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08.10.21 - 05:20
Aggiornamento : 09:02

Rotonda, comprare la ciambella per riempire il buco

Locarno, si assottigliano (ma non si annullano) le distanze fra Città e Cantone nella ricerca di un punto d’incontro per la compravendita dell’area di Piazza Castello

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Dare un nuovo “senso” alla rotonda di Piazza Castello non può prescindere, per la Città di Locarno, dal diventarne proprietaria. Su queste basi il precedente Municipio aveva avviato le trattative con il Cantone (Ufficio del demanio) per definire il passaggio di proprietà degli oltre 8’300 metri quadrati. Dopo il cambio di legislatura, a continuare a ballare è il prezzo. La richiesta statale iniziale orbitava ben al di sopra del milione di franchi, mentre l’offerta cittadina si limitava a una cifra inferiore al mezzo milione. Gli incontri intavolati finora hanno consentito a Locarno di spiegare ragioni e prospettive, e di assottigliare così le distanze. Ma su una cifra considerata ragionevole da entrambe le parti un accordo ancora non è stato raggiunto.

Convenzione in scadenza

Attualmente la gestione comunale della rotonda cantonale è regolata da una convenzione (stipulata nel 2003 e rinnovata per 10 anni nel 2012) in base alla quale Locarno si occupa (pagandola interamente) della vasta opera di manutenzione necessaria nel corso dell’anno. Indicativamente, viene spesa una cifra vicina ai 120mila franchi. Sull’altro piatto della bilancia v’è (v’era) l’incasso degli affitti pagati da esterni per l’occupazione; primo fra tutti, il Festival per la sua presenza prima, durante e dopo la rassegna d’agosto; un canone, quest’ultimo, che negli scorsi anni ammontava a 190mila franchi, ma che per ragioni diverse si è drasticamente ridotto. In base agli accordi, i primi 120mila franchi di incasso rimangono alla Città, mentre gli introiti eccedenti vengono equamente suddivisi con il Cantone. La stessa convenzione obbliga inoltre la Città a notificare al Cantone tutto ciò che si intenda promuovere nel corso dell’anno; e “per la costruzione, la modifica o l’ampliamento di installazioni o infrastrutture necessarie alla realizzazione delle manifestazioni, spetta esclusivamente al concessionario (il Comune) l’ottenimento dei necessari permessi, autorizzazioni e licenze”.

Soprattutto sulla spinta di una consapevolezza sempre più diffusa che il “buco” della ciambella prima o poi bisognerà riempirlo in modo intelligente e adeguato rispetto al potenziale degli ampi spazi a disposizione, il Municipio aveva così deciso di saltare il fosso e proporre al Cantone l’acquisto. Farlo adesso ha un senso anche perché la convenzione che regola diritti e doveri in rotonda sta appunto per giungere a scadenza. L’obiettivo è evitare uno stallo al rinnovo, che potrebbe determinare un disinteresse comunale verso la cura degli spazi; un’area ancora non debitamente sfruttata in base al suo potenziale; nonché una “Peppa tencia” particolarmente onerosa nelle mani del Cantone, fra i cui compiti non figura certo quello di valorizzare anche a fini associativi locali un’area in centro città.

‘Investire sì, ma da proprietari’

Davide Giovannacci, capodicastero Finanze e Logistica, conferma alla “Regione” che «le trattative con l’Ufficio del Demanio proseguono» e dice di confidare «che si giungerà a un accordo, che farebbe oltretutto gli interessi di entrambe le parti». Obiettivo a medio termine della Città è «cominciare a investire in maniera significativa per e sul futuro della rotonda. Da anni si dice, giustamente, che la sua occupazione non è in linea rispetto a ciò che potrebbe essere. Il grande spazio interno è infatti spesso vuoto e inutilizzato, mentre iniziative estemporanee come ad esempio il parco giochi realizzato durante l’ultimo Film Festival, e poi lasciato in dotazione, dimostrano che se ci sono i contenuti, subito aumenta l’attrattività e recarsi in rotonda assume un senso». Nuovi contenuti che sono fra l’altro stati richiesti a gran voce, e a più riprese, dal Consiglio comunale; l’ultima volta nel luglio del 2019 tramite una mozione interpartitica con cui ben 30 consiglieri comunali chiedevano la realizzazione di un Parco urbano pubblico che riempisse “il buco all’interno della ciambella stradale di grandi dimensioni” creando “uno spazio d’incontro intergenerazionale, ricreativo e di svago dedicato alla cittadinanza e ai visitatori e aperto tutto l’anno”. Ma per farlo, consideravano, è necessario o rinnovare la convenzione ottenendo dal Cantone “l’accordo e le garanzie necessarie per la realizzazione e la gestione di un parco urbano”, oppure trattare il passaggio di proprietà.

«L’intenzione del Municipio è dar seguito a queste sollecitazioni, che sentiamo molto nostre – aggiunge Giovannacci –. Non per niente è stato formato un gruppo interdisciplinare di municipali con Bruno Buzzini, Nicola Pini, Nancy Lunghi e il sottoscritto. Se si vuol fare qualcosa di qualità a favore della popolazione e dei giovani in particolare, favorendo lo sviluppo di iniziative di carattere ricreativo, bisogna investire in modo significativo, ma potendolo fare nelle vesti di proprietari. Chi mai investe, promuovendo una visione, su una struttura che non è neppure sua? Ciò vale anche per la manutenzione ordinaria e quella straordinaria. Fino al momento in cui gli introiti erano di un certo tipo, la convenzione poteva avere un senso. Ma oggi si ragiona su altre cifre e davvero si è rotto l’equilibrio che giustificava gli accordi in atto».

Nelle valutazioni di prezzo in atto fra Comune e Cantone il busillis sta nei rispettivi riferimenti. Bellinzona si basa sulla redditività passata, mentre Locarno guarda agli investimenti necessari per un rilancio e considera adeguato un prezzo commisurato alla funzione di parco o giardino pubblico quale la rotonda in effetti è. «In proiezione non si tratta più di capitalizzare delle entrate, ma di poter essere nelle condizioni di investire nell’area, senza arrivare all’assurdo di lasciarla com’è, trasformandola in un debito a carico del Cantone», conclude Giovannacci.

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