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(Ti-Press)
 
16.09.21 - 17:470
Aggiornamento : 19:13

Bosco Gurin, ‘fino al 2098 gli impianti resteranno aperti’

Non è l’ennesima provocazione di Giovanni Frapolli, il quale conferma che resterà alla guida della stazione. E intanto l’estate ha regalato un ottimo bilancio

«Come posso partire dopo gli incoraggiamenti e il sostegno ricevuti? Non me la sono sentita di voltare le spalle a chi crede in Bosco Gurin. Perciò fino al 2098 gli impianti lassù saranno in funzione. Aggiungo altro: la data del 2098 non è casuale. Facendo ordine tra le mie carte ho scoperto un contratto d’uso dei terreni che ospitano, oggi, il cuore della stazione (vale a dire le stazioni di partenza e arrivo delle seggiovie e il ristorante) votato dall’Assemblea patriziale di Bosco Gurin nel lontano 1998 (quindi dall’organo sovrano) e pure ratificato dagli Enti locali, che mi autorizza a rimanere dove sono con le mie infrastrutture fino a quella scadenza. Un rogito che parla chiaro!».

All’udire queste parole, pronunciate da Giovanni Frapolli, l’uomo che solo 5 mesi fa aveva minacciato di andarsene e mollare tutto, vien da pensare che l’imprenditore bellinzonese, proprietario degli impianti di risalita della Rovana, non abbia perso nulla della sua indole a tratti provocatoria. La tattica, secondo alcuni, è semplice: più si parla delle sue minacce, più esse suscitano clamore, più lui ottiene il suo effetto, cioè quello di scatenare una reazione a lui favorevole.

È l’ennesima sparata?

«No, è tutto nero su bianco. Quello che molti non sanno, è che ci sono sempre stati, in passato, attriti con alcune figure locali. Ma questo già prima del mio arrivo. Quando venne costituita la Grossalp SA, le beghe erano all’ordine del giorno. Il sottoscritto, quando ha assunto la conduzione della SA e presentato i suoi piani, ha quindi ereditato una situazione assai critica. Non è Frapolli ad aver “dinamitato” i rapporti tra le parti. Mentre altrove la gente del posto sostiene le iniziative, qui si mettono i bastoni tra le ruote».

È andata così, ma oggi, a distanza di oltre un ventennio, non sarebbe finalmente ora di mettere fine alle polemiche?

«Giusto. Oggi guardo avanti con fiducia, tiro dritto per la mia strada col sostegno di Cantone e Comuni valmaggesi e di chi sa apprezzare il mio lavoro; evito le discussioni di scarso valore e le diatribe e mi concentro sui miei progetti».

Fino alla prossima puntata? Speriamo solo di non doverci abituare a questo clima...

«Lo ammetto, ero esasperato. Quando uno non ne può più di critiche e attacchi personali, può capitare che si sfoghi. È successo la scorsa primavera. Ma da questa lotta sono uscito rafforzato nelle mie convinzioni. Ho vinto la mia battaglia, basta minacce di chiusura. Dopotutto, quello che ho saputo creare a Bosco Gurin e in precedenza a Carì e Airolo, in questi anni, è sotto gli occhi di tutti».

Lei è comunque stato ben “nutrito” dal Cantone in questi suoi progetti.

«Vero, certo, ma i finanziamenti pubblici erano aiuti sotto forma di prestiti a copertura di una parte degli investimenti. Una fetta della spesa complessiva ho dovuto racimolarla io, cercando finanziatori privati, trattando con le banche, mettendoci la faccia. E guardate che d’imprenditori e investitori disposti a sobbarcarsi simili rischiose operazioni non se ne trovano tutti i giorni. Chi ti fa prestito ti chiede garanzie, non stiamo mica discutendo di noccioline. Quanto al presente, guardate che Airolo beneficia di sussidi per 800mila franchi all’anno, contro i 180mila che spettano a Bosco. Il che è tutto dire... Ma tra due anni le cose cambieranno».

Parliamo allora dell’estate: nata come stazione prettamente invernale, la destinazione della Rovana, dopo un disastroso inverno (crollo delle presenze, strutture ricettive deserte, pochi introiti) minato dal Covid, ha dovuto affrontare mesi avari di sole. Apriti o cielo?

«Al contrario posso assicurare che è stata una stagione molto positiva. Sono entusiasta. Malgrado un mese di luglio caratterizzato dal maltempo, la voglia di non mollare ci ha premiati. In agosto abbiamo avuto un’affluenza da far invidia ai fine settimana sugli sci. I ristoranti hanno lavorato bene, gli impianti erano sempre pieni, i produttori locali hanno fatto buoni affari. Abbiamo registrato qualche piccolo problema di gioventù con la slittovia (del quale ci scusiamo con l’utenza) ma posso assicurare che il bilancio turistico è davvero positivo. Hotel e Ostello hanno fatto registrare un +15% di pernottamenti. Il posteggio del villaggio (compreso il sedime all’entrata) spesso presentava un’occupazione totale. Nemmeno in inverno si vede tanta gente da queste parti. Obiettivo quindi raggiunto, a dimostrazione di quanto importante sia, per la località walser, la presenza della nostra offerta, completata da altre realtà, quali il Museo».

L’estate ha i giorni contati, a breve si tornerà a parlare di sfide future. Il pensiero corre ai progetti contenuti nel Masterplan della Vallemaggia.

«In ottobre il Bak (istituto basilese di ricerca economica) presenterà i risultati dello studio sul Metro Walser, il collegamento sotto la montagna tra Vallemaggia e Ossola. A fine ottobre, lo stesso sarà poi illustrato alla popolazione valmaggese nel corso di una serata pubblica».

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