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23.07.21 - 20:03

Santa Chiara, estromessa dal Cda Swiss Medical Network

Esclusa dalla maggioranza detenuta da Moncucco l'unica rappresentanza dell'“antagonista” che intendeva collaborare per ortopedia e ginecologia-ostetricia

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Una clinica in ambasce

Nel nuovo Cda della Clinica Santa Chiara non è più rappresentata Swiss Medical Network (Smn). La maggioranza dei soci in “quota” Moncucco ha infatti deciso stasera l’esclusione di Dino Cauzza, Ceo di Smn – azionista di minoranza – che ieri in assemblea aveva testimoniato la sua volontà di essere confermato, in linea con l'obiettivo di Snm di collaborare nel campo dell’ortopedia e della ginecologia-ostetricia. Unitamente a Cauzza, esce dalla stanza dei bottoni il presidente Antonio Ventura (l’unico rappresentante super partes). Sarebbero invece stati confermati – ma non c'è ancora conferma ufficiale – gli uomini di Moncucco Christian Camponovo, nuovo direttore e amministratore delegato, e Donato Cortesi, che secondo nostre informazioni fungerebbe da presidente del Consiglio di amministrazione.

In una nota diffusa stasera subito dopo l'assemblea, Smn ha rilevato che “nonostante si sia messa a disposizione per mantenere nel CdA il proprio Ceo Dino Cauzza, con rammarico apprendiamo che la Clinica luganese, che controlla la maggioranza della Clinica Santa Chiara, ha deciso di non coinvolgere l’azionista minoritario, segnale che non va a favore delle collaborazioni prospettate e non mette Swiss Medical Network nelle condizioni per sbloccare i vincoli legati agli aiuti finanziari garantiti per il pagamento degli stipendi di giugno. Ne siamo dispiaciuti, anche per il contributo che Swiss Medical Network avrebbe potuto apportare con le proprie consolidate competenze sia in ortopedia sia in ginecologia-ostetricia, a beneficio di tutti i pazienti”. Questa situazione fa presupporre che Smn continuerà la sua battaglia, a cominciare dalla pretesa di restituzione immediata del milione e mezzo di franchi prestati per i salari di giugno dei dipendenti della clinica.

Questo ennesimo capitolo si inserisce in quello che sta assumendo peso e sostanza di un libro, non certo fra quelli di più facile lettura. Nel corso della primavera alla Santa Chiara – oberata dai debiti e impossibilitata a continuare solo con le sue gambe – si erano detti interessati, avanzando proposte di acquisto, in particolare l’Ente ospedaliero cantonale, lo Swiss Medical Network e la Clinica Moncucco. Una prima assemblea degli azionisti, a metà maggio, aveva formalizzato il passaggio di proprietà alla Moncucco, la cui offerta era finanziariamente inferiore rispetto alle altre ma era stata giudicata dalla maggioranza degli azionisti come foriera di migliori garanzie sul piano dell’operatività e dello sviluppo futuro. Stando a quanto asserito a suo tempo dal dottor Augusto Pedrazzini, si trattava di una scelta «non speculativa, ma di principio». Proprio Pedrazzini, unitamente a Stefano Balestra, Alberto Gianoni e Filippo Simona – ovvero i detentori della maggioranza delle azioni della Fope, la Sa che detiene la Santa Chiara – faceva parte di un gruppo che propugnava la vendita del nosocomio alla Moncucco sulla base di un progetto sanitario senza scopo di lucro.

L’aggiudicazione al gruppo luganese e le dimissioni con effetto immediato dalla direttrice Daniela Soldati e del dottor Philippe Meyer dal Cda non erano però bastate a dare tranquillità al contesto, che anzi era girato in battaglia e fra assemblee tenute ma non riconosciute, ricorsi e salari non pagati alla manodopera sembrava aver trovato un punto focale nella penultima assemblea in ordine di tempo: quella che, dopo un incontro in Pretura fra le parti, aveva visto applicare la proposta di Swiss Medical Network di formare un Cda transitorio “per il rilancio della clinica”. Del Cda transitorio, la cui durata scadeva oggi, facevano parte due membri della Clinica Moncucco (Christian Camponovo e Donato Cortesi appunto), uno di Swiss Medical Network (Dino Cauzza) ed Antonio Ventura, presidente indipendente.

Garanzie per i dipendenti

«Per noi, come sindacati, è relativo sapere chi sia il proprietario. L’essenziale è sapere che i posti di lavoro, i diritti acquisiti del personale e il futuro della clinica vengano garantiti da chi arriva – premette Stefano Testa, sindacalista Vpod –. In tutta questa fase, siamo stati in contatto con le varie parti e tutte ce lo hanno garantito. Noi siamo comunque vigili e saremo pronti a tirar fuori le unghie, se necessario. Speriamo di non doverlo fare», chiosa.

Posizione sindacale sostanzialmente immutata dall’assemblea dei circa 260 dipendenti della clinica, tenutasi lo scorso 5 luglio e convocata insieme ai sindacati Vpod e Ocst. La riunione di personale e sindacalisti era stata chiamata in seguito al blocco degli stipendi di giugno, ma anche per reclamare trasparenza e responsabilità dei vertici nei loro confronti. Nel parapiglia del passaggio di proprietà, si ricorderà una questione di delega delle competenze gestionali bloccava l’accredito dei soldi. Per uscire dall’impasse dei salari, la Pretura di Locarno ha dovuto correggere il suo decreto autorizzando i nuovi amministratori a controfirmare l’ordine di accredito, arrivato nei primi giorni di luglio insieme alle paghe ai dipendenti.

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