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22.02.21 - 06:00
Aggiornamento: 16:22

Terre di Pedemonte, ‘l'autogol delle convenzioni’

Tra Unione sportiva Verscio, Patriziato e Comune un pasticcio a livello di accordi. All'origine del contenzioso, gli aiuti al finanziamento degli spogliatoi

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Un Comune (quello di Terre di Pedemonte), un Patriziato (quello delle Terre di Pedemonte e Auressio) e una società sportiva (l'Us Verscio). Tutti riuniti attorno a un campo da calcio (il San Fedele di Verscio). Non per un triangolare sportivo, bensì per trovare una convenzione che regoli i rapporti tra le parti negli anni a venire. La situazione, a onor del vero, per semplice che possa apparire, in realtà non lo è. Anzi, agli occhi di alcuni appare alquanto caotica. Paolo Monotti, consigliere comunale e membro dell'amministrazione patriziale (con un passato alla guida del club calcistico), al riguardo negli scorsi mesi ha presentato un'interpellanza al Municipio.
“In occasione dell’assemblea straordinaria del Patriziato Generale delle Terre di Pedemonte – ha osservato – è stata votata e approvata la convenzione tra Patriziato e Unione Sportiva Verscio. Essa comprendeva, tra l’altro, il seguente articolo: in caso di mancato rinnovo della presente convenzione, o di scioglimento dell’USV, il terreno dovrà essere riconsegnato nel suo stato naturale (prato verde) a meno di accordi che prevedano diversamente. In assenza di tali accordi, la proprietà delle costruzioni e delle infrastrutture presenti sul suolo patriziale passerà al Patriziato, senza l’obbligo di corrispondere alcuna indennità. L’USV rimarrà proprietaria degli oggetti mobili”. Fin qui tutto normale (apparentemente).

Il precedente accordo

Nel 2017, tuttavia, è stata sottoscritta una convenzione tra USV e Comune che contiene, in pratica, la medesima clausola. Essa recita, citiamo: "In caso di scioglimento dell’ USV le infrastrutture (spogliatoio) passano al Comune al simbolico prezzo di un franco in virtù degli importanti finanziamenti comunali erogati nel tempo. Restano riservate eventuali procedure ai sensi della LEF”.
Durante l’assemblea patriziale, Monotti ha segnalato questa incongruenza. Il presidente del Patriziato ha assicurato i presenti che la convenzione tra Comune e USV non ha alcun valore giuridico, essendo quest'ultimo proprietario del fondo. Morale della favola, quale delle due convenzioni fa stato? E, soprattutto, se l'Us Verscio dovesse sparire dalla scena sportiva (cosa che nessuno, ovviamente, si augura), chi eredita cosa? Logica vuole sia il Patriziato, proprietario di casa , a riprendersi i suoi beni.

Chi finanzia ha un ‘diritto’ di riscatto sull'investimento?

Nella sua risposta scritta all'interpellanza il Municipio riconosce innanzitutto che, “in effetti la convenzione sottoposta al Consiglio Patriziale si discosta da quella approvata dal Consiglio comunale e dall'US Verscio nel 2017 per quanto attiene un eventuale futura proprietà dello spogliatoio. L'accordo era nato dall'esigenza del club calcistico di ottenere un aiuto comunale al finanziamento dei lavori di ampliamento e risanamento dei vestiari ed era proprio vincolato al fatto che l'USV si impegnasse a regolamentare il rapporto per l'utilizzo dei campi e della struttura con il Patriziato. Per Municipio (e Consiglio comunale) era chiaro che l'uso futuro di quanto realizzato e pagato con denaro pubblico sarebbe stato deciso dall'ente finanziatore più che dal proprietario fondiario”...
I vestiari in questione sorgono sul terreno patriziale e, al momento di finanziare la ristrutturazione degli spogliatoi, non era stata fatta una verifica preliminare in merito all'esistenza di un formale diritto di superficie iscritto a registro fondiario a favore di USV, sul fondo patriziale.


Due enti di diritto pubblico dovrebbero trovare facilmente un'intesa...

“Questo perché, forse troppo ingenuamente – rileva l'esecutivo – da un lato si pensava che i rapporti fondiari tra USV e Patriziato fossero già formalmente più solidi, visto che riguardavano un manufatto e non solo un terreno non costruito; e d'altro lato perché si è sempre ritenuto che un altro ente di diritto pubblico, come il Patriziato, non avrebbe mai avuto difficoltà a riconoscere il valore economico dell'investimento fatto dal Comune e non da lui stesso”.
Non è invece andata così: ”In base a quanto constatato e al fatto che il Patriziato ha sottoposto al proprio legislativo un documento che su questo punto si discosta dagli accordi Comune-US Verscio, la visione del Municipio secondo cui il Patriziato avrebbe avuto rispetto del denaro speso dai contribuenti delle Terre di Pedemonte non si rivela aderente alla realtà”.
Chiamati in causa, i vertici dell'US Verscio, tra incudine e martello, non hanno espresso una chiara presa di posizione: ”La società sportiva - in modo legittimo - non ritiene un suo compito primario interessarsi del destino dei beni nell'ipotesi in cui la società stessa non esistesse più. Il Municipio ritiene che l'US Verscio dovrebbe trattare con il Patriziato per definire una destinazione futura del fabbricato principalmente finanziato dal Comune. In assenza di chiarezza su questo punto il Comune non potrà in futuro concedere finanziamenti pubblici destinati agli immobili presenti sul fondo”.
Ovviamente per il Comune, nelle condizioni descritte, sarà giuridicamente difficile far valere pretese sulle infrastrutture situate su fondo patriziale. ”D'altra parte il Patriziato si mostrerebbe perlomeno arrogante nell'incamerare unilateralmente dei beni non finanziati minimamente, solo perché mancava un accordo adeguato tra USV e Patriziato al momento dei lavori”.

La speranza, a questo punto, è che un incontro chiarificatore tra future amministrazioni comunale e patriziale, i cui rapporti in questa legislatura non sono stati certo idilliaci, permetta di arrivare a miti consigli. In modo da evitare clamorosi autogol.

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