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09.04.21 - 05:10
Aggiornamento: 12.04.21 - 11:46

Fra dubbi e timori San Vittore boccia un villaggio green

Bio-imprenditorialità: Municipio scettico sulla proposta di una Società anonima di Claro, che ora si rivolge ad Armasuisse

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L'ex aerodromo militare di San Vittore, luogo ritenuto ideale dalla Sa di Claro (Ti-Press)

Quale Comune non accoglierebbe un’iniziativa imprenditoriale eco-sostenibile? È la domanda che il Municipio di San Vittore si è posto quando nei mesi scorsi l’amministratore di una Società anonima ticinese, creata nel 2019 a Claro, ha chiesto di presentare alle autorità locali un progetto che richiederebbe un investimento pari a decine di milioni di franchi. Progetto ambizioso e incentrato sull’innovazione biologica applicata ai diversi settori della produzione quali agricoltura, agroalimentare, energia, medicina, sanità, ambiente, edilizia. Obiettivo: realizzare un polo di eccellenza “istituzionalmente deputato – si legge nella documentazione distribuita – all’azione educativa e di sensibilizzazione sui temi dello sviluppo sostenibile, aperto a famiglie, studenti, professionisti, aziende, enti, semplici cittadini”. Idea promettente e in linea con le crescenti esigenze planetarie, ma subito bocciata dall’Esecutivo frenato da più timori.

Le verifiche del vicesindaco

Siamo a marzo e l’incontro si svolge nella palestra comunale, dove la Sa invita anche i vertici del Parco Calanca e dell’Ente turistico Moesano. Il Municipio si presenta dopo essersi documentato sulla Sa, sulla precedente Sa di Iragna dalle cui ceneri è sorta l’attuale Sa (la prima, stando allo scopo societario, faceva import-export di materiale edile comune) e sulle persone che sembrano ruotare attorno ad essa e al progetto. Un lavoro di verifica effettuato dal vicesindaco Flavio Raveglia e che induce le colleghe di Esecutivo a tenere alta la guardia. Emerge che mentre il bioimprenditore e amministratore unico della Sa è ticinese, tutti gli altri sono professionisti italiani, taluni con attività anche nel Sud Italia. Pure coinvolto un fiduciario di Biasca, condannato nel 2010 a quattro anni e mezzo di reclusione per traffico internazionale di cocaina tra Sudamerica ed Europa. Quanto basta per indurre il Municipio alla prudenza, non da ultimo essendo San Vittore, come il resto del Moesano, terra di conquista delle società bucalettere grazie alle quali la malavita organizzata internazionale tenta di riciclare denaro proveniente da attività illecite quali il traffico di stupefacenti e armi. L’ultimo desiderio – sebbene nel caso specifico non vi siano prove di collegamenti con la malavita – è vedere questo progetto trasformarsi in Cavallo di Troia.

I contenuti del progetto

Nella palestra di San Vittore i promotori proiettano un filmato, poi tradotto in un documento pdf, che suscita subito la reazione negativa delle autorità presenti figurandovi bene in vista lo stemma e il logo del Comune di San Vittore e del Parco Calanca. La protesta ne ottiene la cancellazione, con tanto di scuse. La cittadella green viene presentata come un complesso di strutture e spazi dotato di nucleo centrale ospitante uffici, aule didattiche, servizi, strutture di ristoro, centro congressi con auditorium per concerti, rassegne e cineforum. Il tutto affiancato da ‘Open Labs’, ossia “percorsi didattici formativi a cielo aperto, per fornire ai differenti target gli strumenti di acquisizione sul campo di una nuova sensibilità nel settore delle costruzioni ecocompatibili e quindi imparare le tecniche della terra cruda, calce a canapulo, legno e paglia; ma anche le tecniche di coltivazione biologica, il trattamento dei terreni, la protezione dell’acqua”. Tre i centri previsti: uno per la ricerca e lo sviluppo, uno per la formazione e uno per l’informazione e documentazione con tanto di laboratorio di urbanistica, bioarchitettura, nonché operatori audio-video e una redazione.

‘Punto d'eccellenza il team tecnico’

Punto d’eccellenza della Sa di Claro viene indicato, sempre nel medesimo documento pdf, “il suo team tecnico, composto da un gruppo interdisciplinare di professionisti, tutti esperti conoscitori delle dinamiche che rendono la nostra azienda interlocutrice affidabile per gli enti e gli organismi pubblici e privati che guardano convintamente allo sviluppo sostenibile”. Vengono quindi citati nomi e cognomi di bioarchitetti, agronomi, dottori in scienze internazionali e diplomatiche, specialisti in bioedilizia, naturalisti, farmacisti, geobotanici ed erboristi. Da notare che la Sa ha fino ad oggi fatturato zero franchi.

Il ruolo richiesto alla popolazione

Ce n’è anche per la popolazione residente, “chiamata a recitare un ruolo di protagonista attivo attraverso la costituzione di un Consorzio con il quale verranno organizzati e gestiti i servizi a supporto dell’insediamento produttivo, oltre alla possibilità di organizzare l’offerta ricettiva extra alberghiera con case di vacanza in base al modello di albergo diffuso”. Ma perché proprio San Vittore? “È senza dubbio – si legge nella brochure – la soluzione allocativa ideale, a partire dall’area d’insediamento individuata nell’ex aerodromo”, che è militare e appartiene ad Armasuisse. Non da ultimo la prossimità col Parco naturale regionale della Val Calanca “rende possibile delocalizzare alcune attività che abbisognano di importanti superfici d'impiego”. A tal proposito viene indicato un ‘Villaggio degli artisti’ per pittori, lucernisti, orafi, musicisti, scultori e fotografi che decidessero di trascorrere in valle parte del loro tempo produttivo. Quanto all’investimento prevedibile, niente viene detto sulla provenienza dei fondi necessari, se non un’allusione a un impegno richiesto al Comune.

Le reazioni

La sindaca: ‘Discorso chiuso’. L'Et: ‘Fuori scala’. Il Parco: ‘Valuteremo’

«Per noi il discorso è chiuso in partenza non avendo il Comune alcuna voce in capitolo sul campo d’aviazione, terreno agricolo che appartiene all’Esercito», spiega alla ‘Regione’ la sindaca Nicoletta Noi-Togni. «Quale primo passo la Sa deve dunque interpellare Berna, che potrebbe eventualmente coinvolgerci in un secondo tempo. Inoltre, a parte il fatto di aver abusivamente utilizzato lo stemma comunale, di certo non aiutano le informazioni raccolte, che ci inducono a ritenere il progetto dubbio. Per contro, la zona artigianale/industriale di competenza comunale dispone ancora di 25mila metri quadrati liberi che interessano a ditte locali da tutti noi ben conosciute». Il vicesindaco Flavio Raveglia ha dal canto suo chiesto le referenze delle varie persone citate nel documento, «ma la risposta non ci convince per nulla». Pollice verso anche dall’Ente turistico del Moesano: «Il tema di fondo può essere condiviso, come pure il luogo scelto del Moesano. Il problema è la sua applicazione: un ‘colosso’ fuori scala per la nostra realtà», rileva il direttore Christian Vigne. Più possibilista, ma prudente, il direttore del Parco Calanca: «Se qualcosa di buono maturerà – afferma Henrik Bang – siamo pronti a valutare e discutere una eventuale collaborazione per le attività affini a quelle di un parco come il nostro».

Il titolare: ‘Professionisti di tutto rispetto’

Dal canto suo il titolare della Sa, interpellato dalla ‘Regione’, assicura «la bontà del progetto e la qualità dei professionisti coinvolti. Certo, sono italiani e… cosa c’è di male? Sarebbe sbagliato vedere il malaffare ovunque. Inoltre l’Italia in questo settore vanta professionisti e iniziative di tutto rispetto, che qui da noi non ho trovato. Quanto al ‘no’ di San Vittore, non ci fa ovviamente piacere; nel frattempo abbiamo già contatto Armasuisse e altri Comuni ticinesi dove confidiamo che l’iniziativa possa trovare un riscontro positivo, ovviamente senza più l’utilizzo di stemmi e loghi locali». C’è poi il pregiudicato di Biasca coinvolto come fiduciario, come fidarsi? «Mi rendo conto che possa suscitare reazioni negative – risponde l'amministratore della Sa di Claro e mente del progetto – ma si tratta di una soluzione che permette a lui di lavorare e a me di tenere le spese sotto controllo». Già, le finanze: da dove arrivano i soldi? Chi investirebbe decine di milioni? «Stiamo approfondendo. A ogni modo abbiamo creato interessanti relazioni con solide realtà già attive nel settore».

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