leggenda e realtà" di Chiara Scandolara (Ficedula). La serata sarà accompagnata da musica del Burkina Faso, del Mississippi e dell’arco alpino con vari protagonisti.
Sabato 23 aprile (tra le 14.30 e le 16) verrà proposta una passeggiata piena di sorprese nella campagna di Camedo, con alcuni intermezzi artistici, filosofici e anche molto "concreti" su piccoli palchi appositamente costruiti attorno all’Atelier Camedo, inclusi giochi per bambini e adulti come la costruzione di nidi e di spaventapasseri. Dopo la cena (alle 18) seguirà un’anticipazione della conferenza che Chiara Scandolara terrà in maggio a tema "Rondini e balestrucci" e un reportage da Ghardaia, città-oasi dell’Algeria e tappa intermedia delle rondini, con l’inviato speciale partito da Auressio "Flr", e cioè Florian Reichert, responsabile del Dipartimento Opera/Teatro della Hochschule der Künste di Berna e già direttore dell’Accademia Teatro Dimitri. Concluderanno la giornata un’intervista a Vittorio Kellenberger ("Migrazione su Marte?") e alcuni intermezzi musicali. .
La mattinata di domenica 24 aprile ospiterà la trasmissione in diretta radiofonica RSI "L’ora della terra" (9-10) e "La domenica popolare" ( 10-12) con Lara Montagna. In parallelo, proporrà un brunch domenicale (10), la performance "Sitting" di e con Gregory Stauffer (alle 11), una riflessione conclusiva dello scrittore Daniele Maggetti (professore universitario a Losanna, originario delle Centovalli) e alcuni intermezzi musicali. Per tutta la durata del festival condurranno il pubblico, nella veste di "maîtres de cérémonie" gli artisti Bernard Stöckli e Charlotte Wittmer.

Pensato per chi ha voglia d’incontrarsi, conoscersi e portare esperienze

Un piccolo festival nel quale convergono arte, musica, conferenze a tema, momenti culinari e uscite sul terreno. Con un denominatore comune: la voglia d’incontrarsi, conoscersi, scambiare esperienze, scovare il potenziale della sostenibilità di una piccola realtà come quella di Camedo. Per capire meglio cosa fa il Centovalli Festival, quali obiettivi si pone e cosa sta dietro ci siamo rivolti a Stefan Buetschi, ideatore e coordinatore della rassegna. «Alla base della mia idea di creare un piccolo evento quassù c’era il desiderio di trovare il modo di contribuire con qualcosa di fattivo alla vita della comunità. Sono un uomo di teatro e così ho pensato di aprire uno spazio nel quale e la gente si potesse incontrare e discutere di vari argomenti, seguendo un fil rouge. Inizialmente avevo pensato a un festival dedicato alle risorse del territorio. Poi ho voluto allargare il discorso e coinvolgere altri ambiti».
Creare un progetto su misura per i cittadini, in una zona discosta come le Centovalli, non è facile. E non solo per la necessità di reperire le risorse economiche: «Quando ho contattato i relatori, chiedendo loro di venire a presentare i vari argomenti a Camedo, sono rimasto sorpreso dalle loro risposte. Le proposte sono subito piaciute e questo ha poi facilitato l’arrivo di altri bravi ospiti. È stato un po’ come con le ciliegie, una tira l’altra. Ho fatto il possibile per promuovere l’immagine dell’evento, che alla base resta una festa popolare. Quanto agli sponsor, che dire? Viviamo una volta sola, da ex acrobata mi sono lanciato...».
Il tema della migrazione degli uccelli sarà il piatto forte di questa edizione: «Mi ha sempre affascinato, sin da piccolo, vedere le rondini raggrupparsi a fine estate per poi spiccare il volo verso l’Africa. Ho collegato il discorso all’uomo. Anche noi come gli uccelli spesso emigriamo, vuoi per lavoro, vuoi per piacere della scoperta di qualcosa di nuovo, vuoi per fuggire alla miseria».
Poter condividere strategie di sviluppo locale e le sfide che ne derivano è uno dei capisaldi del Festival; cosa hanno lasciato le prime due edizioni?«Innanzitutto gente molto felice di aver partecipato. Ho avuto feedback positivi da parte degli abitanti della valle. Si è riscoperto il piacere di ritrovarsi, mi auguro che qualcosa d’interessante si sia innescato. Non posso ovviamente quantificare le ricadute dell’iniziativa nell’immediato. Ne sapere come finirà. Spero solo che tutti siano tornati a casa con qualche idea. Mi auguro che questa rassegna possa crescere e coinvolgere sempre più gente, creando una comunità sempre più unita».

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