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11.02.22 - 15:12
Aggiornamento: 16:05

Navigazione sul lago Maggiore, ‘chi deve gestire la situazione?’

Interrogazione del Ppd al Consiglio di Stato sulla convenzione che disciplina il servizio sul Verbano. Accordi italo-svizzeri ritenuti penalizzanti

“Navigazione sul lago Maggiore: dopo la presa di posizione del Consiglio federale il Cantone deve prendere in mano la situazione?”. La domanda è contenuta in un’interrogazione al governo presentata dal deputato locarnese del Ppd, Paolo Caroni e cofirmatari (Giovanni Berardi, Claudio Franscella, Sabrina Gendotti, Nadia Ghisolfi, Sara Imelli, Claudio Isabella e Luca Pagani) il cui scopo è quello di, citiamo, “sbloccare una situazione pregiudizievole per l’economia, il turismo e il trasporto pubblico sul lago Maggiore”. A ispirare l’atto parlamentare sono le riflessioni dell’ex municipale di Locarno, nonché presidente dell’Associazione Locarno-Milano-Venezia, Niccolò Salvioni. Riflessioni focalizzate sui nodi ancora da sciogliere attorno alla navigazione sul Verbano e che, a loro volta, si innestano sulla risposta data dal Consiglio federale a un’interpellanza di Bruno Storni, consigliere nazionale del Ps. In sintesi, il discorso abbraccia la convenzione italo-svizzera che disciplina la navigazione sui laghi Maggiore e di Lugano.
“Nella riflessione menzionata, vengono poste delle domande che concernono sia la politica del Cantone Ticino, sia quella federale; la risposta da parte del Consiglio di Stato probabilmente permetterebbe di comprendere e situare meglio il quadro e i limiti entro i quali sia la politica cantonale sia quella federale intendono posizionarsi nel contesto delle trattative da svolgere con la Repubblica italiana”.

Il ruolo di Berna: si occupa del Reno, ma non dei laghi di confine

Tra le domande che i granconsiglieri formulano al governo, spicca quella relativa alla ragione per la quale Berna si occupa esclusivamente delle acque interne svizzere o – sulla base di convenzioni internazionali – della navigazione sul Reno, mentre non si occupa dei rapporti internazionali di navigazione tra Cantone Ticino/Svizzera e Italia, che potrebbero concernere anche aspetti di collegamento marittimi con il mare Adriatico. Chiedono pure al CdS “come intende affrontare, assieme alla Confederazione, nell’ottica di una probabile ripresa di gestione di navigazione possibilmente anche internazionale bidirezionale tra Svizzera e Italia, la completa assenza di adeguate strutture di navigazione, attracco, cantieristiche e portuali d’interfaccia intermodale per trasporto di persone (e magari anche merci) sul lago Maggiore”.

Occorre una cabina di regia su basi internazionali

Mal comprendono, i firmatari, “per quale motivo il Consiglio federale, una volta deciso dal Cantone Ticino quale tipo di navigazione vuole proporre economicamente sui laghi Maggiore e di Lugano, ha previsto di sottoporre i risultati consolidati ottenuti all’attuale “Commissione consultiva mista” per la navigazione sui laghi Maggiore e di Lugano. Inoltre se “il Consiglio di Stato non ritiene che da un’apertura reciproca della libertà di navigazione sui bacini svizzero e italiano del lago Maggiore, con estensione a favore di tutti anche della navigazione fluviale lungo i canali lombardi, del Ticino sub lacuale e del fiume Po fino al mare Adriatico, ne beneficerebbero non solo tutto il lago Maggiore italo-svizzero, ma anche il Locarnese, il Cantone Ticino e la Confederazione, diventando il capolinea di una straordinaria tratta idroviaria turistica internazionale”.

Infine lamentano la totale assenza di “una cabina di regia internazionale che diriga, pianifichi territorialmente e sviluppi infrastrutture di navigazione necessarie (moli e porti d’attracco, percorsi sicuri, le conche di navigazione ancora mancanti per il raccordo al mare Adriatico), analogamente a quanto effettuato ad esempio dalle – esistenti – Commissioni di navigazione internazionale dei bacini del Reno e del Danubio.

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