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17.01.21 - 17:16

Frode fiscale Roveredo-Bari: arresti domiciliari per la mente

Compravendita di elettricità e mancato versamento dell'Iva per 15 milioni di euro. Determinante il ruolo di una ‘società bucalettere’ grigionese

di Salvatore Pizzo e Marino Molinaro
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Cosa scorre nel sottobosco della compravendita di elettricità (Ti-Press)

È finito agli arresti domiciliari il 45enne pugliese principale indagato a Bari per una frode fiscale da 15 milioni di euro organizzata nel commercio di energia elettrica; attività svolta – stando agli inquirenti italiani – coinvolgendo anche una società anonima elvetica da lui costituita negli anni scorsi a Rancate, successivamente trasferita a Chiasso e infine, nel 2016, a Roveredo Grigioni dove fino all’anno scorso la vigilanza cantonale era meno pressante di quella ticinese. Insomma una delle tante ‘società bucalettere’ create con l’unico scopo di prestarle a triangolazioni finanziarie volte a far perdere le tracce di denaro e a non pagare le tasse. Della Entraco International Sa – il cui scopo societario ufficiale era comunque la compravendita di elettricità – il Registro di commercio retico ha decretato la conclusione della procedura di liquidazione nel 2018, ma mancando tutt’oggi il consenso dell’autorità fiscale federale (il motivo, a questo punto, appare chiaro) non è ancora stata cancellata. Il nome dell’indagato non compare nei documenti dei Registri ticinese e retico.

Accolte le richiede del Pm

L’inchiesta penale svolta dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Bari vede coinvolti altri tre indagati italiani, nei cui confronti al momento è stata decisa l’interdizione per un anno dall’esercizio di impresa. Tutte le società da loro controllate fra la Puglia e Roma, dopo aver frodato il fisco italiano sarebbero state condotte al fallimento. A questo punto dell’inchiesta il giudice delle indagini preliminari ha accolto la richiesta del pm Giuseppe Dentamaro, che contesta ai quattro uomini, e ad altri tre indagati, diverse ipotesi di bancarotta in relazione al fallimento del Consorzio energetico italiano (Cei) a suo tempo costituito dallo stesso 45enne finito ai domiciliari e già titolare della Entraco International.

Emesse 89 fatture false per 74 milioni

Nei mesi scorsi sono stati sequestrati beni fino al valore limite di 15,2 milioni di euro, somma pari al presunto profitto illecito a carico di quattro indagati. L'inchiesta è partita a seguito di un’ispezione tributaria, conclusasi nel 2019, nei confronti di una società già con sede a Modugno (provincia di Bari) poi trasferita a Roma. Emerge che la società moesana avrebbe ceduto l’energia elettrica solo formalmente al Cei. Il quale, operando appunto quale società fittizia, avrebbe evaso l’Iva tramite l’emissione di 89 fatture false pari a 74 milioni di euro. Sul Cei è stato infine fatto ricadere il debito verso l’Erario italiano, mai onorato. Questo mentre in realtà a commercializzare l’energia elettrica all’ingrosso e al dettaglio sarebbe stata la Velga Srl, amministrata da uno degli indagati. Risultano pure essere stati distratti fondi per 2,5 milioni e, per non lasciare tracce, distrutte le scritture contabili.

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Da Roveredo a Bari per una frode fiscale di 15 milioni

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