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03.02.22 - 10:25
Aggiornamento: 18:18

Indemini: domani il rientro, ma solo per i domiciliati

Incendio boschivo, pompieri ancora al lavoro. Nella località montana acqua potabile con cisterna e distribuzione di bottiglie

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Il villaggio sui Monti del Gambarogno

E’ entrata nel suo sesto giorno l’operazione di contrasto dell’incendio boschivo scoppiato nella notte di sabato su domenica sui Monti del Gambarogno. Focolai ancora attivi impegnano elicotteri e squadre di pompieri al suolo nell’opera di spegnimento e bonifica. Intanto dal Comune di Gambarogno giungono notizie confortanti per i domiciliati di Indemini, sfollati dalle loro case nella notte tra domenica e lunedì: «Per loro, il rientro è previsto domani, venerdì 4 febbraio – conferma il sindaco Gianluigi Della Santa –. Non sappiamo ancora a che ora, ma quello che è certo è che dalle 15 del pomeriggio potremo anche garantire loro l’approvvigionamento idrico».Intanto dal Comune di Gambarogno giungono notizie confortanti per i domiciliati di Indemini, sfollati dalla loro case nella notte tra domenica e lunedì: «Per loro, il rientro è previsto oggi, venerdì 4 febbraio – conferma il sindaco Gianluigi Della Santa –. Non sappiamo ancora a che ora, ma quello che è certo è che dalle 15 del pomeriggio potremo anche garantire loro l’approvvigionamento idrico».

Acqua non potabile

Ricordiamo, a tal proposito, che l’autorità comunale ha confermato con una nota ai media che “a causa degli incendi e per motivi precauzionali, l’acqua erogata in tutta la frazione di Indemini è dichiarata non potabile fino a nuovo avviso”: non va bevuta né utilizzata in cucina. Ma neppure per l’igiene orale. “Trattandosi di un problema di natura chimica, la bollitura non elimina la causa”.

E ancora: “Alla popolazione che fa capo ad altre infrastrutture d’approvvigionamento idrico di carattere privato o non gestiti dal Comune di Gambarogno deve accertarsi presso i responsabili sulla potabilità dell’acqua erogata prima di qualsiasi uso. Non appena l’incendio sarà sotto controllo e le autorità competenti daranno le dovute autorizzazioni per accedere alla zona, si procederà alla valutazione della situazione e ai necessari lavori di ripristino delle infrastrutture per l’erogazione dell’acqua potabile. Al momento non è possibile stabilire una tempistica d’intervento”.

Il rientro a Indemini, specifica il sindaco, è comunque riservato ai domiciliati, che sono una ventina e che riceveranno un apposito lasciapassare. Il villaggio montano, per contro, resta “off limits” per i proprietari di residenze secondarie e per i vacanzieri: «Questi ultimi sono stati debitamente informati. In ogni caso il Comune, appoggiandosi ai militi della Protezione civile, potrà garantire l’acqua potabile solo ai domiciliati».

Il Comune ha inviato una lettera a chi in zona possiede una casa di vacanza chiedendo loro di non rientrare a indemini fino al 28 febbraio prossimo.

Situazione non ancora pienamente sotto controllo

Alcuni focolai sono ancora attivi sui pendii e per questo motivo non è ancora possibile definire definitivamente spento l’incendio che da sabato tiene in scacco un imponente dispositivo di lotta alle fiamme. Anche ieri 6 elicotteri (tra cui due grossi velivoli Super Puma delle Forze Aeree e 4 apparecchi H125 di ditte private) hanno ininterrotttamente rovesciato acqua sui pendii fumanti. Al suolo una cinquantina di militi di Bellinzona e del Gambarogno ha provveduto alla bonifica, che richiederà comunque ancora giorni. Sarà infatti fondamentale andare a cercare, battendo il bosco palmo a palmo, i possibili punti ancora pericolosi. Sempre che dal cielo non arrivino gli aiuti sperati: vale a dire copiose precipitazioni. Solo a quel momento si potrà parlare di rogo definitivamente spento, ha lasciato intendere il comandante dei Pompieri di Bellinzona, Samuele Barenco, che coordina le operazioni. Intanto anche oggi la lotta ai tre focolai che tengono viva l’emergenza (disseminati tra il Monte Paglione e l’Alpe di Neggia) proseguirà, per impedire il propagarsi del fuoco a zone ancora risparmiate dal sinistro, come il versante sud, che si affaccia sul lago Maggiore. Una vigilanza attenta, anche per timore che l’annunciata ripresa del vento (seppur mite) possa complicare le cose. L’estensione del territorio e il carattere impervio della zona non permettono di abbassare la guardia ma tutto fa pensare che il peggio sia davvero passato. A portare il saluto e un grande grazie a tutti coloro che hanno dato una mano in queste impegnative giornate è stato, ieri, il presidente del Gran consiglio, Nicola Pini, recatosi di persona all’Alpe di Neggia per un sopralluogo.
Resta valido l’invito a non recarsi nelle zone interessate dall’incendio dei giorni scorsi, per permettere agli operatori di lavorare e non rischiare di creare pericoli.

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