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27.11.21 - 05:20

‘L’unico consenso possibile è senza bus lungo viale Cattori’

Nodo intermodale all’impasse alla stazione di Muralto: la condizione-base di Gianluigi Varini, imprenditore, albergatore e rappresentante degli oppositori

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viale Cattori, il grande sacrificato

«Il consenso evocato dalle istituzioni? Si potrà senz’altro trovare, ma a una precisa condizione: che venga cancellata l’idea del transito dei bus risalendo viale Cattori. Su tutto il resto si può discutere». Gianluigi Varini, ristoratore e albergatore, era stato il primo a “mobilitare” la popolazione di Muralto contro la variante di Pr per il comparto stazione e il progetto di nodo intermodale annesso. Su sua iniziativa erano state raccolte oltre 130 firme fra abitanti, commercianti e altri operatori economici. Lo stesso Varini era poi stato fra i promotori della domanda di referendum (561 firme valide raccolte) che il 13 giugno 2021 avrebbe dovuto portare alle urne i muraltesi per esprimersi sulla variante e il credito per la pensilina. Poi il voto era stato annullato dal Municipio perché non aveva senso farlo quando contro quelle stesse decisioni c’erano dei ricorsi pendenti al Consiglio di Stato (ricorsi poi accolti). «Avevo lanciato la petizione quando le osservazioni inviate al Municipio sulla variante in pubblicazione non erano state minimamente considerate. Non era purtroppo una novità. Da un ventennio il Comune pianifica, decide ed esegue secondo le personali visioni di un solo individuo che evita il confronto e il coinvolgimento di chiunque non la pensi come lui», afferma Varini.

I firmatari della petizione prima, e della domanda di referendum poi, contestano il cosiddetto “progetto Botta” per il comparto (con il grande stabile che lo contraddistingue, nonché i contenuti commerciali “targati” Ffs in una zona già commercialmente in difficoltà) e il Piano viario annesso che prevede appunto, per il trasporto pubblico potenziato, l’utilizzo di parte del lungolago e poi di viale Cattori per raggiungere la stazione. «Lo ripeto: il problema principale è quello del tracciato dei bus, conseguenza diretta del progetto vincente in ambito pianificatorio. Progetto che è il più invasivo e impattante fra i quattro finalisti, nonché l’unico, appunto, che preveda il sacrificio di viale Cattori, con i suoi risvolti storici e la sua pavimentazione originale, nonché lo svilimento dell’intera zona a lago. Chiunque conosca Muralto sa che parliamo di una porzione di territorio densamente frequentata da pedoni, famiglie, anziani, invalidi, ciclisti e una miriade di turisti. È assurdo pensare di ridurla ad asse di passaggio di centinaia di bus ogni giorno, per 365 giorni all’anno».

Poi c’è la considerazione secondo cui «il comparto Ffs è indissolubilmente legato a quello del lungolago. Lo dice il Programma di agglomerato del Locarnese, che a Muralto prevede l’introduzione di una “Zona incontro” proprio lungo viale Verbano, con estensione della misura a tutto il territorio compreso fra la stazione Ffs a monte, il lago a valle, la zona Debarcadero a ovest e la zona Burbaglio a est. Non ci vuole un genio per vedere il nettissimo contrasto fra questa visione e quanto invece si vorrebbe realizzare per implementare il nodo intermodale funzionale alla pianificazione prescelta per il comparto stazione».

Per Varini «siamo tutti d’accordo sul fatto che il trasporto pubblico potenziato abbia bisogno di infrastrutture adatte. Un nodo intermodale è quindi certamente necessario. Ma bisognava considerare, a suo tempo, il progetto Gellera. I bus avrebbero avuto i loro ampi margini di manovra, ma continuando a transitare su viale Stazione». Per quanto attiene al futuro dell’intero comparto, occorre guardare al passato: «Il sedime a monte della stazione era stato espropriato dalle Ffs ai privati a metà del Novecento per creare un’area destinata alle attività ferroviarie. Poi negli anni le Ffs hanno sviluppato un portafoglio immobiliare che sta superando il loro vero scopo, che è il trasporto di passeggeri e di merci. La nuova pianificazione che si intende far passare consentirebbe di edificare l’inutile, quando il mercato è già saturo di appartamenti, uffici e negozi sfitti», esclama Varini. Il trasporto su gomma o su rotaia, considera, «sono entrambi pubblici e al servizio del pubblico. Abbiamo una vasta area di proprietà pubblica completamente libera a monte della stazione. Creiamo allora il livellamento all’altezza del sagrato della chiesa di San Vittore; sotto, al livello dei binari, ci sarebbe tutto lo spazio per le manovre dei bus e l’eventuale creazione del negozio d’alimentari (l’Aperto), sul cui attuale sedime, secondo il progetto Gellera, avrebbero dovuto transitare i bus. Quanto all’autosilo per sgravare il lungolago, troverebbe comodamente spazio al primo piano, sotto il parco pubblico e la Sala congressi multifunzionale, che è necessaria e di utilità per l’intera regione. Di facile accesso, servita da ogni tipo di mezzo pubblico, risulterebbe ai piedi di quel Grand Hotel di cui si è ricominciato fortunatamente a parlare, anche in funzione delle potenzialità del congressuale».

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