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La struttura brissaghese (con la sua vista)
Locarnese
12.05.20 - 06:000

Covid-19 al Miralago: la reazione e un miracolo

La rete creata dentro e fuori il Centro psicopedagogico di Brissago durante l'emergenza, nelle parole della direttrice Anna Romanens

Lo chiama «il nostro piccolo miracolo», Anna Romanens, direttrice dell’Istituto Miralago di Brissago. Il riferimento è alla prodigiosa guarigione di un’utente dal Covid-19. Duramente colpita dall’infezione, racconta Romanens, la donna ha strenuamente lottato per alcuni giorni, «poi evidentemente ha deciso di uscirne, di tornare a quella vita che tanto ama. Questa, per me, è un’ulteriore dimostrazione che sbaglia chi considera la disabilità un handicap: in questo caso, come in moltissimi altri, è una risorsa. La nostra utente, con la sua forza vitale, la voglia di guarire, la pretesa di tornare, ne è uscita in modo stupefacente. Un giorno era alla Carità, intubata; e poco dopo ha potuto fare ritorno a casa, e cioè nella nostra struttura».

È il paradigma, questo specifico caso, di quanto vissuto al Centro psicopedagogico della Fondazione Rinaldi durante questo periodo di emergenza. «Sì – conferma la direttrice -: anche noi ne siamo stati colpiti, e anche piuttosto duramente. Diversi utenti sono rimasti contagiati dal virus e abbiamo avuto purtroppo anche un decesso, di un non residente. Un pensiero particolare va a lui, che è volato via, e soprattutto alla sua famiglia».

Come ha reagito la struttura all'emergenza sanitaria?, chiediamo. «Creando un reparto Covid separato, completamente distaccato e indipendente dagli altri spazi. Isolare nelle loro stanze i contagiati, viste anche le casistiche presenti, sarebbe stato inimmaginabile. Così – ossequiando ovviamente a tutte le regole e le normative emanate dalle autorità – ci siamo “inventati” uno spazio in cui le persone che hanno contratto il virus sono per così dire… andate in vacanza assieme, per il tempo necessario, unitamente ad un team di operatori della casa che ha deciso di dedicarvisi su base volontaria. Con attività e momenti speciali le quarantene si sono esaurite nel migliore dei modi e tutto sommato si può dire che l’emergenza sia stata – ed è ancora – vissuta in maniera alternativa e, nel limite di quanto possibile, positiva».

Laureata in pedagogia curativa all’Università di Friburgo e formatasi poi nel settore dell’autismo, per oltre 15 anni Anna Romanens ha lavorato nella Svizzera francese a stretto contatto con bambini, adolescenti e adulti disabili. Già vicedirettrice e responsabile pedagogica di un istituto che accoglie persone con handicap nel canton Berna, Romanens è al timone del Miralago da un anno e mezzo. La struttura, che ospita persone dai 19 ai 78 anni di età, anche con hadicap di una certa gravità, si caratterizza per il suo “profilo” familiare. «Molti utenti sono letteralmente cresciuti all’interno dell’istituto – conferma la direttrice –, in alcuni casi fino all’invecchiamento. Questa è dunque per loro una prima casa, con tutto quello che ne consegue come senso di appartenenza. Ciò determina un fortissimo senso di attaccamento al luogo e alle persone che lo frequentano. Forse è anche per questo motivo che l’emergenza è stata ed è ancora vissuta in modo così partecipe. È chiaro che ogni giorno incrociamo le dita, ma se questa doveva essere la prova per eccellenza, beh, credo che si possa dire superata».

'Un vero lavoro di squadra'

Proprio a livello di partecipazione, Anna Romanens è prodiga di parole di ringraziamento per chi, in un modo o nell'altro, ha contribuito a rendere meno impervio il cammino lungo il sentiero della pandemia: «La premessa è che stato effettuato un vero lavoro di squadra, internamente ed esternamente all'istituto. Moltissime persone vi hanno partecipato, dagli addetti alle pulizie per le continue operazioni di disinfezione, a chi ha predisposto il reparto Covid, fino alla cucina, che ha coccolato a dovere l'utenza. Poi c'è naturalmente stato tutto il team degli educatori, gli infermieri, i sorveglianti notturni, i terapisti, con al vertice della piramide il nostro responsabile sanitario, dottor Mario Corti, la cui grande disponibilità, e la cui perfetta conoscenza dei residenti, ci hanno aiutato in maniera straordinaria a trattare al meglio tutte le situazioni».

Romanens sottolinea anche il ruolo della dottoressa Chiara Sulmoni, direttrice del Triangolo: «Ci è stata molto vicina. Con lei abbiamo parlato fra l'altro di degno accompagnamento se fosse stato il caso, di cure palliative». Dal punto di vista istituzionale vengono citati l'ospedale La Carità «per le puntuali risposte a ogni sollecitazione», il Dipartimento sanità e socialità con Raffaele De Rosa e Renato Bernasconi, l'Associazione ticinese istituzioni sociali con Daniele Intraina e i molti istituti per «quella straordinaria rete di solidarietà in risorse e materiale che si è creata in queste settimane».

Ma forse più di tutti Anna Romanens intende ringraziare «i familiari dei nostri utenti: niente è stato più importante della grande fiducia che ci hanno sempre dimostrato».

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