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Losone
24.02.22 - 18:22
Aggiornamento: 18:42

Losone, non pubblicarmi solo per un like

Nel parco giochi Rivercegno, il Comune ha affisso degli adesivi per informare su pericoli e rischi della pubblicazione online di foto e video di bambini

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Il primo sorriso; il primo sbadiglio; il primo dentino, poi due, tre; i primi passi in casa, in strada, nel bosco, al parco. E ancora il primo giorno di asilo, di scuola e l’elenco potrebbe essere infinito. Momenti che, dacché la fotografia (analogica prima, digitale poi) è diventata di massa, sono stati immortalati da genitori orgogliosi di fermare il tempo su conquiste e momenti decisivi, teneri e buffi che raccontano il quotidiano dei loro figli, la loro crescita. Fino a che questi scatti intimi sono custoditi in album cartacei, o dimenticati in qualche scatola, la storia dei bambini resta nell’intimità familiare. Tuttavia, la diffusione dei social media ha dato al tema una nuova dimensione, consentendo al pubblico di internet, ampio e sconosciuto, di entrarvi. L’esposizione mediatica di immagini private dei propri figli, seppur fatta a fin di bene, può avere conseguenze molto pericolose.

L’occasione di trattare il fenomeno dello ‘sharenting’ – "portmanteau" (o aplologia) fra ‘oversharing’ (che sta per eccesso di condivisione) e ‘parenting’ (genitorialità) – ce l’ha data l’iniziativa del Comune di Losone che ha aderito alla campagna ‘Privacy Playground’, promossa dalla fondazione Protezione dell’infanzia Svizzera, che sensibilizza i genitori sui rischi della condivisione in rete di foto e video di bambine e bambini, ricordi che rischiano di finire sotto occhi e in mani poco raccomandabili.

«C’è una differenza sostanziale fra la pubblicazione online di foto dei propri figli o con i propri figli e gli album fotografici del passato. Negli anni addietro, si immortalavano momenti che avevano una loro unicità, anche perché non si scattavano foto con la frequenza di oggi», introduce Ilario Lodi responsabile per la Svizzera italiana di Pro Juventute. La divulgazione delle immagini dei propri figli per mezzo dei media sociali «non ha lo scopo di serbare un ricordo», da qui il significato nuovo e molto diverso che acquistano le fotografie familiari. Bisogna quindi considerare che a diventare centrale «è il gesto fotografico col cellulare, non tanto il suo contenuto», specifica. Soprattutto non va trascurata, aggiunge l’interlocutore, la questione della violazione della sfera privata e il fatto che così facendo «si consegna al mondo intero l’immagine del proprio figlio, al di là del desiderio di costruire una propria storia», e fare memoria familiare. Al bisogno di mettere in mostra e – di riflesso "prendere qualche like" –, «siamo stati preparati inconsapevolmente da un mondo che sprona al voyeurismo; che invita costantemente a mostrare e guardare, senza porsi la domanda del perché, seppur venga fatto in buona fede», osserva Lodi.

Violazione della sfera privata

Quando si pubblicano in rete foto e video di minorenni bisogna essere coscienti che ci sono persone che li raccolgono e li utilizzano in contesti sessuali, magari rielaborandoli, provocando anche gravi atti di cyberbullismo quando le bambine e i bambini crescono. Se le immagini sono pure accompagnate, anche involontariamente, da dati sensibili, come il luogo di domicilio, i soprusi rischiano di trasferirsi, nei casi peggiori, all’ambiente reale.

Oltre alle pesanti conseguenze che possono correre i più piccoli, lo sharenting viola la loro sfera privata, tutelata dall’articolo 16 della Convenzione sui diritti dell’infanzia, e il diritto alla loro immagine. "È importante che i genitori siano consapevoli della loro responsabilità e considerino sempre con attenzione le foto che pubblicano", si legge sulla pagina web di Pro Juventute.

La campagna nel parco giochi

«È un tema molto importante che non va sottovalutato, per cui il Municipio ha deciso di aderire alla campagna di sensibilizzazione, che ben rientra nel solco della politica attuata dal Comune, attento e sensibile ai temi della famiglia e dell’infanzia», spiega Fausto Fornera, vicesindaco e Capodicastero sport e tempo libero di Losone. Aggiunge quindi: «Privacy Playground mira a far prendere coscienza del fenomeno e come Comune ci siamo attivati per fare la nostra parte».

Il progetto pilota è stato lanciato nel parco giochi in via Rivercegno, dove sono stati affissi dei grandi adesivi a forma di draghi e mostri, ognuno con un codice QR mimetizzato nel disegno. Quando un genitore scatterà una foto della propria bambina o bambino con il telefono, inquadrando uno degli adesivi, apparirà un messaggio che indirizzerà alla pagina di approfondimento di "Privacy Playground".

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