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L'albergo La Palma au Lac di Muralto
17.09.21 - 15:25
Aggiornamento: 15:55

Giallo a ‘La Palma’, un macigno sulle spalle del 32enne

Anche l’assassinio fra i reati imputati all’uomo che da lunedì a Lugano dovrà rispondere alle Criminali dell’accusa di aver ucciso la compagna inglese 22enne

Per la Corte, nessuna indicazione supplementare su un elemento che avrebbe, forse, potuto chiarire molte cose. Parliamo dell’origine delle tracce di sangue trovate sulle parti intime dell’imputato. Partirà anche da questa base inespressa, lunedì a Lugano, il processo a carico del 32enne di nazionalità germanica accusato di aver ucciso la 22enne ragazza inglese nella notte sul 9 aprile 2019 nella camera 501 dell’albergo “La Palma au Lac”, sul lungolago di Muralto. Gli approfondimenti effettuati sulle tracce ematiche dagli esperti dell’Università di Zurigo – esami ordinati dal giudice Mauro Ermani – non hanno infatti permesso di raggiungere risultati a causa dell’eccessiva degradazione delle tracce stesse. La Corte delle Assise criminali di Locarno, che proprio nell’attesa delle risultanze peritali aveva rinviato il processo previsto in un primo momento dal 1° luglio, rimane quindi nell’impossibilità di stabilire se il sangue appartenesse alla vittima oppure al presunto carnefice. L’imputato ha affermato di avere avuto con la ragazza un rapporto sessuale completo nella notte del decesso; la Magistratura, invece, non crede sia successo. Un’altra possibilità è che il sangue sia dell’uomo, che al momento dell’arresto presentava ferite da taglio, rimediate a suo dire mentre raccoglieva dei cocci.

Pertanto, l’unico elemento dato per certo è che la ragazza morì per soffocamento. Il 32enne ha sempre affermato essere stata la tragica conseguenza di un gioco erotico finito male, raccontando di essersi accorto della morte della compagna solo alle prime ore del mattino, quando la ragazza, con la quale alloggiava in albergo da qualche giorno, non era nel letto, ma in bagno, esanime. Precipitatosi in reception, l’accusato aveva fatto scattare l’allarme. Poche ore dopo, a scattare erano state le manette ai suoi polsi. Pesantissima l’accusa poi sviluppatasi in corso d’inchiesta fino alla versione messa nero su bianco dalla Magistratura: assassinio, in subordine omicidio intenzionale o omicidio colposo. Ma non solo. In relazione ad una situazione economica particolarmente ingarbugliata, all’uomo – attualmente in regime di espiazione anticipata della pena – vengono anche imputati reati finanziari come l’appropriazione indebita, subordinatamente semplice per aver occultato nella plafonatura dell’ascensore dell’albergo la carta di credito appartenente alla ragazza. Carta che pochi giorni prima era stata “caricata” con 30mila franchi donati alla vittima da uno zio particolarmente generoso.

L’accusa, sostenuta dalla procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis, si batterà in aula per ottenere una sentenza di colpevolezza che riconosca anche diversi altri reati: il ripetuto ottenimento illecito di prestazioni di un’assicurazione sociale o dell’aiuto sociale (subordinatamente la contravvenzione alla Lainf), la ripetuta falsità in documenti, nonché delle lesioni gravi (in subordine semplici) e un’aggressione riguardanti un pestaggio. Reati che sarebbero stati commessi fra Sciaffusa, Dänikon, Zurigo, Lucerna e altre località svizzere nel periodo compreso fra il febbraio del ’18 e quel maledetto 9 aprile dell’anno successivo.

Agli avvocati Yasar Ravi e Luisa Polli il compito di scremare il lotto di accuse, ma soprattutto di evitare una condanna per assassinio. Quale sia la decisione penalmente corretta lo stabilirà, a sentenza, il giudice Ermani unitamente ai giudici a latere Monica Sartori-Lombardi e Luca Zorzi e a una giuria popolare. Il processo inizierà alle 9.30 e durerà sicuramente più di un giorno.

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