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13.02.21 - 06:00
Aggiornamento: 01.12.21 - 11:50

Candidato e debitore verso la Città. Il ‘caso Akai’

Suscita interrogativi etici la corsa per il Municipio del presidente sezionale Ppd, ‘esposto’ per oltre 150mila franchi. Lui: ‘Sono scivolato, ma sto reagendo’

È opportuno candidarsi al Municipio di un Comune quando rispetto a quello stesso Comune si è esposti finanziariamente in maniera piuttosto importante? È la prima domanda che abbiamo posto ad Alberto Akai, presidente sezionale Ppd e candidato all’esecutivo di Palazzo Marcacci; tra l’altro con concrete possibilità di elezione per la conferma del secondo seggio, accanto all’uscente Giuseppe Cotti.

Alberto Akai, qual è la sua situazione debitoria nei confronti della Città e come si è prodotta?

Attualmente la Città mi è creditrice per una cifra che si situa fra i 150 e i 170mila franchi. Purtroppo, è il risultato di uno scivolone finanziario indipendente dalla mia volontà, veritificatosi quando nell’ultimo periodo di gestione del ristorante al Debarcadero si è accavallato il “buco” della malaugurata esperienza all’ex Magistrale nell’ambito della Rotonda del Festival. Quest’ultima situazione si è rivelata particolarmente complicata e mi ha messo in difficoltà. Per ingenuità anche giovanile mi ero esposto come persona fisica, non giuridica, per cui tutti i guai finanziari sono ricaduti sulle mie spalle. Chi non ci è passato non può credere quanto sia difficile affrontare situazioni simili. L’unico modo è rimboccarsi le maniche.

Ma 150-170mila franchi sono una cifra importante.

Che va contestualizzata. Ricordo che per 9 anni ho riconosciuto alla Città di Locarno, per il Debarcadero, un affitto annuo superiore ai 250mila franchi. Fino all’ultimo centesimo. Chi vuole faccia pure il calcolo. E in più ho dato lavoro a tutti i miei impiegati, pagando sempre gli oneri sociali. Purtroppo, ripeto, alla fine è accaduto quel che è accaduto, ma subito ho cercato di rialzarmi per onorare i miei debiti, continuando a lavorare come e più di prima in ambito professionale, associativo e politico. Mi sono sempre impegnato al massimo e credo che questo nessuno lo possa mettere in discussione.

In discussione è semmai l’opportunità di candidarsi al Municipio, visti questi precedenti.

Chi nella propria vita non ha avuto qualche problema? In un percorso imprenditoriale, purtroppo, situazioni debitorie possono capitare senza che per questo bisogna essere visti come dei delinquenti. Come candidato ho doverosamente prodotto il casellario giudiziale, che è pulito. Così come non ho un centesimo di arretrati per quanto riguarda le imposte comunali. Mi chiedo cosa emergerebbe se chiedessero a tutti i candidati anche l’estratto dell’Ufficio esecuzioni e fallimenti.

Ma è evidente che qui il problema non riguarda tanto i suoi scoperti privati, quanto quelli “pubblici” nei confronti della Città di cui potrebbe diventare un rappresentante dell’esecutivo.

Ci sono stati dei problemi e vanno riconosciuti. Ma non ho nè truffato, né fatto nulla di immorale. Sono solo scivolato per eccesso di ingenuità. Sottolineo che appena ho potuto ho imbastito un piano di rientro, che sto onorando passo dopo passo, non senza fatica, ma a testa alta. Rispetto ad altri, le cifre della mia attività d’esercente non sono grosse come lo erano in passato, ma importanti rimangono gli impegni verso chi lavora con me. Continuo a lavorare, e a fare politica, per ripagare le mie colpe.

La sezione Ppd, che lei presiede, come la pensa rispetto alla sua candidatura?

In sezione la situazione è chiara a tutti, non ho mai cercato di nascondermi, anche perchè sarebbe stato impossibile. Non mi sono nascosto neppure nei confronti della cittadinanza, con cui ho sempre voluto avere una relazione onesta. Come consigliere comunale cerco di dare il massimo e da anni non percepisco un franco di gettone perchè questi soldi vanno giustamente anch’essi a onorare il debito.

Qualora fosse eletto in Municipio, si parlerebbe però di cifre ben superiori. Cosa ha intenzione di fare?

Ho già chiarito a tutti, in primo luogo all’interno del partito, che se entrassi in Municipio gli emolumenti che ne deriverebbero andrebbero immediatamente ad integrarsi nel piano di rientro. Oltre che ad essere sacrosanto, ciò dimostrerebbe ulteriormente che di fronte ai momenti di difficoltà c’è stata una reazione, non passività, fatalismo, furbizia o che altro. Chi mi conosce sa che sin da subito mi sono rimboccato le maniche. Se entrerò in Municipio, continuerò a farlo con ancora maggior energia.

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