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03.07.21 - 05:30

Santa Chiara Locarno, dialogo in... rianimazione

Sulle vertenze legali e sul futuro della clinica doppia intervista: Mauro Dell'Ambrogio di Moncucco e Dino Cauzza di Swiss Medical Network

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Dell'Ambrogio (Moncucco) e Cauzza (Swiss Medical Network)

Stipendi di giugno per i dipendenti della clinica Santa Chiara di Locarno sbloccati nelle scorse ore e già versati. Ma se una controversia tra i vertici di Moncucco e Swiss Medical Network (SMN) si è risolta, altre restano aperte. La battaglia per la gestione (e in fin dei conti per il futuro) della clinica s'annuncia ancora lunga.

Sulla vicenda abbiamo interpellato i rappresentanti delle parti contendenti: per l’azionariato di minoranza Dino Cauzza, Ceo di Swiss Medical Network; per quello di maggioranza Mauro Dell’Ambrogio, presidente del CdA della clinica luganese Moncucco. A entrambi abbiamo posto sei domande.

Non c’è il rischio che il danno (anche d’immagine) creato dalle controversie sia maggiore dei vantaggi che potrebbero derivare da una vittoria in sede giudiziaria?

Cauzza: I fronti attuali sono tre: Il CdA attuale, il CdA Moncucco e Swiss Medical Network come azionista di minoranza. Tutto il processo di vendita nasce da una profonda divergenza tra la dirigenza passata e un gruppo di medici. Quando la nostra offerta, benché molto concorrenziale, non è stata presa in considerazione, abbiamo deciso di riprendere le azioni in possesso della dirigenza precedente, convinti che questo avrebbe diminuito di molto gli attriti, e avrebbe dato uno slancio nuovo alla clinica. La controversia attuale non mette in pericolo né i pazienti né la stabilità finanziaria della clinica. Da una parte abbiamo un CdA in carica che ha rinviato l’assemblea generale al 23 luglio per mancanza di chiarezza, agendo con prudenza, in quanto un CdA deve garantire un’equità di trattamento di tutti gli azionisti. Dall’altra noi abbiamo chiesto di bloccare la vendita della partecipazione della clinica a Moncucco in quanto per fare questo è necessaria una maggioranza qualificata, che Moncucco non ha. E il secondo provvedimento è che abbiamo chiesto d’invalidare l’assemblea generale della Clinica indetta e tenuta da Moncucco, a insaputa e in assenza degli azionisti di minoranza.

Dell’Ambrogio: Il rischio c’è, ma dovremmo per questo ritirarci? Sarebbe un tradimento verso i medici che a larga maggioranza hanno scelto di lavorare con noi, non con la controparte, che pure offriva un prezzo più alto per le azioni. Una scelta per una medicina etica, che la controparte nella sua logica di profitto commenta col “chissà cosa c’è sotto”. Sospettiamo che la controparte specula proprio sul nostro ritiro di fronte al cumulo di danni, e non sarebbe neppure scontenta di una chiusura della Santa Chiara, che ha i mandati per fare concorrenza alle sue cliniche (maternità, ortopedia ecc.). Non si tratta quindi di pesare vantaggi e svantaggi come farebbe un commerciante, ma di una battaglia di principio per la sanità ticinese: servizio pubblico da una parte (statale o privato) contro capitalismo puro.

Il mancato pagamento dei salari, nel frattempo risolto, ha dimostrato la difficile situazione nella gestione della Clinica. Come si riuscirà a impedire che fatti del genere si ripetano?

Dell’Ambrogio: Solo la Pretura di Locarno può farlo. Come ha fatto giovedì sera per sbloccare gli stipendi, correggendo un suo precedente ordine che impediva ai nuovi amministratori d’interferire, mentre la banca esigeva la loro firma. La stessa Pretura potrebbe nominare un commissario neutro per gestire il momento di crisi, in attesa di chiarire i diritti degli azionisti. La nostra tesi è ovviamente che debbano entrare in carica i nuovi amministratori eletti col 93 per cento dei voti di tutti gli azionisti all’assemblea del 16 giugno, che i vecchi amministratori hanno illecitamente rinviato per restare al potere.

Cauzza: Swiss Medical Network ha messo a disposizione della Clinica la liquidità necessaria per i salari. Non si sbaglia mai a pagare i salari: gli amministratori hanno dato il consenso, la liquidità c’era, ma la banca l’aveva bloccata pretendendo la firma di Moncucco, che ora, dopo la recente decisione della Pretura, è arrivata. Il personale lavora e i salari sono dovuti.

Dai diversi comunicati stampa che recentemente si sono succeduti traspare, qua e là, il desiderio di trovare dei punti d’incontro. Sono solo parole o anche nei fatti avete gettato le basi per un dialogo? Vi siete già seduti a un tavolo tutti assieme per cercare delle soluzioni?

Cauzza: Sono una persona del dialogo. Abbiamo invitato Moncucco a un incontro per ora senza esito.

Dell’Ambrogio: La controparte, pur riconoscendo che la maggioranza delle azioni è nostra, chiede di essere associata nella gestione della Santa Chiara. Questo non è possibile per la diversità di natura e scopi. Loro sono un gruppo a scopo di profitto, che compra e vende cliniche come fossero immobili da reddito. Noi siamo un gruppo ticinese di servizio pubblico, che con gli eventuali utili fa beneficenza. Siamo inoltre contrari a patti di non-concorrenza che limitino la scelta di medici e pazienti.

Quali concessioni sareste disposti a fare per trovare un accordo con la controparte?

Dell’Ambrogio: Qualsiasi concessione che serva a pagare i salari e limitare i danni alla clinica, purché non ci obblighi a dipendere dalla controparte per il seguito.

Cauzza: Siamo azionisti di minoranza e vogliamo che le regole siano rispettate. Vorremmo contribuire al progetto con le nostre competenze sia in ortopedia sia in ginecologia-ostetricia: ne beneficerebbero tutti i pazienti.

Quali concessioni vorreste facesse la controparte?

Cauzza: Desideriamo dialogo e normale buon senso.

Dell’Ambrogio: Che la smetta di utilizzare come sbarramento contro di noi, incurante dei danni, i vecchi amministratori, come un coltello puntato alla gola per estorcerci impegni duraturi di cogestione o di non concorrenza.

Come vede il futuro della clinica?

Dell’Ambrogio: Noi ci impegneremo fino in fondo, perché l’abbiamo promesso ai medici che a larga maggioranza ci hanno fatto fiducia e siamo ottimisti circa le possibilità di rilanciare la clinica. Ci sarà da leccarsi qualche ferita, ma chiederemo il risarcimento a chi l’ha causata.

Cauzza: Il futuro della clinica è garantito. Ci vuole ora solo un po’ di pazienza per attendere che le parti accettino che i loro piani iniziali sono cambiati. Poi la Santa Chiara avrà una proprietà che investirà a Locarno e la clinica in cui sono nato rifiorirà.

 

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