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15.12.20 - 06:00
Aggiornamento: 18:05

L'attinenza di tutti i record sfocia nella protesta

Cugnasco-Gerra, in legislativo una richiesta per la settima volta, ma non c'è il rapporto: ‘A un organo politico non si imponga un atto amministrativo’

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«Non riteniamo normale che a un organo politico si chieda, anzi si imponga, di svolgere un atto amministrativo con la conseguente imposizione anche dell’esito finale». Più chiara di così la commissione delle Petizioni del Consiglio comunale di Cugnasco-Gerra non poteva essere, commentando l'annosa questione dell'attinenza comunale chiesta da una donna e tornata ieri sera per la settima volta (!) sui banchi del legislativo. Le novità rispetto alle 6 volte precedenti sono che la commissione, con la sua presidente Caterina Calzascia, si sia fatta sentire forte e chiaro dalle istituzioni superiori – Cantone in primis – ma anche che, contrariamente al solito, non ha accompagnato il messaggio municipale con un rapporto favorevole o contrario alla concessione dell'attinenza stessa.

Questo, soprattutto, per invitare a riflettere sulla situazione grottesca che si è venuta a creare dopo che tutte le bocciature precedenti erano state annullate (dal Consiglio di Stato) con l'ordine di ripresentare un messaggio che forzatamente avrebbe dovuto sfociare nella concessione dell'attinenza.

«Il mancato rapporto commissionale – ha puntualizzato Caterina Calzascia – non è da interpretare come una forma di negligenza dell’organo del quale mi faccio portavoce; la nostra scelta è bensì conseguente a una ponderata riflessione accresciuta nel tempo». Una riflessione che si basa su un semplice assunto: «Se la concessione della naturalizzazione è da considerare come un atto amministrativo a tutti gli effetti, allora che si modifichi la procedura affinché diventi tale. In caso contrario, se si lascia la facoltà decisionale all’organo più vicino al cittadino (come attualmente è), riteniamo che si debba pensare ad una modifica della procedura come ad esempio il ritorno dell’oggetto in Consiglio comunale al massimo una seconda volta. Dopodiché, la competenza dovrebbe passare ad un organo superiore». Cosa che invece a Cugnasco-Gerra (e a Losone per il caso di mamma Tomic) non è affatto avvenuta. Anzi, è sfuggita per così dire di mano.

Dal 2014 una sfilza di rifiuti

Nel Comune sul Piano la vicenda aveva preso avvio nel 2014 con un messaggio municipale favorevole all'attinenza ma il voto negativo da parte del Consiglio comunale, che di fatto impediva l'ottenimento del passaporto svizzero. Contro tale decisione la diretta interessata aveva ricorso, vincendo al Consiglio di Stato, secondo cui “è inaccettabile e arbitrario” che il diniego dipendesse dalla situazione personale del compagno e futuro marito (fattore che infatti aveva pesato sulla decisione del legislativo). Nel febbraio 2015 era così arrivato un secondo messaggio, e a marzo un secondo “no” del Consiglio comunale, che per altro aveva concesso l'attinenza alle due figlie della donna. Ne era seguito un ricorso e una seconda vittoria (ottobre 2015). Ma di fronte alla sentenza del governo, il Comune aveva adito il Tram, che però anch'esso aveva dato ragione alla richiedente. Era così arrivato un terzo messaggio (agosto 2017) seguito da un incontro fra le Petizioni e la donna, con un rapporto di maggioranza questa volta favorevole, ma insufficiente a superare lo scoglio del legislativo, che a scrutinio segreto si era espresso per due volte con una “patta”, equivalente per Legge ad un rifiuto.

Nell'aprile del 2018 era arrivato un ulteriore messaggio, che raccomandava di bocciare la richiesta di attinenza, così come poi deciso dal Consiglio comunale. Ma anche in questo caso la donna aveva ricorso al governo, tornando a vincere e ottenendo però soltanto un nuovo messaggio (il quinto) e una nuova bocciatura.

La lettera di Gobbi

Ieri, dovendo statuire sull'ultimo messaggio in ordine di tempo, e non presentando appunto nessun rapporto commissionale, le Petizioni, con Caterina Calzascia, hanno considerato che l'esito di un eventuale voto sarebbe stato chiaro, stigmatizzando inoltre una lettera di metà ottobre al Municipio, firmata dal direttore del Dipartimento Istituzioni Norman Gobbi. Scriveva il ministro che quanto stava succedendo “non sia da ricondursi ad una lacuna legislativa del quadro normativo cantonale in materia di naturalizzazione”. Posizione, questa, appunto contestata dalla commissione. 

Per le Petizioni, all'unanimità, «redigere ancora un rapporto in merito a questa domanda di naturalizzazione è diventato un compito che ha poco senso continuare a fare. Pertanto, con questa nostra azione vogliamo lanciare un forte segnale politico affinché definitivamente gli organi superiori competenti risolvano il problema, onde evitare che in futuro una situazione simile a questa abbia a ripetersi». Ergo, niente voto. Ma la questione rimane aperta.

 

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